Sessualità e affettività in carcere
Quello di Amare (con la A maiuscola) è un bisogno antico come l’umanità. Questo bisogno diventa ancor più forte quando abbiamo a che fare con soggetti che per vari reati sono deprivati della loro
libertà. Parlare di affettività e sessualità nelle carceri è stato per lungo tempo oggetto di discussione che sembrava senza via d’uscita fino a pochi giorni fa, quando La Corte Costituzionale, con una storica decisione, ha dichiarato illegittimo il divieto assoluto all’affettività (e quindi anche alla sessualità) in carcere, che in Italia esiste per via di una norma che impone il controllo a vista sui detenuti durante i colloqui con i loro coniugi o conviventi. Secondo la Corte, infatti, lo stato di detenzione, pur incidendo su termini e modalità di esercizio, non può annullare in radice la libertà di vivere il sentimento di affetto che costituisce l’essenza delle relazioni. Questa sentenza sancisce una volta per tutte che senza affettività, e quindi sessualità, è lesa la dignità delle persone detenute e si rischia di non rispettare la finalità rieducativa della pena. Le ragioni fondamentali, laddove vengono rispettati i limiti di sicurezza rispetto al reato commesso, in realtà abbraccia tutta una serie di motivazioni che ci fanno
propendere nell’equilibrio e riconoscimento di questo bisogno incoercibile dei detenuti, che prima di essere rei sono persone. Stimolare, costruire, agevolare tutto ciò significa: riconoscere il detenuto in quanto persona. Il desiderio sessuale ne è parte fondante e lo si può decodificare come appendice della personalità. Inoltre agevolare le relazioni sessuali consensuali può aiutare a ridurre lo stress e
la tensione emotiva che i detenuti affrontano nell’ambiente carcerario.

Ancora si può ipotizzare la prevenzione di comportamenti sessuali indesiderati, prevenendo comportamenti sessuali non consensuali o violenti all’interno della prigione. Pensiamo ancora alla prevenzione dei disagi mentali causati da un isolamento forzato; la sessualità e l’affettività possono combattere l’isolamento sociale e contribuire al benessere emotivo dei detenuti. Un approccio sano ed equilibrato della propria sessualità può gettare le basi future per relazioni sane e rispetto se utili per un ritorno nella società. E’ chiaro che per arrivare ad un progettualità completa occorre sicuramente operare avendo un approccio multifattoriale che miri a guardare al fenomeno intervenendo con multidisciplinarietà . Interventi educativi, supporti psicologici, monitoraggio attento e costante, politiche restrittive per contrastare ogni tipo di violenza sono i punti cardine da cui iniziare ad operare. Lungimirante l’aforisma di Michel Foucault :“Dobbiamo capire che con i nostri desideri, attraverso i nostri desideri, si creano nuove forme di relazione, nuove forme d’amore, nuove forme di creazione. Il sesso non è una fatalità; è possibilità di una vita creativa.” allora perché mettere lucchetti anche a questa spinta energetica sana?
Virginia Ciaravolo
Psicoterapeuta-Criminologa
Pres. Associazione "Mai più violenza infinita"
Consulente/Docente P.S.