Quando lo sterminio di un popolo non è condannato, il processo di disumanizzazione è in stato avanzato. Il sogno di Netanyahu sul “grande stato ebraico” non prevede i palestinesi
Per la propaganda che ci viene propinata quotidianamente, sembra che Israele non avesse alternativa che rispondere all’attentato al rave party del 7 ottobre, se non dichiarando guerra ad una popolazione intera, ponendo i civili sullo stesso piano dei terroristi di Hamas, ovvero un gruppo radicale di estrema
destra che controlla la Striscia di Gaza dal 2007.
A cinquant’anni dallo scoppio della guerra arabo-israeliana del 1973, Hamas ha deciso di attaccare Israele commettendo un gesto memorabile. Hamas, non è la Palestina, e perseguita gli stessi palestinesi che ripudiano il loro modus operandi
Benjamin Netanyahu attualmente è il padrone del partito di cui è capo incontrastato dal 2005, il Likud, che da partito conservatore di destra è riuscito a spostare su posizioni estremiste. La formazione personale di questo leader, ai vertici di Israele dal 1996, si basa sulle idee radicali di Vladimir Ze’Ev Jabotinsky, fondatore nel 1925 del Movimento Sionista Revisionista. Figura divisoria tra chi lo considera leader dello squadrismo anti-arabo ed anti-socialista, chi un eroe, fu nemico di David Ben Gurion, il primo a ricoprire l’incarico di primo ministro dello stato di Israele, di cui è stato fondatore. Rigettava la linea moderata basata sulla Dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917, secondo la quale gli inglesi avrebbero favorito la nascita di una “dimora nazionale” ebraica nei territori palestinesi, allora occupati dagli ottomani, garantendo il rispetto delle minoranze religiose e dei diritti civili di tutti i residenti.
Tale documento fu inserito nel Trattato di Sevrès che determinò la fine della guerra con la Turchia che assegnò la Palestina alla Gran Bretagna. Alla base del movimento di Jabotinsky vi era l’ideale di fondare un “grande stato di Israele” che si estendesse su entrambe le sponde del Giordano. Per fare ciò l’uso della forza era inevitabile e necessario, in quanto “unico linguaggio comprensibile agli Arabi”. Tali presupposti fecero decadere il concetto di diplomazia favorendo la prolificazione di gruppi paramilitari ebraici a difesa dei primi coloni. Nacque l’Irgun Tzvai Leumi una formazione paramilitare di stampo terrori stico attiva tra il 1931 ed il 1948, da cui nel 1973 nacque il Likud. Il partito si ispirava alle posizioni di Jabotinsky, il quale non negando le pretese arabe sulla Palestina, le considerava però un diritto inconciliabile e contrapposto agli interessi degli ebrei. Il padre di Benjamin Netanyahu, Benzion, fu uno stretto collaboratore di Jabotinsky che infatti questi nominò direttore della New Zionist Organization of America, fondazione nata per compattare la comunità ebraica statunitense attorno all’obiettivo di aiutare gli ebrei nella Terra Promessa. Benjamin studiò negli Usa dal 1973.

Nel 1976, suo fratello maggiore membro di un commando israeliano, dirottò un aereo della dell’Air France e rimase ucciso per l’intervento delle forze dell’ordine. Nel 1988 divenne rappresentante di Israele presso le Nazioni Unite e durante i viaggi diplomatici conobbe Fred Trump, padre di Donald, con il quale instaurò una stretta amicizia. Sempre nel 1988 entrò nel Likud diventando uno degli esponenti più ascoltati dal la dirigenza israeliana grazie alla sua prestigiosa carriera diplomatica e vincendo nel 1993 le primarie del partito. Contrario agli accordi di Oslo che garantivano all’OLP il governo di numerose città e villaggi a Gaza, dissentì sugli accordi tra Arafat e Rabin. La scia di attentati che seguì l’omicidio di Rabin nel 1995, facilitò l’ascesa politica del Likud, alimentando nell’opinione comune la radicalizzazione politica ed il fanatismo con le quali sono cresciute generazioni sioniste e zelanti, orgogliose di fare la guerra. Oggi sul sito ufficiale della Israel Defence Forces, sono ripostati
video di Tik Tok di soldatesse che ballano cantando slogan sionisti tra i corridoi delle caserme, esaltando il mestiere del soldato. Questa modalità di pubblicizzare il militarismo, si ispira direttamente alla thirst trap, una “tendenza social” che generalmente riguarda una fotografia sexy o un messaggio postato, con l’intento di ottenere dagli altri un’approvazione sessuale senza remore.
Negli Usa ed in Israele è diventata un’arma di propaganda privilegiata degli eserciti. Già nel 2021 su Rolling Stone fu pubblicato un articolo sull’aumento di thirst trap della Israel Defence Forces per l’abitudine di massacrare i civili. Da Trump, Netanyahu ottenne nel 2017, il consenso a far passare le istanze israeliane per riconoscere lo status di Gerusalemme come capitale di Israele. In politica interna venne approvata una legge che fece di Israele uno stato solo ebraico. L’estremismo attuale di Israele si differenzia dai gruppi terroristici di Hamas solo per l’ufficialità del governo del primo rispetto al secondo. “L’unica soluzione fattibile per l’ottenimento della pace sarebbe la smilitarizzazione di Gaza e la società palestinese deradicalizzata”, ha affermato Ne tanyahu. La smilitarizzazione unilaterale sarebbe una colonizzazione a tutti gli effetti. Intanto è in corso un genocidio nato dalla disumanizzazione virale, che viene omessa o scandalosamente nascosta dalla censura.
10.000 bambini morti in due mesi, non solo sotto i bombardamenti, ma anche inseguiti dai militari israeliani e giustiziati. I nazisti utilizzavano i neonati ebrei come piattelli per esercitarsi con le armi; i cecchini israeliani colpiscono bambini e mamme che cercano riparo dalle bombe diretta mente nelle strade.
Sono dunque queste le strategie per annientare Hamas? La propaganda è anche censura, quindi dal 7 ottobre sono stati uccisi a Gaza 39 giornalisti, di cui 34 palestinesi. La politica giustifica la guerra come male inevitabile, avviandoci già da tempo verso la sua normalizzazione ed ancor peggio la sua spettacolarizzazione. La Slovenia, appartenente all’UE ed alla NATO, è cofirmataria del procedimento presso la Corte Internazionale di Giustizia contro il genocidio palestinese, sulla denuncia del Sudafrica che accusa Israele di “genocidio”; “incitamento al genocidio”; “tentativo di genocidio” e “incapacità di punire l’istigazione al genocidio”. Israele nel 1948 firmò la convenzione Onu che criminalizzava il genocidio, punendo anche “incitamento diretto e pubblico a commettere genocidio”. Tajani ribadisce puntualmente il nostro appoggio ad Israele. Hannah Arendt nel saggio “La banalità del male” pose
l’attenzione sull’assenza di scrupoli e la meccanicità nell’eseguire gli ordini da parte dei nazisti, sottolineando quanto partendo da queste condizioni, l’uomo sia in grado delle più disumane atrocità. Il genocidio palestinese è una banalizzazione del male, per la quale la giustificazione del mezzo ne minimizza le conseguenze in termini umani.
Giuliana Cenci
Associazione "Mariposa"