L’esecutivo, a piccoli passi, tenta svolte autoritarie: dalla 194 all’ informazione, al premierato. Il tabù dell’antifascismo
Anche il voto alle Regionali in Basilicata ha sancito una vittoria per il centrodestra, sancendo ancora una volta l’oggettivo divario tra una coalizione che riesce comunque e sempre a stare insieme e a far massa, e un centrosinistra che, comunque lo si chiami, campo stretto, campo largo, condominio tra PD e Cinque Stelle e quant’altro ci si aggiunge, che semplicemente non c’è e non riesce a stare in partita.
Eppure il complesso di forze di destra-centro a trazione meloniana non appare poi così forte o tantomeno invincibile.
E si che la compagine al governo ogni tanto evidenzia pure grossi limiti, che poi sono soprattutto quelli legati all’aspetto identitario di una destra che purtroppo ancora non vuole fare e una volta per tutte i conti con la storia: vale per la delicata materia dell’aborto e della 194, dove si fanno pressioni per rimettere in un qualche modo in discussione una legge che, quale che sia la posizione di ciascuno (e chi scrive, giusto per esser chiari, si è laureato proprio con una tesi in Filosofia del Diritto, che era contro l’aborto), comunque ormai appare in gran parte accettata dalle varie componenti della società, per cui non si sente alcun bisogno nel 2024 di dividere la società su un tema sensibile che riguarda i diritti delle donne in particolare.
E vale questo discorso ancora di più per il tabù dell’antifascismo, che tale è per Giorgia Meloni e per la sua cerchia più stretta, e che fino a quando la premier non si deciderà a risolverlo, sarà sempre un oggettivo limite per la sua figura, in Italia e all’estero. La vicenda dell’assurda censura a Scurati la dice
lunga su come questa destra crede di fare i conti con la storia: è il caso di ricordare ancora una volta di come l’Italia repubblicana e democratica, nata dalle macerie della seconda guerra mondiale, e basata sulla vigente Costituzione, sia antifascista per propria intima essenza, e l’antifascismo sia il presupposto per il dispiegarsi del gioco democratico e per la dialettica politica tra forze pur diverse e anche antagoniste. Inutile nascondersi dietro un dito: c’è stato il fascismo, ventennio antidemocratico e dittatoriale; c’è stato il Delitto Matteotti purtroppo; c’è stata una guerra tragica; c’è stato un 25 Aprile
che dovrebbe essere una festa di tutti, la data nella quale simbolicamente la nostra Italia ha voltato pagina radicalmente. Ma così non è per la Meloni, che non riesce ad affrontare questo tema come pure una premier in carica dovrebbe (e sì che Fini prima di lei ci provò a recidere certi legami).
E questi limiti, queste carenze nella destra di governo, non sembra intacchino un consenso maggioritario, figlio purtroppo – lo ripeto ancora – della mancanza di una vera alternativa, sia pure in nuce, sia pure in cantiere, perché oggettivamente, tra i vari partiti di opposizione non si intravede un disegno chiaro e coerente che possa rappresentare una speranza concreta per chi non vuole rassegnarsi all’esistente. Vedremo dopo le elezioni europee come evolverà il quadro politico.
Antonio Belliazzi