Architettura e bene comune

La difesa dei territori. Professioni work in progress

Il 24 febbraio si è svolta nella Biblioteca Comunale di Cori la presentazione del libro della professoressa Lavinia Bianchi dal titolo “Langer la pedagogia implicita”. Alexander Langer, Viene ricordato come politico, fondatore del partito dei Verdi in Italia e leader del movimento europeo, è stato giornalista ed insegnante. Fa riflettere come Langer abbia affrontato, già negli anni 80 – 90, prima da cittadino del Sudtirolo e poi da parlamentare europeo e da attivista politico, problematiche così importanti per tutta l’umanità come la salvaguardia del nostro pianeta, l’ecologia, la pace, l’antirazzismo, l’inclusione, la tutela delle minoranze, le povertà nel mondo, il bene comune e come
queste argomentazioni siano legate tra loro.

Il problema ora è come mettere in pratica tutto questo, che sulla carta rappresenta la logica risposta ai disastri naturali e sociali che si verificano sempre più frequentemente nel nostro pianeta, ma che nella pratica finiscono normalmente e puntualmente per essere subordinati alle logiche del profitto e delle disuguaglianze. Tra i beni comuni dobbiamo menzionare il paesaggio, il nostro patrimonio culturale e il patrimonio storico artistico, questi sono valori dell’umanità, ingredienti essenziali della democrazia. Pertanto un bravo architetto non deve ritenersi solo al servizio dei suoi committenti, ma
deve tenere presente un quadro più vasto includendo l’intera comunità dei cittadini. Spesso assistiamo abbastanza impotenti ad un costante rimbalzo di responsabilità per i problemi che colpiscono e affliggono il territorio in cui viviamo, si è perso o non si è mai avuto il senso di bene comune e perciò il senso della responsabilità collettiva. Il bene comune impegna tutti i membri di una
società: nessuno è esentato dal collaborare, a seconda delle proprie capacità; come ben si sa, noi italiani, dimostriamo grandi doti nelle azioni individuali, ma siamo spesso incapaci di azioni ispirate alla comunità.

Poche volte abbiamo sentito prioritario e nostro questo tema, accettando di condividere la responsabilità assumendocene il peso e le conseguenze senza sentirci vittime e non complici. Purtroppo lo spirito civico è poco percepito, scomparso dall’educazione civica scolastica e troppo spesso da quella familiare. Anche se siamo un popolo sensibile ai gravi problemi se sollecitato, spesso ci dimostriamo disattenti al bene comune, nonostante il gran numero di associazioni di volontariato impegnate in cause sociali. È impensabile attribuire tale situazione solamente ad una mancata politica di tutela del nostro territorio da parte del governo e delle istituzioni locali che spesso diventano il capro espiatorio di una condizione alquanto disastrata; è necessario riconoscere con obiettività che spesso la mancanza di percezione del paesaggio come bene collettivo da parte di molti dei cittadini, ma anche da esperti del settore, è forse il motivo determinante della drammatica situazione; conseguenza di ciò i grossi danni ambientali. A poco serve scrivere di ambiente, di territorio, di paesaggio, a poco serve parlare di città, di Centri Storici, di tutela, di beni culturali, di civiltà se non si formano le coscienze e le culture alla preservazione di tutto questo.

Giorgio Chiominto
Architetto

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