FACOLTÀ DI LETTERE
Come tutti i giorni, Sara torna da scuola e trova la mamma che ha praticamente preparato la tavola. — Allora, Sara, che avete fatto oggi a scuola? — La maestra ha chiamato Antonio alla lavagna. Doveva scrivere la parola “abbaco”, ma forse ha qualche problema: ha scritto un’a-ccia, una b-ina, una b-ella, un’a-ccetta, una c-accia e un’o-tta. — Ehm… — mormora la mamma confusa ed esterrefatta. — Cos’è che ha scritto? — Mamma, ma perché non capisci? Ha fatto una ‘a’ bruttissima, una ‘b’ piccolissima e l’altra normale e molto graziosa, un’altra ‘a’ piccola e brutta, una ‘c’ orribile e una ‘o’ piccola e graziosa! Oggi, partendo da una possibile disgrafia, ci siamo divertiti con alcune lettere dell’alfabeto: le prime tre e la quindicesima dell’alfabeto latino. (Considero anacronistico l’alfabeto di ventuno lettere.) Questo arriva a noi da quello fenicio, il piú antico alfabeto conosciuto, attraverso l’alfabeto greco. La A discende da ’lp (𤀬 detta anche ’āleph) attraverso alfa (α). Alfa è proprio l’adattamento della parola ’lp, toro, la cui testa dà forma alla lettera. B deriva da beta (β) e ha lo stesso valore fonetico della bēt fenicia (𤁬 casa). C arriva da gīmel (𤂬 bastone da lancio o cammello) attraverso gamma (γ). Il passaggio dall’originale pronuncia ġ (come in ghiro) all’odierna č (come in cesto), passando per k (come in casa), è stato graduale e ultimato tra il 4º e il 6º secolo d.C. La O, infine, arriva da ain, o ‘ayin (𤏬 occhio), attraverso le due lettere greche ο (omicron) e ω (omega). Ovviamente le lettere non hanno alterati ed è arrivato il momento di vedere i significati delle parole dette da Sara. Accia significa matassa di filo grezzo, ma è anche un derivato dal francese hache, ascia. E, infatti, accetta è il diminutivo di accia, ma non indica una A brutta e piccolina. Ho un nebuloso ricordo di qualche anziano corese che menzionava ’n’accia de fïo ma ho sempre pensato al termine accia come a un’unità di misura piú o meno approssimativa. Questo pensiero è solo parzialmente confermato dal Dizionario di Pietro Vitelli, dove al lemma accia viene associato sia il significato di “pezzo di filo” sia quello di “cosa di poco conto”. L’aggettivo bino, dal latino bini (a due a due), significa doppio, gemello, accoppiato. Bino non ha alterati. Bello non andrebbe neanche spiegato, tanto è chiaro e pervasivo il concetto, specialmente in tempi edonistici. Comunque deriva dal latino bĕllus, carino, grazioso, ed è un aggettivo che qualifica ciò che desta nell’animo un’impressione esteticamente gradevole, per lo piú attraverso i sensi della vista e dell’udito. Ma ha tanti altri significati che potrete leggere direttamente in un dizionario. Bello ha diversi alterati: bellino (diminutivo e vezzeggiativo), belloccio (accrescitivo), bellone (accrescitivo volgare, specie al femminile), belluccio (vezzeggiativo), senza parlare dei dialetti (penso, per esempio, ai napoletani bellíllo e bellélla). Il sostantivo caccia indica la ricerca, l’uccisione o la cattura di selvaggina con reti, trappole, armi, animali o altri espedienti. Per estensione, inseguimento, appostamento o ricerca attiva di animali o persone. È anche l’abbreviazione di cacciatorpediniere o aereo da caccia. Otta, antico sostantivo femminile di etimo incerto, significa “ora”, o anche “tempo”. Ma è pure un prefissoide, derivato dal greco octa, di parole composte nelle quali rappresenta il numero otto (per esempio, ottagono, poligono di otto lati).
Gianluca Pignalberi
Edicolante, tipografo digitale per editori accademici, collaboratore di Massimo Polidoro.