Le discriminazioni sessuali e di genere della dittatura di Putin
La Russia dichiara il movimento LGBTQ estremista e persegue giuridicamente gli omosessuali dopo
le retate a colpi di manganello nei locali.
Nel 2011 la Duma Russa ha approvato una legge che vieta la propaganda omosessuale, preparando il terreno alla legge del 30 novembre scorso approvata dalla corte suprema russa, che pone il movimento Lgbtqi+ alla stregua di un movimento politico estremista internazionale, come l’Isis, consentendo la persecuzione giudiziaria degli omosessuali e degli attivisti favoreggiatori. La politica russa è confacente ai suoi ide- ali soggiacenti, avversi alle diversità, repressiva di ogni forma di dissenso, patriarcale riguardo il ruolo delle donne, e soprattutto avversa alla società occidentale giudicata decadente e deteriorata per sua stessa mano. Niente di nuovo. Il nazionalismo è stato l’ingrediente fondamentale che indusse le Grandi Potenze europee ad intraprendere una guerra, che fu mondiale, dal 1914 al 1918. Ogni nazione esaltava la propria, avendo la presunzione che occupasse una posizione di maggior rilievo culturale ed economico rispetto alle altre, e che l’azione militare servisse a tutelare l’identità nazionale ed i confini territoriali ed etnici.

Da tale concetto si può chiaramente presumere che l’ideale sovranista sia rafforzativo del concetto di superiorità nazionale, ponendo la sovranità nazionale sopra ogni istanza politica ed internazionale. L’UNHRC, nel 2011 ha diretto una risoluzione che richiedeva che l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani preparasse una relazione per documentare “leggi e pratiche discriminatorie e atti di violenza contro gli individui basati su orientamento sessuale e identità di genere”. Nello stesso anno venne pubblicata la relazione riguardo violenze basate sulla discriminazione sessuale e identità di genere, compresi crimini di odio, criminalizzazione dell’omosessualità. Dell’Onu fa parte anche la Russia, che proprio nel 2011 approvava la legge contro la propaganda omosessuale. Trascorsi ben 12 anni dalla risoluzione Onu, ed il susseguirsi delle crisi internazionali, economiche, ecologiche, religiose, sembra che riesumare la mitologia di un presunto glorioso passato in cui “si stava meglio, quando si stava peggio” sia un ricorso globale.
Non c’è solo la Russia a difendere i valori “tradizionali”; l’Ungheria, la Polonia, per citare Stati in cui i governi sono di destra. Ci siamo noi, che vogliamo rinunciare alla democrazia parlamentare e riscrivere la Costituzione antifascista nata per impedire altri colpi di mano, nascosta dall’insegnamento scolastico, colpevolizzata per l’instabilità politica. I nazionalismi si vestono di abiti diversi, nutrendosi sempre delle paure dei popoli. Si nutrono di pregiudizi, perché non vogliono comprendere le diversità; si chiudono nei confronti dello straniero, perché non vogliono conoscerlo; avversano il progresso, ritenendo la “tradizione” più sicura; irriggidimentano i ruoli con le annesse aspettative.
La mascolinità tossica conserva in sé quelle aspettative sull’uomo come la durezza fisica, l’insensibilità e l’aggressività nel comportamento, l’anti-femminilità; quindi respingono ciò che è considerato femminile, come mostrare le emozioni; reputa il potere conquistato lavorando per elevarsi ad uno status sociale ed economi- co, garantendosi il rispetto degli altri. Tali presupposti sfociano inevitabilmente nella svalutazione delle donne e nell’omofobia. Amalgamati e supportati dalla politica che li propaganda a difesa di una presunta stabilità sociale, il seme dell’odio cresce nelle nuove generazioni che si trovano indifese e senza strumenti in una società che corre veloce dimenticando i suoi figli. Marcuse nel 1964 nel libro, L’uomo ad una dimensione, criticava sia il capitalismo che il comunismo sovietico, ritenendo che in entrambi i contesti, solo apparentemente differenti, sorgevano parallelamente nuove forme di repressione sociale, finalizzata all’ omologazione delle masse, all’indottrinamento del pensiero unico, interpretando bisogni e fornendo soluzioni. L’unicità della dimensione non prevede riflessi e sacrifica le varietà, le minoranze, conformizza con lo scopo di livellare atteggiamenti ed aspirazioni, riconoscendo soltanto ciò che concede.
La Russia nel 1993 ha decriminalizzato l’omosessualità che l’URSS puniva con il car- cere. I nazisti tedeschi facevano in modo che gli omosessuali venissero discriminati anche nei campi, rendendoli riconoscibili da un triangolo rosa apposto sulla giacca delle divise a righe. Oggi a scuola per volontà della destra è vietato l’insegnamento all’affettività, additata ignorantemente come educazione alla pornografia ed all’omosessualità. Essa ha un ruolo fondamentale per la coltivazione di rapporti sani e per la conoscenza di sé stessi. Dall’etimologia latina, educare,“educère-trarre fuori, allevare; trarre, condurre, si potrebbe tirar fuori il meglio da un ragazzo se ad esso vengono sottoposti modelli positivi, prospettive di una vita piena di possibilità, non chiusa in categorie rigide che fungono da filtro per l’idoneità sociale. Emarginare significa anche colpevolizzare per poter escludere: la Russia presentando l’omosessualità come “nemico politico”, “movimento estremista” ha posto gli omosessuali alla stregua dei terroristi, così che si potessero escludere dalla società, poiché attentano all’equilibrio ed alla stabilità. Questa legge ha politicizzato le coscienze, l’intimità, sottraendo alle persone l’identità. Ci troviamo di fronte a retate, manganellate, arresti nei locali, come se il mondo si fosse fermato, come se non ci fosse stato nessun progresso civile, nessuna evoluzione, piuttosto il contrario. “Nessuna conquista è per sempre. C’è sempre qualcuno che è interessato a toglierla” e se non siamo riusciti ad impedire che tali atteggiamenti abbiano avuto un rinvigorimento, c’è da chiedersi allora, fin dove si arriverà; se il copione sarà lo stesso o se oggi, potremmo fare meglio
impedendo derive estremiste tipiche dei regimi dittatoriali. “La società che non viene illuminata
dai pensatori, finisce ingannata dai ciarlatani” N. de Condorcet.
Giuliana Cenci
Associazione Mariposa