Per non dimenticare: la famiglia Cavaterra

All’ombra del silenzio
ognuno può trovare
la chiave della Vita.
Si apre un territorio
di nuove connessioni,
profonde comprensioni.
Per non dimenticare,
chiediamo all’Infinito
di scegliere la Pace

All’imbrunire del 12 aprile 1944 Luigino Marafini dalla Badia, dove si rifugiava, seguiva il volo di aerei che si avvicinavano a Cori; in breve tempo, perlustrarono, sganciarono bombe, si allontanarono. Urla strazianti si alzarono in aria col fumo. Luigino sapeva che lì di fronte c’erano i cugini Cavaterra, subito si mise in contatto con i tedeschi stanziati a S. Margherita e li sollecitò a recarsi a Colle Nino per portare aiuto. I tedeschi prodigarono le prime cure antibiotiche, caricarono Margherita e mamma su una camionetta e le portarono al S. Giovanni. Mia cugina Clorinda, figlia di Margherita, aveva 9 mesi, rivide la madre dopo un anno e mezzo, una parente si prese cura di lei. Dal Santino stampato a Napoli da Guido Cavaterra, fratello dei morti che viveva lì, leggo: “Il cruento bilancio per la Patria della famiglia Cavaterra: sette vittime, due mutilati, due prigionieri, la proprietà distrutta…” Quattro fratelli furono fulminati all’istante; Polissena soffrì due ore di atroce agonia, prima di morire; Amilcare fu straziato da un’agonia di dieci ore. Due dei superstiti furono feriti e portati al S. Giovanni… Le sei vittime, sepolte alla rinfusa in una fossa scavata nel nostro Calvario di Colle Nino dove avvenne la tragedia, attendono l’onorata sepoltura”… Nello stesso istante, forse, in cui si avverava la cruenta catastrofe, vidi in sogno mia madre, morta, che conversava giovialmente con i miei fratelli vivi: Amelia, Polissena, Amilcare, Fausta, Margherita… Al mio vivo stupore, mia madre mi disse: – Siamo tutti riuniti insieme – ed il sogno svanì lasciandomi un triste presentimento… Dopo la liberazione di Cori, mi recai due volte al Carmelo dei Ponti Rossi, ma Suor Giuseppina, la buona e Santa Madre consolatrice degli afflitti, che per altri a me uniti, aveva avute parole di rassicurazione circa i loro congiunti lontani – come esattamente si è avverato – per me si limitò a dire: – Non vi avvilite, fatevi coraggio, pregate il Signore ecc. ecc. L’animo mio, quindi, era sotto l’influsso del sogno premonitore e delle vaghe e insolute risposte di suor Giuseppina, presagivo la sventura…”. Mia cugina Clorinda informa che benché i familiari rimasti continuassero a sollecitare degna sepoltura poiché gli animali facevano scempio dei corpi, questa fu effettuata solo l’anno seguente. Mamma mi raccontò che c’era bisogno di riconoscere i cadaveri per seppellirli; alle tre del mattino con la sorella Clementina si mosse per Colle Nino. Nel tirare fuori il corpicino di mia sorella, la testina si staccò e scivolò lungo il pendio. Mamma urlando andò a riprenderla e la riportò su tenendola per i riccioli. La bimba aveva un grande buco nel volto e dopo la sua morte istantanea, mamma vagò nel castagneto al buio per ritrovare la parte mancante del visetto poiché credeva che se l’avesse rimessa a posto la figlia avrebbe ricominciato a vivere!

