Leone XIII

Famiglie Buzi, Pecci, Prosperi

L’elezione al soglio pontificio di Vincenzo Gioacchino Pecci sembrerebbe tracciata dall’Infinito
imponderabile…una tessitura di incontri emerge tra trame di santità. I suoi genitori, Anna Francesca Prosperi Butij di Cori e il colonnello Ludovico Pecci di Carpineto appartenevano a famiglie nobili, ricevettero ottima educazione e cultura. I Pecci avevano un’antica origine senese; Ludovico nacque nel 1769 da Carlo Pecci e A. Maria Jacovacci, terziari francescani, per grazia ricevuta dopo invocazioni a S. Ludovico d’Angiò. Carlo Pecci morì giovane e Ludovico fu seguito dallo zio Giuseppe, terziario francescano. I Butij furono magistrati e notai, già nel 1300 erano presenti a Cori. I Prosperi, secondo padre S. Laurienti, (S. LAURIENTI, Historia Corana, c.123r) discendevano dal notaio e tribuno romano Cola di Rienzo il cui figlio Angelo notaio nel 1384 si rifugiò a Cori e dal figlio Prospero… Rentij, la progenie si chiamò Prosperi. Dopo l’elezione papale tale notizia fece versare fiumi di inchiostro.

Nel sec. XVI una Butij sposò un Prosperi e le famiglie fusero i nomi. Nel 1758 Alessandro Butij Prosperi di Carlo sposò Marianna Pizzi romana, ambedue terziari francescani. I Pizzi o Pizzuti, a loro volta, baroni in Terra di Lavoro, giunsero a Sermoneta nel xv sec. I Pizzi furono presenti a Cori fin dal 1500 e a Roma furono notai. Non so quando e come Alessandro conobbe Marianna tuttavia, conoscendo gli scritti e le opere della Venerabile terziaria francescana suor Lilia Maria del SS Crocefisso, con margini di certezza ipotizzo che l’incontro tra Alessandro e Marianna fosse stato suggerito proprio da Lilia, tante “coincidenze significative” me lo confermano. (C.. G. JUNG, La sincronicità, Ed. Boringhieri) Lilia “incontrò” Cori fin dal 1716-’19 quando frate Tommaso sì, il nostro S. Tommaso, fu inviato a Ronciglione per saggiare il suo spirito sottoponendola alle consuete prove di santità. Padre Tommaso la dichiarò una “santa”. (A. Diocesano di Velletri, Causa di Beatificazione di Tommaso Placidi. Cfr. A. Diocesano di Viterbo Causa di Beatificazione di suor Lilia). Marianna Pizzi fu educanda nel monastero francescano di Ronciglione fondato da suor Lilia, mentre lavorava con i ferri cadde dalla sedia, un ferro da calza s’infilò nel naso, sanguinò e svenne. Suor Lilia chiamata in soccorso pregò, impose le mani e Marianna si risvegliò senza ri- portare danni. (Archivio Diocesano di Viterbo, Causa di Beatificazione di suor Lilia). Nel 1734 Lilia, amica della marchesa Isabella Annibaldi Molara che aveva proprietà a Cori, le presentò la corese Rosa Maria Ceracchi, monacatasi al monastero dell’Assunta di Viterbo dove visse e morì nel 1794 in odore di santità.

Il matrimonio ben riuscito tra Alessandro e Marianna, fu prolifico. Nel 1759 suor Lilia era a Cori in visita al monastero “Madonna del Buon Consiglio e S. Giuseppe” fondato da lei, incontrò la fantesca che portava in braccio Teresa primogenita di Alessandro e Marianna, le disse: – Stai attenta a questa bimba, sarà la colonna del mio monastero-. Difatti fu badessa per 44 anni, il giovane Gioacchino andava a trovarla.

