194 sotto attacco

Sempre maggiori le difficoltà nell’applicazione della legge. La mano forte del Governo impone limiti e difficoltà che ne rendono complicata l’applicazione

“Io non voglio avere un figlio”, è una frase che in Italia si ha difficoltà a pronunciare. I motivi affondano nel tradizionalismo, nel conservatorismo e nel patriarcato. Non è mai ripetitivo ribadirlo. In uno stato costituzionalmente laico, le donne che decidono di non avere figli subiscono il giudizio sprezzante di
essere donne “incomplete”, “donne a metà”, oppure perché scelgono di intraprendere una carriera lavorativa, o semplicemente decidono di avere una famiglia senza figli. Così una scelta spettante alla donna, poiché suo il corpo con tutte le successive trasformazioni, emozioni, cambiamenti, diventa “vergognosa” se colei decidesse di intraprendere un’interruzione volontaria di gravidanza. Nel rispetto della salute fisica e psicologica della donna, l’IVG è prevista dalla legge 194 entro i primi 90 giorni di gestazione e possono farlo successivamente solo per motivi terapeutici tra il quarto ed il quinto mese. La legge prevede anche per i medici il diritto di obiezione di coscienza.

In Italia è sempre più difficile abortire, ed in alcune Regioni più che in altre. La mancata applicazione della legge ha alla base una “questione economica”: quando l’aborto non era legale, dall’aborto clandestino i medici che lo praticavano “sottobanco”, ne hanno ricavato notevoli somme.

Di questi medici, molti divennero obiettori. Ad oggi le cliniche sono tutte convenzionate, ed una prestazione che dovrebbe essere gratuita e fuori mercato, è di fatto una questione economica. Dal 2009 in Italia è stata resa disponi bile la Ru 486, una pillola abortiva utilizzata in tutti i paesi UE, in Inghilterra dal 1988, in Francia dal 1990, preferita all’IDV chirurgica nella maggior parte dei casi. L’Europa ci ha ribadito che l’Italia deve adeguarsi ed utilizzare l’aborto farmacologico, potenziando questo percorso da effettuare nel rispetto delle linee guida dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). “L’ IDV farmacologica in Italia incontra ancora così tante resistenze perché è una pratica molto deospedalizzata e la riappropriazione del corpo da parte della persona che decide di interrompere la gravidanza, scegliendo il percorso che la mette più a suo agio, liberandola da qualsiasi influenza”. V. Loffi. L’Italia è il paese in cui i tempi per l’interruzione volontaria sono più restrittivi che in Europa, ovvero 90 giorni dall’ultima mestruazione, contro le 14 settimane per l’aborto chirurgico, secondo l’OMS. Ad oggi ancora non vi è una informazione adeguata e nelle istituzioni ospedaliere a cui una donna dovrebbe rivolgersi, vi sono spesso impiegate pratiche di pressione psicologica, consistenti in “sballottamenti” da un consultorio all’ altro, ecografia uterina senza preservativo sullo strumento, quindi doloro sa ed umiliante, l’ascolto forzato del battito.

È ovvio che l’intento sia di sabotare la donna che ha scelto di intraprendere l’IDV, colpevolizzarla ed umiliarla in nome di qualcosa che si presume sia al di sopra di lei: la morale, l’etica, sicuramente non la sua libertà. Nel 1971 la Corte Costituzionale abrogava l’art. 553 del codice penale che vietava la “produzione e la pubblicità delle pratiche contro la procreazione”, appartenente al fascista Codice Rocco, Reati contro l’integrità e la sanità della stirpe, che sarebbe stato cancellato del tutto nel 1978 con la 194. Nel 1975 vi fu la Riforma del diritto di famiglia che equiparò i diritti ed i doveri del padre e della madre. Al contempo la pillola non si poteva vendere in farmacia a causa della legge degli anni Venti, abrogata nel 1976 e veniva definita regolatore del ciclo mestruale per essere commercializzata. “All’alba del terzo millennio, c’è un traguardo sul quale aggregare l’impegno di tutti ed è l’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva come materia di insegnamento nei banchi di scuola” Mario Puiatti, presidente dello AIED (Associazione Italiana Educazione Demografica). L’educazione sessuale è materia scolastica in Svezia dal 1955, dal 1970 in Austria, dal 1995 in Germania, dal 2001 in Francia, dal 2017 in Gran Bretagna. In Italia non è nei programmi scolastici e la maggior parte delle informazioni arriva dal Web. Inoltre spiega Puiatti, “siamo del tutto inadempienti rispetto agli standard europei che seguono linee guida OMS in materia di modalità formali per l’educazione sessuale, affettiva ed emotiva dei giovani nelle scuole.”

