Ondeggiano i pistilli dei fiori…
Ondeggiano i pistilli dei fiori
ricamati da trine di rugiada.
Ben pestati emanano freschezze
che rincorrono le corrispondenze
nella risonanza con le parole.
Il nome diviene contenitore
di lavoro, di sapore, di colore.
Padre Santhe ricava l’antichità della famiglia Pistilli da Vallis Joannis Pistilli negli Statuti Corani e subito elenca nomi e date. Nel 1437 Tutius Pistillus, rogito di Jacobum Cabalerij de Cora, generò Pompeo, Pietro e Romolo. Romolo da Maria de Capolongi generò Francesco che da Portia Colangeli ebbe: Agostino, Alessandro, Camillo, Luca e Prassede, questa sposò Petro de Macario. Camillo fu Presbytero, morì vecchio, Agostino sposò Clementia di Vincenzo Turchij nacquero Marsilio e Virgilio, Alessandro fu dottore laureato sposò Portia di Camillo Ricchi, generò figli e figlie, Portia morì e lui sposò Julia di Pasquale Corbi, nacque Giovan Battista che esercitò l’ufficio di tabellionis e sposò la romana Elisabeth. Continua l’elenco di nomi, carriere, intrecci parentali con i Ricchi, gli Stallonij, i
Cocchi, i Veneziani, i Riozzi, i Lutij. Ricorda l’amicizia con Giambattista Pistilli, canonico di Santa Maria, quieto e pacifico. Conclude affermando che la progenie dei Pistilli è diffusa in Monte e in Valle si rammarica di non aver potuto approfondirne la genealogia. Egli sapeva però che i Pistilli con il loro stemma, che rappresenta i pistilli del fiore, sono presenti sopra una colonna del chiostro di S. Francesco perché contribuirono alla costruzione dello stesso come per altre famiglie.
Presento una teoria di “forse”: la famiglia non riteneva necessario divulgarne le origini. La chiave interpretativa è racchiusa nello stesso nome che deriverebbe dal pestello con il quale triturare erbe e ricavare lo zafferano dai pistilli? I primi Pistilli in Abruzzo e Campagna furono erboristi? Intrapresero poi altre carriere diffondendosi in Marittima al seguito dei Caetani che, tramite Bonifacio VIII, divennero signori di un territorio molto vasto. Ancora una volta i Caetani muovevano il personale
del loro feudo, difatti i Pistilli o Pistilloni e Pistiglioni, furono attivi a Sermoneta come notai e da lì pervennero qui. Ricordo i sacerdoti Antonio Pistilli e Giovan Battista per i loro libri sul nostro Santuario.
Riporto la storia di Anna Pistilli unica figlia del notaio Pietro Paolo e di Camilla Lutij, sposò il cap. Giacomo Giorgi di Bassiano che ivi amministrava per conto del duca Caetani. Nel 1729 la madre aveva lasciato il marito erede della sua dote a condizione che dovesse donarla a un Luogo Pio; il padre stabilì eredi i Padri Cruciferi Terziari. Anna viveva a Bassiano, dopo la morte del padre spesso veniva a Cori per controllare le proprietà. Rimasta vedova e sola nel 1748, si stabilì qui. Possedeva un patrimonio notevole ereditato dai suoi antenati ricchi e nobili, ma non aveva parenti prossimi a parte lo zio Giovan Battista, arciprete della chiesa del SS. Salvatore a Velletri e la zia suor M. Maddalena monaca a Roma. Nelle transa- zioni patrimoniali le donne erano obbligate a richiedere la presenza di parenti maschi diretti che lei purtroppo non aveva e fu un problema, perché era obbligata a richiedere la presenza di un curatore di fiducia. Il cospicuo patrimonio metteva a nudo la sua fragilità esponendola al rischio di affidarsi ad altri. Decise di sostenere il Patrimonio Sagro del chierico Domenico Palombelli, essendo commoda di beni di fortuna con una pingue dote ascendente a duemila e più scudi, mise in esecuzione la sua Pia intenzione donandogli un pezzo di terra sementatorio del valore di scudi cinquanta e di fruttato annuo di scudi 2,506.
Ma era donna, doveva seguire le statutarie solennità…in difetto di parenti diretti maschi… fece istanza al giudice di nominare curatore il rev. don Giuseppe Morroni che si faceva carico di adempire alle formalità per la dote del chierico. Il rev. Morroni officiava messe presso il Santuario della Madonna del Soccorso, ne gestiva la contabilità e la corrispondenza. Anna nell’ agosto 1756s stipulò il suo testamento con sette sigilli di Cera di Spagna, seguito successivamente da una lunga teoria di atti, codicilli con i quali l’ Ill.ma sig.ra il 4 febbraio 1758 aggiornava la destinazione dei suoi averi. Morì l’8 febbraio 1759, aperto il testamento alla presenza del podestà Venceslao Sileri, si scoprì che il rev. Morroni era … suo erede testamentario, assoluto padrone di tutti i suoi averi… compresi il pascolo e la soccita delle bestie bovine e pecorine con il lungo elenco:… tutta l’altra mia robba, suppellettili, vesti,
broccati, rami, ori, perle, argenti ad un sacerdote, grani, vino, oglio, sementati, maggesi, colti, crediti, mobili, stabili semoventi, perché questa è la mia volontà e di mia propria bocca lo istituisco e non sia tenuto a render conto veruno né a fare inventario de’ suppellettili né altro, con sodisfare però colle med.e robbe li debiti liquidi… Il quarto vedovile andò ai Giorgi di Bassiano e nulla lasciò ai parenti non diretti! Le fu impedito-suggerito, oppure aveva la solitudine del cuore? Il Morroni costituì il fratello Pietro Paolo legittimo procuratore delle proprietà Pistilli, ratificò all’istante i passaggi di proprietà entrando nella casa ereditata: …L’ ingresso in un cortile con due pozzi di acqua e una stanza per legna, una dispenza da oglio, una cantina con grotta, un giardinetto con altre stanze contigue al med.o, et altro sito discoperto per le galline, una sala ad uso di granaro sopra l’ingresso dell’arco del portone,
con due stanze ammesse, una cucina, e stanze sotto tetto, con altro granaro piccolo, stalla fenile contigui à pian terreno et indi salito nel- la scala che conduce al p.mo appartamento in una sala con suo camino, cinque stanze, et una cucina. Nel secondo appartamento due stanze piccole, et altre quattro stanze più grandi, con molti altri annessi e connessi…
Tuttavia restava pendente la disposizione testamentaria a favore di un Luogo Pio, l’ultimo notaio però
ben conosceva la storia dell’eredità, attese il momento giusto per rivendicare i diritti usurpati e nel 1761 presentò il fatto al cardinale Spinelli in Sacra Visita a Cori. Spinelli emanò un Editto rimettendo le cose a posto ma il Morroni si oppose. Iniziò una lunga causa dibattuta nelle Sacre Stanze Vaticane, nel frattempo vendette molta terra, perdette la causa pagando con olio, grano e scudi. In verità fu trattato bene, i numerosi Pistilli continuarono a vivere laboriosamente come religiosi, notai, docenti, scrittori e studiosi.
Giancarla Sissa