Cos’ è la Libertà?

Un valore immenso che ha senso se ci chiama ad essere cittadini del mondo. Essere liberi è una precondizione per ogni scelta individuale che implica una grande responsabilità. Sul solco tracciato dall’esistenzialismo di Jean-Paul Sartre

Libertà da cosa? Libertà di fare cosa? È possibile una libertà individuale a prescindere da una libertà collettiva? In una società in cui gli individui delegano alla politica, la libertà è ancora un valore importante? Quante volte pensiamo di avere una sfera di azione, di pensiero che deve necessariamente non avere interferenze? Durante questi pensieri, ci è mai capitato di legare la parola libertà a diritti, lotta, scelte, responsabilità, partecipazione? A me, sempre.

L’argomento di questo numero sarà la libertà, parola emozionante e magica, tema su cui la storia della filosofia si è espressa nei modi più diversi e che risulta essere talmente essenziale per l’essere umano, a non trovare alcuna soluzione o indirizzo preciso con cui trattarlo. Da un lato ci sembra evidente essere liberi, soprattutto nella sfera più personale ma dall’altro ci rendiamo conto di quanto sia difficoltoso coniugare questa voglia di libertà con ciò che ci chiama a essere abitanti di un mondo, cittadini e cittadine di una società, parti di collettività

Tale contrapposizione, in epoca moderna, viene forse dall’aver interiorizzato una frase, diventata un vero e proprio costrutto della nostra etica, “La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Propongo un cambio di prospettiva, diciamo da dove comincia la mia libertà e perché esiste. La mia libertà inizia dove inizia quella degli altri. Non siamo liberi da soli, l’altro è la condizione della mia libertà e io la condizione della sua. Nel corso dei secoli le libertà degli individui sono state allargate e ottenute solo dopo lotte continue e condivise, anche sanguinose. Senza allontanarci troppo, ricordiamo una prima esperienza di libertà, nel mondo occidentale del tredicesimo secolo, con la promulgazione della Magna Charta. Pensiamo alle rivoluzioni, americana e francese, alle libertà conquistate dai paesi oppressi dall’arroganza imperialista dei colonizzatori, alla volontà di libertà e dignità di chi lascia il proprio paese. In Italia, pensiamo alla fatica che abbiamo dovuto fare per riconquistare la libertà dopo il 1943, anche in termini di contributo armato per la nostra Liberazione.

Pensiamo a quanto siano duri e lunghi i processi di acquisizioni democratiche e liberali e allora forse dobbiamo ammettere che la libertà non sia nulla di acquisito una volta per tutte ma una continua lotta individuale e collettiva per l’affermazione e l’esercizio di diritti, vecchi e nuovi. Penso all’essere donna oggi, all’essere lavoratrice, migrante, a come occorra una continua vigilanza da parte di tutti su ciò che ci sembra garantito. In che modo sperimentiamo la nostra libertà? Sicuramente in modo ambiguo, sentendo una grande carica creativa, una spinta vitale e allo stesso tempo una vertigine, l’angoscia delle possibili scelte e delle responsabilità, non solo verso noi stessi ma anche verso gli altri.

Non è forse questa caratteristica che ci rende umani?
La capacità di cercare ed esercitare la nostra libertà responsabilmente, che altrimenti sarebbe pura licenza di agire?

La nostra breve storia di umani ci insegna che è solo attraverso la conoscenza condivisa di come siamo fatti che possiamo andare oltre la nostra natura che ci lega spesso a pulsioni di sopravvivenza, sopraffazione e potere. Conoscenza, dialogo, confronto, creatività, vivacità delle relazioni, responsabilità: queste le capacità delle qualità superiori dell’intelletto e della volontà, che in una società devono inevitabilmente tradursi in pratica. Come? Educando alla libertà, alla possibilità di scelta consapevole e responsabile. Chiaramente le leggi dovrebbero essere ispirate dallo stesso principio: poter scegliere, ad esempio, di morire in maniera assistita, non tragica, come poter invece decidere di ricevere cure fino al sopraggiungere della morte. L’esercizio della libertà è forza trasformatrice, da coltivare attraverso processi di decisione e partecipazione, atteggiamenti poco diffusi e che sembrano essere quasi totalmente delegati a una politica lontana. Libertà per me significa mettere in moto dei meccanismi che hanno un significato sociale enorme, impegnativo, vuol dire essere consapevoli che nessuno può essere tagliato fuori (la libertà non è il volo di un moscone). Dovremmo riscoprire la bellezza del dovere morale di prendere decisioni, essere protagonisti di questo breve percorso che è la vita, per capire che conoscere, condividere, non delegare soltanto, in una parola, partecipare, ci rende liberi.

Dobbiamo essere in molti a volere tutto questo, a voler quasi utopicamente. Se questo articolo, come penso, non dice abbastanza, mettete le cuffie e ascoltate Libertà è partecipazione di Giorgio Gaber.

Elisa Trifelli
Docente
Dott.ssa in Filosofia

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