I report della Polizia Postale fotografano un quadro allarmante delle violenze sulle donne. E per fortuna aumentano le denunce. Ma chi denuncia poi deve essere difeso. Il ruolo deviante dei social
La rete Internet, lo strumento più importante e la risorsa principale utilizzata da quasi tutte le persone nel Mondo, connette milioni di individui dietro un computer, pagine web, portali e server , nella sua preziosità ha svelato il lato più oscuro, becero e criminale. L’ultimo Report della Polizia Postale datato 8 dicembre 2023 redatto dall’Unità di Analisi del Crimine informatico del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni ci racconta dati che fanno tremare le vene dei polsi, nel 2022, 347 le donne che hanno denunciato minacce online e nei primi mesi del 2023 i dati riportano 371 vittime con un incremento del 24%. Gli strumenti maggiormente utilizzati i Social network e le App di messaggistica. La punta più estrema dell’odio Social si è verificata in questi giorni, in un caso di cronaca particolarmente cruento, il femminicidio di Giulia Cecchettin che ha scosso fortemente l’opinione pubblica che ha seguito con il fiato sospeso quello che dopo soli 8 giorni si presenterà come un femminicidio tra i più crudeli ad opera di un giovane, Filippo Turetta , che in precedenza aveva avuto un rapporto sentimentale con la vittima.

I fatti: Giulia Cecchettin, la 22enne di Vigonovo (Ve) scompare sabato 11 novembre in compagnia dell’ex fidanzato Filippo Turetta. La ragazza verrà trovata senza vita accoltellata e poi gettata in un canalone vicino a un lago di Barcis (Pordenone) il 18 novembre. Nella notte tra sabato 18 e domenica 19 novembre Filippo Turetta è stato fermato in Germania. Su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale. La sua auto era stata avvistata i giorni precedenti tra Veneto e Austria. Il terribile massacro di Giulia Cecchettin crea nell’opinione pubblica una vera e propria mobilitazione, la sua morte crea consapevolezza e richiama alle responsabilità ognuno di noi, nessuno escluso. Da un lungo periodo di stasi, di speranze negate, di urla zittite con la morte di Giulia si compie il grande salto di una verità che urla nella sua coscienza e consapevolezza l’enorme problema della violenza maschile sulle donne. Ragazzi, giovani, adulti riempiono fiumi di parole i social immedesimandosi e proiettando su Giulia il proprio cordoglio, il dissenso, la non accettazione di un agito disgustoso, terrifico, immorale; l’indignazione per quanto accaduto mostra finalmente la normalità dell’uomo violento…
Gli stereotipi del femminicida dalle mille attenuanti, il lavoro, la depressione, l’alcol, la droga , i fallimenti personali, l’invidia, la paura di restare solo, gli abbandoni, il rimando alla figura mostruosa hanno lasciato il re nudo.
Chi ha ucciso è il bravo ragazzo, prossimo alla laurea, senza tatuaggi o compagnie strane. Gli stessi vocali della povera Giulia sono un compendio da tatuare a pelle, descrivono perfettamente il ciclo della violenza che se non fermato il più delle volte porta alla morte della vittima designata. Filippo Turetta, un giovane uomo qualunque che finalmente normalizza il profilo di questi uccisori di donne. Da qui in poi non si può più tornare indietro e quella valanga rosa del 25 novembre ne è prova e testimonianza, Giulia Cecchettin sacrificando la sua vita ha prodotto un cambiamento che non si può più eludere, ma ahimè non avevamo fatto i conti con il “vomito” Social… Vittime sacrificali questa volta Elena e Gino Cecchettin, sorella e padre della vittima. La prima quanto più lontana dalla figura classica della prefica non ha proceduto dietro al feretro con i capelli sciolti in segno di lutto cantando lamenti
funebri e innalzando lodi al morto, accompagnata da strumenti musicali, graffiandosi la faccia e strappandosi ciocche di capelli. No! Elena ha rotto gli argini precedendo quell’onda rosa, sollevandola e trasformandola in uno tsunami umano, travolgendo gli animi ed i cuori, infiammando le folle e caricando i nostri spiriti obbligandoci a guardare una per una le nostre responsabilità. Elena verbalizza parole come patriarcato, il sangue ribolle e questa parola entra in tutte le case, sfonda porte e muri, urla nelle orecchie e non ce n’è per nessuno, tranne per gli odiatori che meditano vendetta.

Elena allora dalla mielosa narrazione, in prima battuta, della povera sorella della vittima, orfana di madre diventa la strega, la nuova Pulsella d’Orleans da bruciare al rogo. E che dire di Gino Cecchettin ? Anche nel suo caso come anatomi patologi ne hanno vivisezionato il passato, andando alla ricerca di macchie ed ombre, ecco spuntare post antichi, parole e riflessioni estrapolate dal contesto. Anche per lui la condanna e gli improperi hanno il sapore della vigliaccata : specula sulla morte della figlia, non e’ empatico, vuole fare politica, mira al gruzzolo che può guadagnare svendendo il ricordo della figlia. Parole amare che indicano quanto siamo anestetizzati, quanto abbiamo perso quella forma di solidarietà nel prossimo, quel pudore e rispetto di fronte al dolore altrui che ci impone il silenzio. Sottolineiamo che l’odio avvelena per primo l’odiatore, come non condividere Harry Potter abbracciando la famiglia Cecchettin : “La grandezza ispira l’invidia, l’invidia genera rancore, il rancore produce menzogne.”
Virginia Ciaravolo
Psicoterapeuta-Criminologa
Pres. Associazione "Mai più violenza infinita"
Consulente/Docente P.S