Alessandro Prosperi Butij fu guarito, (A. D. Viterbo Causa di Beatificazione, cit.) da una febbre violentissima nel 1772, anno in cui nacque Anna Francesca che sposò Ludovico Pecci, ambedue terziari francescani. Il matrimonio riuscì bene e la formazione educativa di Vincenzo Gioacchino in un ambiente armonioso diede i suoi frutti. La giovane, perfetta padrona di casa, riceveva gli ospiti, leggeva, scriveva lettere, possedeva una grande forza morale, allevava bachi da seta a Carpineto, per tradizione a Cori dal 1500 si coltivavano i celzi. Già nei primi anni di vita insegnò al bimbo a leggere la preghiera di Tommaso di Aquino. Il padre sconsolato esclamò: -Ed io lo volevo fare generale-. Ella gli rispose: -Lo farete Papa-. Ed aleggiava in casa questo sogno, tanto che lei decise di far studiare i figli
Giuseppe e Gioacchino a Viterbo, la città di Lilia. Con determinazione vi si recava periodicamente in visita dicendo: -Ed a me che sono femmina, tocca fare il cuore di leone-. Ma non viaggiava sola, era accompagnata dai fratelli che avevano tre figli nello stesso Collegio.

Raccogli: radiche di Fede,
rose di Carità, viole di Umiltà,
gigli di Purità,assenzio di Contrizione.
Si pistano tutte nel mortaio della Coscienza,
si stemperano con acqua di Lacrime,
si cuociono al fuoco della Penitenza,
e se ne piglia quanto più si può.
La Mattina,
a Mezzogiorno,
la Sera

Lilia Maria del SSmo Crocefisso

Nel Settecento l’attenzione verso l’educazione crebbe, lo dimostra il successo di Emile di J.J. Rousseau. Anna Francesca scriveva lettere ai figli piene di consigli affettuosi, sapeva che anche la giovane M.Grazia Riola Mancini in Irpinia aveva scritto un diario di amorevoli insegnamenti dedicati al figlio? (BOYER d’AGEN Le Manuscrit de Grand Mère, par Riola Mancini, Paris, 1886). Con la sorella suor Teresa intratteneva un vi- vace scambio epistolare trattando cronache di povertà, brigantaggio, prepotenza dei Francesi, con pennellate colorate di modi di dire simili a quelli arguti di papa Gioacchino. Suor
Teresa scrisse: … i Francesi ci vogliono fare andare alla cima della perfezione. Dio ci lascia il libero arbitrio di andare alla santità, ma questi vogliono farci santi per forza, perché ci fanno mortificare nella GOLA, non facendoci comprare lo zucchero che è troppo caro, ci levano l’AVARIZIA perché non fanno tenere un quattrino in saccoccia, ci levano la SUPERBIA perché tutti diventeremo uguali, cioè miserabili, ci levano l’INVIDIA perché uno non può dire all’altro “tirati in là”. Ci lasciano solo l’IRA e l’ACCIDIA.

Gioacchino chiamato in Belgio come Nunzio Apostolico, visse tre anni in bilico tra i contrasti cattolici e liberali. Nel febbraio 1844 scrisse: -Lasciate, carissimo fratello, che io mi occupi del Belgio ove la volontà del Signore mi ha chiamato a compiere una grave missione. I doveri e le occupazioni che ormai mi da l’Ufficio sono oltremodo delicati e difficili come facilmente comprendete, senza che
io ne debba parlare: solo vi pregherò di tenermi presente nelle vostre orazioni. La vostra mattutina preghiera sorga dalle falde del Capreo. Sarà la prima volta, io credo, che Carpineto, Capreo ed il Belgio
nel cielo s’incontreranno-. La mancanza delle camminate e cavalcate sui monti Lepini divenne immagine poetica, fu anche poeta. Cercava di superare gli ostacoli disseminati dall’infido Metternich che lo fece richiamare a Roma.

Fu vescovo a Perugia e a Benevento -dove attualmente è vescovo Eccellente il francescano Felice Accrocca- altro co- rese di pregio. Con l’elezione nel 1878 il sogno materno si realizzò. Fu tra i papi
più longevi e genuini della storia ecclesiastica. Un papa di primati: il primo ad essere ripreso dalle telecamere, primo a non esercitare il potere temporale, primo ad aprire l’Archivio Segreto Vaticano agli
studiosi, primo ad interessarsi al mondo del lavoro. Dalla sua visione terrificante sul futuro della Terra, scrisse la preghiera a S. Michele Arcangelo. Tutti i suoi scritti furono pubblicati per intervento diretto: raccontava, leggeva, correggeva e poi ne autorizzava la stampa. In ultimo, la Rerum Novarum fu la prima Enciclica sociale che mise al centro il principio del giusto salario ai lavoratori. -Tale principio era stato declinato in ogni modo da suor Lilia nei monasteri. Che altro dire: fu straordinario, è l’onore dei monti Lepini. 1170-6272.

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