Condanna di Hamas scontata, ma la Palestina ha diritto ad una sua terra. E Israele ad esistere. La Storia ci dice: difficile distinguere aggressori ed aggrediti.
La situazione esplosiva che coinvolge israeliani e palestinesi ripropone da noi e in tutto il mondo occidentale una contrapposizione mai sopita rispetto ai contendenti. La difesa di Israele, il proprio diritto ad esistere come Stato, il proprio dovere di difendersi dagli attacchi terroristici (e quelli del 7 ottobre da parte di Hamas, sono stati tremendi perché hanno investito indistintamente famiglie inermi, bambini, donne, anziani) da alcuni nel mondo occidentale sono difesi quasi in maniera aprioristica e pregiudiziale, e di contro – da altri (le manifestazioni in tutta Europa e negli Stati Uniti, le iniziative nelle principali università, i cortei ne sono purtroppo la dimostrazione lampante) sono altrettanto aprioristicamente negati, ponendo l’accento soltanto sui diritti dei palestinesi, finendo col perpetuare una sorta di antiebraismo dai connotati razzistici, mai del tutto sopito, malgrado la tragedia della Shoah. Lo Stato di Israele – che poi è l’unica reale democrazia nel medio oriente – per queste componenti (anche con un pezzo della estrema sinistra dentro) è un’entità usurpante e che adopera mezzi brutali pur di affermare le proprie ragioni. Insomma, in questa dicotomia ci si schiera ma non si approfondisce alcunché e si preferisce la contrapposizione alla riflessione su una realtà di enorme complessità. La politica nostrana, ma anche quella internazionale, e gli stessi mezzi di informazione, si muovono per lo più seguendo questo canovaccio: vicinanza e solidarietà ad Israele, per gli attacchi terroristici; e generici auspici affinché a Gaza la risposta dello stato ebraico non provochi una tragedia umanitaria, e ciò è esattamente quello che avviene da decenni, dove la declamazione di “Due popoli – Due Stati” cozza sempre più con la realtà di quell’area geografica. Ci sarebbe l’ONU, che però negli anni ha perso ruolo e reale autorevolezza: Il Segretario Generale Guterrez ad ultimo è intervenuto con affermazioni pro palestinesi, e ne è nata una dura polemica con Israele che ne chiede le dimissioni, e insomma l’organismo è bloccato tra veti e contro veti. Ci vuole uno sforzo di riflessione e comprensione che permetta di poter affermare che è possibile anche criticare i governi israeliani e le loro scelte e politiche senza per questo essere antisemiti, e che spesso nelle loro scelte concrete, di pianificazione e poi di difesa militare sono censurabilissimi; e senza far finta di non vedere come lo stato israeliano conviva però da sempre con l’odio del mondo arabo che lo circonda e che vorrebbe annientarlo. E d’altro canto come restare inermi rispetto al dramma del popolo palestinese, della striscia di Gaza: un dramma di questi giorni, con gli attacchi, e i bombardamenti, ma anche un dramma di decenni perché lì due milioni e mezzo di uomini vivono in un campo di concentramento e in condizioni di vita al di fuori di ogni standard che rimandi al concetto di civiltà. E va ribadito che Gaza non può essere lo sfogatoio di una rappresaglia che, con l’intento di colpire i terroristi di Hamas, che lì si nascondono, di fatto colpisce una moltitudine di uomini e donne, metà bambini, che non c’entrano niente con le strategie terroristiche di Hamas e dei Jihadisti, e che anzi sono vittime essi stessi di certe logiche. Il teologo Vito Mancuso ha detto: “saper comprendere il dolore degli altri”. Questa è l’umanità; questo è il senso di una civiltà misericordiosa, che è in grado di piangere i bambini israeliani uccisi o presi in ostaggio il 7 di ottobre nei raid terroristici di Hamas; ma piange lacrime amare e piange senza voltarsi dall’altra parte, anche i tanti (migliaia) bambini condannati al degrado più bieco e barbaro di quella striscia dove sono condannati a stare e forse a morire, che è presa d’assalto sistematicamente – brutalmente – tutte le volte che Israele decide si rispondere agli attacchi terroristici ed ai razzi e missili che vengono dalle frange estreme terroristiche del mondo arabo e palestinese. Bisognerà pur riprendere a tessere a livello diplomatico per tentare un accordo (al momento lontanissimo) che – in nome del diritto internazionele – salvaguardi il concetto di “Due popoli – Due Stati” e riprenda lo spirito degli accordi di Oslo, oggi distanti quanto mai; ma oltre alla diplomazia credo che un ruolo fondamentale lo si debba affermare a livello “culturale”, tornando a riflettere su cosa sia eticamente umano e cosa sia civile e cosa invece avvicini sempre più l’uomo del terzo millennio alla barbarie, senza aver fatto tesoro delle tragiche esperienze del ventesimo secolo! P.S. Nel momento in cui andiamo in stampa apprendiamo della dichiarazione di Erdoğan a favore Hamas: benzina sul fuoco.
Antonio Belliazzi