Un popolo di sonnambuli

Il Censis fotografa i mutamenti socioculturali degli italiani

Ha destato molto scalpore nel mondo dell’informazione, la pubblicazione del rapporto Censis 2023, il Centro Studi Investimenti Sociali, fondato dal sociologo Giuseppe De Rita nel 1964, che studia sin da allora le trasformazioni della società italiana. L’ Italia attuale ne esce con le ossa rotte e viene definita “ la società dei sonnambuli”, individui che vagano nella notte alla ricerca della felicità che trovano nelle piccole cose della vita, nei piaceri quotidiani ed intimi, fuori dal tumulto dei processi sociali e delle passioni collettive. Non so se il riferimento ai “ sonnambuli” sia casuale, o piuttosto il richiamo ad una citazione del romanzo dello scrittore tedesco Hermann Broch, I sonnambuli, pubblicato nel 1932, dove lo scrittore per mostrare l’ esistenza europea travolta dalla “degradazione dei valori”, si sofferma su tre distinte epoche storiche, i tre gradini che l’ Europa scendeva per arrivare al crollo finale della sua cultura e della sua ragion d’ essere. Laddove il crollo finale era costituito dall’ avvento del nazismo. Non sappiamo se il richiamo del Censis volesse essere così apocalittico. Tuttavia il romanzo di Broch, parte nel tardo ottocento con la decadente figura dello smarrito Joachim Von Pasenow, giovane junker prussiano, incerto se trasgredire i doveri di famiglia e vivere alla giornata con la piccola Ruzena, prostituta conosciuta in un casino berlinese, oppure seguire la via dell’ “onore” e della tradizione, e chiedere in sposa la figlia di un noto proprietario terriero, con cui continuare nel solco della nobile casta degli Junker prussiani. Qui la metafora del Censis si fa calzante, perché secondo il rapporto, gli italiani attribuiscono sempre meno importanza alla lezione dei padri e dei nonni, che attraverso il lavoro e l’ impegno sociale, con un grande sforzo collettivo e individuale tirarono fuori nel dopoguerra il paese dalle secche dell’ indigenza e dell’ arretratezza in cui lo aveva piombato il fascismo. Il lavoro non ha più questa funzione sociale per cui, secondo il Censis “ la soddisfa- zione professionale non è più al primo posto: per quasi nove occupati su dieci mettere il lavoro al centro della propria vita è un errore”. E la stessa cosa avviene per i consumi, il che non mi sembra proprio tanto sbagliato. Tuttavia “ i sonnambuli” non credono più in un futuro migliore che giustifichi impegno, fatica o sacrificio sia dal punto di vista professionale, sia dal punto di vista politico. Il lavoro e l’impegno collettivo, che una volta definivano la cifra sociale di un individuo, non hanno più valore. Il rapporto Censis comunque non contiene solo brillanti metafore ma soprattutto numeri, e per far capire che l’ analisi disastrosa potrebbe essere non lontana dal reale ne indico alcuni. Il Censis vede in arrivo nel 2050 un tracollo economico nazionale causato da diversi fattori, tra cui la diminuzione di oltre 2 milioni e mezzo di donne in età feconda, la diminuzione di 4 milioni e mezzo di residenti in Italia come se le due città più grandi, Roma e Milano, sparissero dall’Italia, e la fascia di popolazione in età lavorativa che si riduce di 8 milioni di persone attive, con esiti disastrosi sul bilancio sanitario e previdenziale. Non vi fidate di quello che vi ho detto, andate a leggere il rapporto. Ne uscirete rinfrancati.

Tommaso Conti

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