La pace smarrita

La sinistra ha perso i suoi fondamentali riferimenti culturali, ideali e politici. La parola “pace” è un termine desueto. Nello scorso secolo era una bandiera per il movimento operaio e democratico internazionale

Un appello rivolto ai giovani perché siano costruttori di pace, definita il più grande dono che Dio abbia fatto agli uomini. È detto, parola più parola meno, nella lapide esposta sul retro del campanile del Tempio di Ercole rivolta verso quelle che furono le macerie della guerra. Fu apposta dall’amministrazione comunale di Cori nel cinquantesimo anniversario del bombardamento. Che la pace sia un grande dono è fuor di dubbio, ma è un dono che gli uomini fanno a sé stessi, e deriva solo dal loro impegno e dalla loro pratica attiva. I giovani costruttori di pace furono parole del Papa Giovanni XXIII, non a caso la strada che dalla fontana di Monte Pio porta a Piazza S. Pietro, e che venne realizzata sulle macerie del bombardamento è a lui dedicata. Erano anche parole che da ragazzo sentivo ripetere al buon Enrico Berlinguer il quale amava la parola pace. Era una parola tipica del lessico della sinistra italiana che capiva bene che i poveri, i lavoratori, le donne, i bambini, gli anziani dalla guerra avevano solo da rimetterci e che dalla guerra ci guadagnano in pochi. È diventata una parola desueta. Sparita. È morto, con ogni probabilità barbaramente ucciso dai sicari di Putin, che non sparano solo con le pistole ma anche con armi altrettanto letali, l’oppositore del regime russo Aleksej Navalny, e la sinistra italiana ha organizzato una fiaccolata in onore. Sono d’accordo. Ma per il cessate il fuoco tra Russia e Ucraina, o in Medio Oriente, niente. Quale mutamento antropologico è subentrato
nei riferimenti culturali, ideali, storici della sinistra italiana per aver dimenticato una parola così importante del proprio vocabolario ? La libertà, la democrazia, la giustizia sociale, il lavoro e l’impresa sono termini tutti importanti, ma alla base di questi c’ è una precondizione fondamentale. La pace. Sembra banale. È banale. Ma forse è il caso di ricordarlo a tutti. Ed è il caso di ricordare anche che appena venti anni fa, al tempo della preannunciata guerra in Iraq, nelle strade di tutte le città del mondo scesero milioni di persone, per dire che quella era una guerra dalle false ragioni. Ed era vero. Appena venti anni fa le società occidentali avevano degli anticorpi che adesso sembrano aver perduto, e che sarebbe importante recuperare. È un compito che nel corso del novecento, quando c’era ancora il movimento operaio, è stato svolto dalla sinistra internazionale. Sarebbe bene ricordarlo.

Tommaso Conti

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