Reato di potere, non di passione

A Giulianello convegni e iniziative hanno caratterizzato il 25 Novembre

Il brutale omicidio di Giulia Cecchettin e la cattura del suo ex fidanzato Filippo Turetta fa riesplodere non solo il dibattito pubblico, ma anche quello politico: a partire dalle scontate reazioni di sdegno del governatore del Veneto Zaia che annuncia il fermo della regione in segno di lutto il giorno dei funerali della giovane, alla proposta di Tajani della laurea honoris causa per Giulia che stava proprio per
laurearsi in ingegneria, le mancava solo la discussione della tesi; sempre Tajani annuncia che il 25 novembre farà tingere di arancione la Farnesina anche se il colore di quella giornata è il rosso. Da Valditara, che estende l’invito a tutte le scuole di osservare un minuto di silenzio, a Salvini che
commenta l’arresto di Turetta sui social: “se colpevole nessuno sconto di pena e carcere a vita”.

Nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne il vero tema, serio e terribile, sono e restano i femminicidi. Anche quest’anno abbiamo celebrato il 25 novembre e nulla è cambiato nonostante la ricorrenza fu istituita nel dicembre 1990 e da allora punta a sensibilizzare il mondo intero sull’importanza del tema. A dare una scossa alla politica ha pensato anche l’attrice e regista Paola Cortellesi che, con coraggio, ha incentrato il film proprio su una storia di violenza di genere e allo stesso tempo di emancipazione femminile. Il giornalista Massimo Gramellini ha lanciato un appello nella trasmissione “in altre parole” in onda su la 7 a Giorgia Meloni e a Elly Schlein: “litigate su tutto ma sulla violenza contro le donne, no”. La lista delle vittime è lunga, sono 103 le donne uccise dall’inizio del 2023 e la soluzione del governo di fronte ad un’emergenza sociale è distribuire opuscoli dove si ricorda alle donne quali sono gli atteggiamenti ai quali prestare attenzione. L’impressione è
che si tratti di una misura improvvisata e con scarsa possibilità di apportare qualche effetto positivo e che il governo attuale, quanto quelli precedenti, non abbia alcuna idea di come affrontare in maniera strutturale e sistematica il fenomeno della violenza di genere. Nonostante le continue riforme e i proclami dei politici di qualsivoglia partito, il fenomeno non accenna a diminuire. Il problema molto probabilmente risiede nell’incapacità di mettere in atto un cambiamento sociale estremo, che non si preoccupi d’inasprire le pene una volta commesso il reato ma che sia capace di prevenirlo.

Il femminicidio è un reato di potere non di passione, come si tende spesso a fare notizia sui mezzi di informazione. È la massima espressione del potere di controllo dell’uomo sulla donna, l’estremizzazione di condotte discriminatorie fondate sulla disuguaglianza di genere, un comportamento che non ha nulla a che vedere con la natura maschile, ma piuttosto con una certa rappresentazione culturale della mascolinità e della femminilità nella nostra società. Ricordare agli uomini che questi comportamenti dannosi nei confronti delle donne sono punibili dalla legge anche
attraverso l’inasprimento delle pene, è un approccio repressivo che si sta dimostrando inefficace a risolvere il problema. A dimostrarlo sono i numeri e gli esperti che spiegano come misure quali l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole possa contribuire ad inoculare il germe del cambiamento nella società, in quanto volge a educare al rispetto dell’altro, al tema del consenso, dell’inviolabilità del corpo, all’insegnamento di un corretto modo di esprimere le proprie emozioni e al riconoscimento di comportamenti che costituiscono abusi, evitando che vengano messi in atto su altre persone. Eppure, soluzioni di questo genere incontrano ancora una incredibile resistenza.

La lettura di classici della mitologia greca da “Apollo e Dafne” a “Demetra e Persefone” è stato un momento di condivisione e riflessione comune tra il mondo degli adulti e quello dei bambini e ragazzi della scuola primaria e secondaria di I grado di Giulianello. I greci consideravano la mitologia come parte della loro storia per spiegare fenomeni naturali, diversità culturali, innamoramenti, inimicizie e alleanze politiche. Il lavoro svolto nelle classi, guidato dal corpo docente, è stato presentato evidenziandone i contenuti in modo semplice, divenendo anche per i più piccoli un chiarimento nonostante la tematica rapportata alla violenza di genere sia un fenomeno complesso. Prezioso è stato l’intervento di Federica Vicario (Scout CNGEI Giulianello) che si è relazionata con gli studenti, ponendo loro delle domande sugli stereotipi di genere e purtroppo la conferma è stata che la discriminazione di genere c’è, intuibile dalle risposte ricevute. Questo significa che sia la famiglia che le scuole devono contribuire alla conoscenza e consapevolezza della violenza contro le donne.

Carla Colla 
Associazione "Chi dice donna"

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