Da pilota di bombardiere in picchiata a protagonista della scena dell’arte internazionale

Lo STUKA era un velivolo da guerra impiegato dall’aviazione tedesca per un particolare tipo di bombardamento. L’aereo si lanciava in picchiata sull’obiettivo e dopo aver sganciato l’ordigno, con un’altissima probabilità di successo, faceva una rapidissima risalita verticale che molte volte costava lo svenimento dello stesso pilota. Una macchina da guerra temuta da tutti. Joseph Beuys venne arruolato durante la Seconda Guerra Mondiale nella Luftwaffe per pilotare questi dispensatori di morte. Durante una spedizione in Crimea il suo aereo fu abbattuto. Venne ritrovato gravemente ferito alla testa e quasi assiderato da un gruppo di nomadi tartari. Fu da questi ricoperto di grasso animale e coperte di feltro. È qui che muore il primo Beuys, ed è qui che rinasce un nuovo uomo, cambiato nel fisico e nello spirito.


Grasso animale e feltro sul suo corpo a proteggerlo, a preservarlo, a curarlo. La natura che avvolge l’uomo. E’ questo l’evento che farà da corto circuito per tutta la poetica di Beuys, artista cardine dell’arte internazionale del Novecento. Il rapporto tra l’uomo e la natura, il rapporto dell’uomo con ogni essere vivente appartenente al mondo animale quanto a quello vegetale; l’idea che ogni interazione dell’individuo può essere una forma d’arte. La sua espressione artistica, dopo essere stato pittore e scultore diventa “l’azione”. Non più l’oggetto artistico, ma l’azione dell’artista stesso; la performance. Geniale fu quella messa in atto nel 1974 a New York, dove arriva dall’aeroporto in ambulanza disteso su una barella e avvolto con coperte di feltro. Uscirà da questo bozzolo solo all’arrivo presso la galleria d’arte, dove entrerà in una gabbia già abitata da un coyote. I like America and America likes me, questo il nome dalla performance, messa in atto per tentare una riconciliazione con la nazione americana verso la quale Beuys era in rottura per via della forte vocazione consumistica della società. Convivere per giorni con il coyote dentro una gabbia è per l’artista il modo di convivere con il “nativo” d’America, con l’anima di quei territori prima della comparsa dell’uomo. L’artista europeo che si pone in contrasto con quella ideologia oltreoceano che aveva assunto a modello un altro gigante del Novecento, Andy Warhol, rappresentante assoluto della società Pop.
“L’uomo e la natura, con l’animo riconciliato, costruiranno un mondo vero”.
Ecco il concetto del pensiero di Beuys.
Nel 1982 viene invitato a Documenta, rassegna di arte contemporanea che si svolge ogni cinque anni nella città tedesca di Kassel, dove, davanti al piazzale del Museo Federiciano fa disporre settemila pietre di basalto. Le persone possono acquistare una pie- tra e a questa corrisponderà una quercia che verrà piantumata nel territorio di Kassel. Settemila querce, è il nome della performance che con il tempo modificherà il paesaggio della città tedesca.
L’uomo sotto il cappello di feltro, lo sciamano dell’arte, ci insegna che lo scopo d questa è quello di rendere gli uomini liberi, in un totale connubio con la natura che ci accoglie.
Edoardo Bernardi