La Ministra Roccella, che si autodefinisce femminista, nega che l’aborto sia un diritto delle donne. Il 23 gennaio il deputato della Lega Billi ha affermato che “l’aborto non è mai un diritto, nemmeno in caso di stupro”. Uno studio che risale soltanto al 2010, ha stabilito una relazione causale tra controllo della gravidanza e violenza domestica. Questa ulteriore forma di violenza di genere, è definita come coercizione riproduttiva, e consiste nell’imporre una gravidanza o un aborto ad una donna. Nel caso dell’imposizione della gravidanza, esso si manifesta sotto tre forme: fare pressione e minacciare la partner finché non resti incinta, ad esempio affermando di porre fine alla relazione o di usare violenza nel caso in cui non si desideri un figlio. Il secondo aspetto riguarda il controllo della contraccezione, rifiutando ad esempio di indossare il preservativo, o rimuoverlo senza consenso, o impedire alla partner di prendere la pillola. Il terzo aspetto è l’obbligo o il divieto di aborto attraverso minacce o imposizioni. In un articolo del 2012 l’Istituto Guttmacher, il più famoso ente al mondo sulla salute riproduttiva, ha evidenziato che le pratiche di coercizione riproduttiva possano avvenire anche per mano di Stati e di Governi. Le agghiaccianti parole della senatrice Lavinia Mennuni, sulla maternità, non sono tali per aver definito la maternità la “prima aspirazione”, ma che esista per la donna la missione di mettere al mondo dei figli, e che soprattutto saranno i futuri italiani. Per farlo bisogna aiutare il Vaticano e le associazioni a far diventare cool la maternità, talmente tanto che già a 17-18-20 anni i ragazzi vogliano “sposarsi” e mettere al mondo una famiglia. Inoltre a rendere chiaro il tipo di famiglia da realizzare, sarebbe auspicabile che venga approvata la proposta di legge del presepe obbligatorio nelle scuole. Il prossimo decreto legge forse annuncerà l’istituzione della medaglia d’onore per le madri di famiglie numerose, che con spirito di sacrificio contribuiranno all’aumento demografico della razza italica, ma anche la tassa per i single senza figli. Per Fratelli d’Italia e Lega l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, è una “porcheria” ribadendo che i “bambini non si toccano”. Ma in che senso? L’On. Sasso della Lega, considera l’educazione affettiva, promozione dell’omosessualità e della “filosofia gender”.

Che confusione! La 194, nata per contrastare gli aborti illegali e tutelare la salute delle donne, di fatto sta subendo una corrosione.

È chiaro che nel tempo dell’incertezza, della povertà economica, della crisi climatica, delle guerre alle frontiere, i governi sovranisti vogliono apparire saldi ed autorevoli, riproponendo quelli che secondo loro sono i valori da osservare, in un mix di “propaganda spot” adatta ai tempi dei social, ma non nuova, poi ché ricavata dal cattolicesimo intransigente e dalla politica demografica fascista del 1937, che si accompagnava alla legge sulla razza ed alla legge sull’urbanesimo. Ritengo che l’attacco alla 194 sia l’ulteriore attacco ai diritti civili di questa destra autoritaria e conservatrice. Oltre ad essere un ulteriore attacco alle donne in quanto tali, che vengono nuovamente svilite, umiliate, colpevolizzate, spersonalizzate, non essendo più padrone del proprio corpo ed autrici delle proprie scelte. È una forma avanzata di devalorizzazione delle donne, del loro “sé”, della loro volontà. È la privazione della loro libertà in nome di false dichiarazioni che hanno un solo scopo commerciale in questa società prettamente economica, poco sociale e sicuramente sempre meno etica.

Giuliana Cenci 
Associazione "Mariposa"

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora