Bastasse così poco a cambiare l’ordine delle cose. Bastasse un gesto così semplice e puerile per rimettere tutto in ordine. Capovolgere la realtà in un gesto ricreativo, una neo genesi antropocenica che reinventi con poco tutto ciò che c’è da rivedere. In effetti potrebbe essere un esercizio di pensiero o un metodo per approcciare alle cose della vita, ma solo un artista poteva realmente renderlo concreto nella più semplice delle gestualità. L’atto di mettere sottosopra è realmente legato alla ripartenza, al nuovo, al ricominciare; è il gesto base per una seconda possibilità. E penso al gesto che si compie per permettere ad una clessidra di marcare il tempo: si capovolge e tutto riparte. Si azzera il pregresso e si va verso il nuovo.

Bastasse ruotare di quei centottanta gradi gli eventi della vita per rivederli e ripensarli. Baselitz cominciò negli anni settanta, precisamente nel ‘69, a concepire le opere rovesciate. L’intenzione era quella di rimanere legato ad una pittura figurativa, ma presentandola in un’altra forma si aveva l’impressione di osservare un’opera astratta. Elucubrazioni tutte da pittori forse. Io in quel modo di fare ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad una pura genialità da poter sfruttare per altri fini. Cambiare l’ordine e ripartire da capo. Avere, appunto, una seconda chance. E quindi rovesciamo le immagini dei bambini affogati nelle traversate, rovesciamo le immagini dei muri e fili spinati alzati, rovesciamo le ultime immagini di droni aspersori di morte. Rovesciamo tutto ciò che c’è da rovesciare e facciamo ripartire quella clessidra colma di sabbia purificata.


Può Baselitz aver pensato tutto ciò? Forse no. Di certo il suo modo di dipingere è stato da sempre un plateale rifiuto della guerra e del nazismo (nasce in Germania nel 1938), ma di sicuro ogni artista getta un seme dalla natura quasi sempre a lui sconosciuta che spetta a chi si nutre di arte e di bello coltivare e rendere diffuso.
Edoardo Bernardi