Il sindaco ha presentato l’ambizioso progetto della Giomi, multinazionale della sanità privata. A prescindere da ogni questione di merito il nodo centrale è il rapporto tra questa opera e il diritto alla sanità pubblica dei cittadini, come previsto dall’art. 32 della Costituzione. Quali vantaggi per la comunità corese?
Il progetto del “Borgo Protetto” è stato presentato alla cittadinanza, qualche mese fa al Teatro Pistilli.
Presentato per modo di dire perché la presenza dei cittadini era irrilevante: convegno organizzato male e finito peggio. Ma stendiamo un velo pietoso e andiamo alla sostanza: cosa è questo progetto lo
ha spiegato lo stesso sindaco, che comunque ne aveva già scritto in piu occasioni proprio su “Il Corace”. Riassumiamo per sommi capi. E lo facciamo attingendo dalla fonte più autorevole che abbiamo, e sulla quale non possiamo essere smentiti: il nostro Primo Cittadino. “Il Corace” del Luglio 2023; intervista al sindaco in prima pagina dal titolo “Dieci domande”.

Ecco quella inerente l’argomento che stiamo trattando :” Borgo Protetto. Quali vantaggi economici e lavorativi per Cori? I cittadini in condizioni economiche precarie ne possono usufruire? È stato verificato l’impatto urbanistico ambientale? E se si, da chi? Sindaco, stiamo parlando di 33.000 metri cubi, suddivise in case alberghi per anziani per circa 23.000 metri cubi e circa 10.000 metri cubi di strutture di servizio”. E questa fu la risposta del Sindaco:” i vantaggi economici del borgo sono diretti e
indiretti. Nei vantaggi economici diretti possiamo indicare le plusvalenze, previste per legge, derivante dalla variante urbanistica, gli oneri concessori per l’edificazione, l’imu. Nei vantaggi economici indiretti troviamo l’indotto che l’investimento produrrà per il paese. I visitatori dei pazienti, il personale, gli specialisti, le varie ditte ed imprese che lavoreranno nel e per l’insediamento, l’immagine innovativa
delle attività non resteranno indifferenti verso il territorio.” Sino a qui abbiamo trascritto, senza modificare una sola virgola, tanto meno una parola, domanda e risposta di Mauro Primio De Lillis
che cosi risponde alle nostre ultime (su questo tema) due domande che gli ponemmo: ”i cittadini residenti, in condizioni economiche precarie, potranno usufruire della struttura sostenendo costi molto bassi; questa è stata la nostra prima condizione”. Ed ancora: ”L’impatto urbanistico – ambientale è stato verificato dagli organi competenti, ovvero la Regione Lazio”. Ipse dixit.
E noi aspettiamo i fatti. Ma al momento ci risulta, come anche in assemblea pubblica è stato riconosciuto, che la Regione Lazio non abbia ancora dato alcuna autorizzazione, e ci piacerebbe sapere se sia possibile quantificare il numero (anche approssimativo) dei cittadini “che potranno usufruire della struttura”. E con quali criteri verrannno, eventualmente, selezionati. Ma ora che, attraverso le parole del sindaco, abbiamo, per sommi capi inquadrato il pro- getto, cerchiamo di capire che cosa è la Giomi. È una multinazionale della famiglia Miraglia che gestisce in tutta Italia 8 ospedali/case di cura, 14 RSA (tra le quali quella di Cori), 3 centri dialisi, 3500 dipendenti. Presente anche in Germania. Un colosso sicuramente di elevata professionalità che però non è sfuggito a qualche disavventura giudiziaria. Come riferisce (e come abbiamo verificato su fonti diverse) il
giornale on line “Latina tu”, in data 23 settembre 2021, il presidente del gruppo Giomi SPA è risultato tra i 25 indagati per una truffa milionaria ai danni della sanità nazionale. Indagine della guardia di finanza avvenuta a Messina e conclusa con gravi accuse. Citiamo: ”articolato e collaudato meccanismo fraudolento, finalizzato a far lievitare artificiosamente l’entità dei rimborsi corrispondenti al sistema sanitario”. Atti pubblici leggibili in rete. Purtroppo per noi, non è uno scoop. Inoltre la” Giomi”, il
presidente Emmanuel Miraglia è stato a lungo presidente dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata, è anche socia della holding romana “Eurosanità” che faceva capo a Giuseppe Ciarrapico (noto habitué delle patrie galere, nel linguaggio giuridico “pluri pregiudicato”, pace all’anima sua), holding nella quale aveva una quota anche Carlo Caracciolo, fondatore del settimanale “L’Espresso” e del quotidiano “La Repubblica”.
In conclusione quindi una grande azienda con luci ed ombre, ma che è sicuramente leader nel settore, e con una storia di tutto rispetto alle spalle. Incidenti giudiziari a parte. Ora, care lettrici e lettori, crediamo che il quadro sia chiaro: sia sul progetto sia sulle garanzie dell’amministrazione, sia sulla multinazionale che lo deve gestire. Resta il grande convitato di pietra: l’ospedale di Cori. Pare siano o stiano arrivando robusti finanziamenti del PNRR: 1.800.000,00 euro per l’ospedale e 1.200.000,00 euro per la Casa di Comunità. Ci siamo permessi di suggerire a chi di dovere di non sottovalutare la percezione del paese: si investe nei mega progetti della sanità privata e poi non abbiamo una sanità pubblica per noi, comuni mortali. Il nostro modestissimo consiglio è stato questo: se non volete opposizione dei cittadini sul Borgo Protetto, proteggete anche e soprattutto la salute dei coresi e dei
giulianesi, e di tutto il comprensorio, perché la Costituzione lo prescrive chiaramente nell’articolo 32: ”la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
Emilio Magliano