La Meloni e la Schlein ripensino ai loro ruoli

La Premier si liberi dai nostalgici: serve una destra liberale.
La Segretaria del PD può avere un incarico federativo di un ampio fronte di centro sinistra.

La politica nazionale presenta il solito refrain di schermaglie che riguardano sia lo schieramento al governo che quello all’opposizione, con acque agitate anche all’interno dei singoli schieramenti, dove la conflittualità tra le varie forze cresce a mano a mano che si avvicina il traguardo delle elezioni europee di primavera, dove si presentano le singole liste sparse, senza coalizioni e raggruppamenti. E questa è la quotidianità della dialettica politica. Invece è interessante delineare, con un po’ di astrazione e un po’ di fantasia, un quadro un po’ più strutturale e di medio-lungo termine, una prospettiva politica.

Nell’area di centro destra, a trazione meloniana, sembrerebbe utile segnalare che alla lunga si scorgono già chiari i sintomi di una lacerazione tra la forza trainante (F.lli d’Italia, che esprime la Premier Giorgia Meloni) e le al tre di gran lunga minoritarie e un po’ decadute rispetto al passato (la Lega di Salvini – che continua a far gran rumore, ma non sembra incassare nulla di concreto; e Forza Italia, che già ridimensionata nel voto – con la scomparsa di Berlusconi e la guida affidata a Taiani – ha perso spazio e ruolo in quell’area centrale e di impostazione moderata): è in atto, già sulle Regionali prossime, un riequilibrio a favore di F.lli d’Italia con mugugni e scontento nella fila degli alleati, e il riequilibrio credo proseguirà dopo le Europee e già si inizia a parlare di rimpasti prossimi futuri a favore del partito della Premier.

Tutto legittimo, per carità, ma questo non è volare alto: diciamo che i tempi, e i rapporti di forza, alla luce di una premiership che si sta rivelando comunque solida e forte, imporrebbero un salto di qualità. Si tratterebbe di dare veste politico-culturale al rimescolamento di carte interne al centro
destra, ormai già avvenuto di fatto a favore della destra meloniana: diciamo che i tempi sembrano maturi per affrancarsi da un certo identarismo di destra, che crea più imbarazzi e problemucci alla Meloni rispetto ai consensi che mantiene; mentre invece la nostra premier dovrebbe spingersi non tatticamente e alla giornata, ma con un disegno strutturato, verso le vaste praterie del moderatismo non soltanto prendendosi i consensi a scapito di Forza Italia ed altri gruppi minoritari di centro,
ma soprattutto con un progetto ed una proposta di ampio respiro e con una collocazione più in linea con le tradizioni moderate europee.

La Meloni dovrebbe riprendere il progetto che coraggiosamente propugnò Gianfranco Fini a Fiuggi (e forse non sarebbe male una riabilita zione dell’esponente politico oggi ai margini), aggiornandolo da posizioni peraltro di oggettiva preminenza, e dovrebbe liberarsi di certi orpelli (e personaggi) legati ad una visione ideologica e nostalgica comunque passata e sepolta e portatrice soltanto di imbarazzi continui. Sarebbe un passo in avanti importante per il nostro Paese.

Venendo nell’area di centro-sinistra – a trazione sparsa – anche qui – per contraltare- andrebbe tentato un discorso di aggregazione. E anche qui nulla di nuovo: si tratterebbe di tornare al progetto di Romano Prodi e Walter Veltroni, con un Partito Democratico rinnovato e di nuovo perno di una visione ampia che tenga insieme il miglior riformismo figlio delle tradizioni socialiste, cattoliche, liberali, con una dovuta accentuazione di vicinanza al mondo del lavoro, e alle realtà più in difficoltà sul piano economico-sociale.

Elly Schlein ha davanti una prospettiva di ritentare a pensare al partito contenitore di tutto un vasto fronte, e dovrebbe porsi il problema di riunire le varie forze che negli anni si sono separate dal PD ed hanno preso strade proprie (senza veti per nessuno, nemmeno per Renzi e Calenda per intenderci, sempre che questi riescano a capire che col 3-4 più 3-4 per cento non si va da nessuna parte), ma tutte minoritarie, creando pezzetti poco influenti e determinanti; per poi portarsi al confronto con i 5 Stelle di Giuseppe Conte, puntando ad una coalizione davvero competitiva. È fantasia? Illusione? Probabile: però soltanto con una grande opera di riunificazione e semplificazione, a destra come a sinistra, si riesce ad intravedere un Paese di nuovo dinamico e competitivo, e una politica che torni a non vivere alla giornata.

Antonio Belliazzi

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