I Laurienti

Fu il ricordo a formare le memorie…

Fu il ricordo a formare le memorie
in fuga tra i pensieri della vita.
I versi invece, lì sul foglio bianco,
attendono scintille di colori
trasparenti, per nuove poesie.

Nell’ ottobre scorso ho presentato lo studio del ricercatore C. Filosa (1966) sul poema “ Il Corace”
scritto da Santhe Laurienti che, a suo parere, per dare lustro alla famiglia avrebbe “inventato” l’antenato Virginio, autore del poema “Il Ferramondo”. Non condivido tale giudizio, è vero che il limite che fissa i fatti storici è dato dall’esistenza o meno dei documenti da confrontare tuttavia, se questi non ci sono, con prudenza si possono interpretare momenti di vita che filtrano da quel che abbiamo. Neanche Filosa aveva documenti per affermare l’ ”invenzione”! Torno così sull’argomento riportando la lunga narrazione di frà Santhe sui Laurienti nell’Historia Corana. Subito percepisco la resilienza
dignitosa dell’esistere, il desiderio di scoprire e raccontare. Esplora boschi intricati di nomi spesso uguali e confondibili tramandati da un capostipite, rincorre persone, si sposta attraverso Marittima, Campagna, Tuscia, mentre l’interiorità del nostro filtra tra gioie, dolori, velate emozioni.(H.C. cc.89v-92r).

Comincia: «Quando scriviamo degli estranei ne curiamo la famiglia come possiamo, mi sembra assurdo non dire qualcosa dei miei familiari, anche se ora siamo diventati piccoli e poveri. Tuttavia è possibile conoscerne l’antichità e metto in ordine i documenti: Virginio Laurientes fu poeta- 1303-2 (H.C. Cap LV), generò figli e figlie. Il primogenito si chiamò Nicola, a.1312 che dalla moglie ebbe Ioannem Nicolai che generò Virginio e Nicola, da quest’ultimo i Laurientes furono chiamati Nicolai fino alla terza generazione quando Nicolaus assunse il cognome derivato da Laurientus. Virginio fu religioso, ma con tutta diligenza, non ho trovato a quale ordine appartenesse. Possiamo congetturare che a quel tempo fosse chiamato Padre Santhe da Cora agostiniano»3 che scelse il cognome Laurientes. Il fratello Nicola, fu magister in arti medicae professor, sposò Maria de’ Guastaferri, a.1375, documento dotale di Hieronymum Petri Cepulli ».

Nacquero 5 figli maschi, tra questi Phirrus lasciò Cori a causa dell’ omicidio commesso, si rifugiò in Campagna portando moglie e figli. Abbandonò il nome Nicolai per assumere l’antico Laurienti. Fr. Santhe con Fr. Daniel di Rieti terziario nel 1620 intraprese un viaggio alla ricerca dei Laurienti fino a Veroli dove, nel Convento di S. Martino il Padre Guardiano Alexandri Melonis gli suggerì di recarsi a
Fontana Liri. «Lì fummo ospitati da un vecchissimo prete, rettore della chiesa di quel paese, egli confermò che Phirro era un Laurienti trasferitosi da Cora a Fontana con la famiglia e “si gloriava” di discendere da lui». Mi chiedo: da chi aveva saputo che i Laurienti erano in Terra di Lavoro? Molti Laurienti erano notai che percorrevano un vasto territorio. I Caetani avevano uno stuolo di notai che valicavano i Lepini, per controllare i loro sudditi. I notai di Cori: Laurientij, Nicolaj, Tutij, Colutij ed altri, viaggiavano e comunicavano. Prosegue la ricerca genealogica e Fr. Santhe fa il bilancio: «…nelle antiche scritture abbiamo reperito i nomi singolarmente dagli strumenti stipulati con Tutio Petri: la moglie di Joannis Nicolai fu Pellegrina di Nicolai Petri Landi dalla quale generò Nicolai notaio Tutius e un altro figlio di nome Agostino, 1428. Leonardo Pietro Colutij, 1443, Cicchu Nicolai alias de Laurientibus consentono di rintracciarne i successori,1430. Franciscus, notaio Cicchus, 1432, da Lucrezia
Veralli ebbe Ioannem che generò con Pellegrina di Nicolai Petri Landi: Nicolaum et Tutium, 1428, notai pubblici. Tutio generò Iacoba sposata con Cole Tupulli ebbe figli e figlie: strumento Nicolai Tutij di Leonardo Pietro Colutij. 14435. Thomas Nicolay fu l’ultimo rettore del- la chiesa di S. Oliva e vicario generale di Ostia e Velletri nel 1450» (H.C. c. 108r). «Nel 1513 a Cori un Laurientus sposò Nanna di Giangia- como Maite che, rimasta vedova, si risposò con Leonardo Giuliani. Vero è che Lorenzo de
Laurientibus partito da Fontana chiese in mo- glie Nanna di Giangiacomo Maite. Antonius Landus nel suo protocollo impropriamente lo nomina “Auriente” invece di “Lauriente”, ben- ché Julius Melchiorris e altri notai del tempo lo chiamino Laurientem e che in Cora generasse figli e figlie. Morì e anche tutti i suoi figli finirono i loro giorni, di lui non rimase più alcun velo.

Seguo la narrazione: «Salvatore da Laura di Petri Agoni generò solo Nicola che non volle chiamarsi Nicolai ma riprese il cognome Laurientes, la progenie fu consumata dalla povertà. Uomo probo, sposò Valentia di Ioannis Massarij nacquero Laurientem, Tyberium, Cyprianum, giovani bellissimi decorati di
buoni costumi. Lorenzo morì giovane, Ciprianus a Roma progredì con gli studi, non è più tornato in paese, morì lontano. Fr. Santhe si recò a Pitigliano, aveva saputo che lì viveva un de Laurentum e lo cercò per scoprire che Cypriano Laurente era morto. Dubita che discendesse dal nostro perché non trova traccia di discendenza. Tyiberium era letterato, dopo la morte dei genitori nonostante i beni dissipati, sposò Frautila de Zampinis ebbe figli, al presente rimane il figlio Laurientum…sposa una Catallis. I discendenti via via s’imparentano con i Capolongi, i Bucciarelli, gli Scarcanalio, i Pellacchio, i de’ Vitellis e gli Antonisanti. Termina l’elenco con Joseph di Nicola che cadde nel pozzo in platea Pizzidonica e morì. Non si è risparmiato Fr. Santhe nel documentare, ripercorrendo la storia della sua famiglia, ha testimoniato l’essenzialità della vita racchiusa nella realtà familiare.

Giancarla Sissa

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora