Modigliani: La pittura che scava l’anima

Quelle linee sottili, sinuose e allungate. Lo sguardo intimo dentro di sé che non necessita di occhi

Davanti ad un’opera di Amedeo Modigliani proviamo tutti una strana e comune sensazione. Ci sentiamo partecipi e coinvolti da non si sa che cosa. Ci sentiamo come avvolti da un’atmosfera a noi famigliare. È inspiegabile, forse non se lo sono chiesto in tanti, ma ora che lo dico non potrete più farne a meno di farci caso. È una prerogativa di quegli artisti che più di altri sono riusciti a penetrare le profondità dell’anima, dei loro modelli senza dubbio, ma ciò non sarebbe potuto accadere se questa pratica non fosse stata per prima proiettata su loro stessi.

Modigliani arriva a Parigi, neanche ventenne, i primi anni del Novecento. Viene aiutato nei primi tempi dalla famiglia a sostenersi in quella che era sì la capitale europea dell’arte, ma anche una città complicata, tentatrice e spregiudicata. Montmartre, però, accoglie tutti: pittori, poeti, scultori, saltimbanchi e prostitute. Gli artisti si aiutano a vicenda, si accontentano di poco e il poco diventa da subito l’essenziale: arte e boheme.

Le notti sono lunghe per Modigliani e vanno irrorate con
alcool e droghe, i discorsi partono con lucidità passando
poi ad una condizione anestetica per la mente.

Ovvio che le giornate incomincino non prima dell’ora di pranzo. È questo il momento magico: l’atelier si fa alambicco dove tutto ciò che è stato fino a qualche ora prima, viene filtrato e condensato. Il pennello scivola sul la tela e tutto si traduce in una linea sottile e nera. Sinuosa, allungata. Non c’è bisogno di fronzoli, di accumulo di oggetti del quotidiano. Non c’è neanche necessità di un paesaggio, di uno spazio definito alle spalle del soggetto.

Ha dipinto un nudo Modì, e questo basta da solo. Se lo vede davanti come un’icona bizantina, ma al posto dell’oro tutt’intorno c’è colore. Masse monocrome di pennellate voraci di tela bianca. È veloce nell’esecuzione e con uno stile tutto suo, alla Modigliani come si dirà tra non molto. Il quadro è finito, forse non è molto somigliante al soggetto e qualcuno glielo fa notare. Gli fanno notare anche che non ha occhi, ma qui lui ha qualcosa da ribattere: “se devo guarda re fuori dipingo gli occhi, ma se devo guardar mi dentro, gli occhi sono girati…”.

È tutto un guardarsi dentro con Modigliani. Il soggetto non è altro che un grimaldello, un tramite per arrivare nelle viscere dell’anima, sua e di chi posa per lui. Ma è anche un gioco di piani che sfonda la tela e ci travolge come attori protagonisti. Noi stessi ci ritroviamo a fare i conti con le nostre di anime, spogliate, isolate davanti ad occhi scavati che non usano mezzi termini per ricordarci che “Tu ne posséderas pas ce que tu as conquis”. L’unica cosa che Modigliani ha veramente posseduto è l’arte e solo per essa ha vissuto.

Edoardo Bernardi

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