La pagina seguente del Santino, sotto le foto dei martiri, riporta le condoglianze ricevute da: “Sua Altezza Reale Umberto di Savoia Principe di Piemonte ha inviato le Sue Condoglianze al Gr. Ufficiale Guido Cavaterra per la sciagura che tanto duramente ha colpito lui e la famiglia. L’Eminentissimo Cardinale Ascalesi, arcivescovo di Napoli ha fatto pervenire la Sua benedizione ai superstiti per la cristiana rassegnazione ai tanti e atroci dolori, insieme, alla rassicurazione delle preci costanti al Signore, in suffragio delle vittime innocenti”. E molte condoglianze da tutta Italia”. Il cardinale Ascalesi si recò al S. Giovanni, mamma ricordava che le disse: – Figliola, anche la Madonna vide morire in croce il Figlio, sii forte ed abbraccia la tua Croce -. Lei, sofferente e disperata, non gradì quelle parole, rispose: – Difatti Eminenza, per tutto il dolore che sto provando, è come se quei chiodi sulla Croce li avessi messi tutti io -. Prese poi il bicchiere pieno di acqua dal comodino e lo lanciò addosso al cardinale mentre lui cominciava a bene dirla. Le due acque s’incontrarono in aria, il bicchiere cadde a terra rompendosi. Chi era G. Cavaterra per ricevere le condoglianze dal re, dal cardinale, da tutta Italia?
Era il figlio di Giulio, ortolano benestante e di Clorinda Luciani figlia di un garibaldino molto istruito, ebbero dieci figli. Non voleva fare l’ortolano, voleva studiare ma il padre era contrario. Egli però trovò il tempo per recarsi al convento di S. Francesco. C’erano solo due frati all’epoca, lo presero a cuore e gli insegnarono tutto quello che poterono, aprendogli la ricca biblioteca dove coltivò gli studi. Nei primi anni del ‘900, tre suoi fratelli emigrarono in America, lavorarono al ponte di Broccolino, lui nel 1902 a vent’anni, sollecitato dai francescani, emigrò a Napoli dove trovò l’America come self–made-man: un uomo fatto da sé. Subito si fece apprezzare, scrisse nel Mattino di Napoli divenendone poi Redattore Capo; portò a Cori Edoardo Scarfoglio con la moglie Matilde Serao, questa solo una volta, morì presto, ma Scarfoglio più volte fu ospitato nella casa di Clorinda Luciani a piazza Romana. Sarebbe lungo raccontare, accenno solo che come Cavaliere del Santo Sepolcro si recò in Palestina 45 volte, pubblicò 35 libri che ti fanno comprendere lo sviluppo del disastro in quei luoghi nei primi del Novecento. “Per non dimenticare” che la 3a guerra mondiale potrebbe essere già aperta lì, riporto la sua testimonianza di 100 anni fa. Nel 1920 giunto a Gerusalemme, scoprì che i “Turchi” detenevano le chiavi della Basilica del Santo Sepolcro per volere di sir Herbert Samuel che espulse gli arabi e i cristiani per far entrare gli ebrei. Autorizzò l’apertura delle case di piacere a Betlemme e a Gerusalemme, però chiuse i lavori alla costruzione della Basilica del Getsemani. Le vie di Nazaret, di Betlemme sanguinavano…ne individuò la causa: il petrolio che, scrisse, valeva “più del sangue che scorre nelle vene dei cristiani e degli arabi”. Ancora in atto la Grande Guerra, le potenze coloniali si espandevano, i nodi politici della Palestina-MedioOriente sono gli stessi di oggi…Riporta che Lawrence d’Arabia prometteva l’indipendenza dell’Arabia nel 1915, Lord Balfour nel 1917 prometteva agli ebrei la creazione di uno stato ebraico in Palestina: due promesse inglesi inconciliabili. Cavaterra è stato umile storico della Palestina, mentre pomposi giornalisti internazionali stanno riscoprendo lord Balfour solo ora. Guido s’imbarcò con il cardinale Onorato Carcaterra nel 1921 per Alessandria, Gerusalemme, Siria, Cipro, Rodi e Costantinopoli
in visita alle case Francescane disseminate nel percorso. Descrisse l’ammirazione che in terra mussulmana suscitavano le Suore Missionarie d’Egitto di Caterina Troiani dove i capi mussulmani
mandavano le figlie in educazione e ne erano molto soddisfatti. Riporta le parole di re Fuad I, sultano di Egitto, in visita al monastero con la corte. Egli vide misere fanciulle raccolte e protette, lavorare al telaio, in italiano disse al cardinale: “Sono sempre stato ammiratore dei prodigi che il talento umano ha in Italia compiuti. Nella vostra patria ho inteso parlare di S. Francesco di Assisi… primo unico europeo che ebbe dal sultano la facoltà di percorrere liberamente i suoi Stati, l’epopea religiosa di quel santo, per i Francescani è un miracolo. Ed è un miracolo quello che le vostre suore fanno qui…”. Tornato dal viaggio nel 1922 Guido tenne una conferenza nella chiesa francescana di S. Chiara a Napoli, esortò i 7000 presenti a recarsi in Palestina per vedere il disastro dei luoghi cristiani. Ricominciarono i pellegrinaggi in Terra Santa, anche V. Emanuele III vi andò con l’artista Gambellotti che dipinse la chiesa della Natività. Nel maggio 1923 il cardinale Carcaterra venne a Cori insieme con il musicista Lorenzo Perosi in occasione dell’imminente rifondazione del monastero della Madonna del Buon Consiglio con le Suore Missionarie d’Egitto. Sono in gruppo sotto il tempio di Ercole fotografati da Quintilio Corsetti. Le seconde nozze di Guido con la marchesa Isabella Carignani dei Duchi di Tolve furono celebrate da papa Pio XII in Vaticano. Sono sepolti a Cori nella tomba dei genitori Clorinda e Giulio. Guido, coetaneo ed amico dell’ing. Alessandro Marchetti, abitavano l’uno di fronte all’altro, restarono in contatto. Di lui Marchetti disse: “… è un asceta libero pensatore”. Marchetti è conosciuto,
Cavaterra dimenticato, la guerra decimò la famiglia che ebbe tempo solo per asciugare lacrime e medicare ferite sempre aperte.

Giancarla Sissa

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