Percorsi storici al femminile

In generale la condizione delle donne rispetto al passato è radicalmente cambiata, grazie ad una maggiore partecipazione sociale e alla vita politica, anche se con limiti ancora molto evidenti. Le lotte femminili per arrivare a questi primi risultati sono state lunghe e difficili, caratterizzate da secoli di ingiustizie, ostacoli e sacrifici.

Complice il retaggio di una mentalità patriarcale, che ha visto le donne nel corso della storia solo come mogli e madri senza percepire la cura e la dedizione verso la famiglia, un vero e proprio lavoro, un impegno educativo particolarmente nei riguardi dei figli. Tuttavia, questo modo di pensare, sebbene inopportuno condiziona le scelte di molte donne lavoratrici. Solo recentemente sono state emanate leggi a tutela delle donne, dal femminicidio allo stalking e violenza domestica. In ambito lavorativo, invece, benché esistano leggi che prevedono la parità di trattamento tra uomini e donne e il divieto di licenziamento per le donne in stato di gravidanza, molte sono costrette a scegliere tra vita professionale e vita familiare rinunciando ai figli fin dai primi mesi di vita con un impatto sulla crescita e sulla sfera affettiva molto forte. La condizione della donna nel corso degli anni ha subito diversi cambiamenti, fin da epoche storiche ha avuto un trattamento meno favorevole di quello riservato agli uomini. È stata messa sempre ai margini della società, rimanendo esclusa da una serie di diritti sia dal punto di vista giuridico che economico e civile.

A differenza della civiltà etrusca, nelle quale la donna era considerata autorevole in quanto generatrice di vita, nell’antica Grecia il suo ruolo cambiò radicalmente. I filosofi come Platone, Pitagora, Euripide la consideravano ignorante, inferiore e soggetta al podestà del padre, per passare poi dopo il matrimonio alla podestà del marito, un oggetto dunque dove si aveva il pieno possesso. E così in epoca romana, fu una figura sulla quale gravavano i compiti di mantenimento dei figli e della casa mentre le scelte erano sempre assegnate agli uomini. Solo le mogli dei grandi imperatori erano artefici nella vita politica e di conseguenza potenti e libere. Anche nel medioevo la donna aveva pochi diritti. Fu dopo la Rivoluzione francese che grazie a Napoleone la sfera dei diritti delle donne venne ampliata. Nel mondo occidentale, tra fine Ottocento e inizio Novecento le rappresentanti del genere femminile iniziarono a far sentire la propria voce chiedendo gli stessi diritti degli uomini e pari opportunità. L’industrializzazione contribuì in modo basilare al cambiamento, con il lavoro cominciarono ad essere consapevoli del loro valore almeno quanto quello degli uomini se non maggiore, soprattutto durante le due guerre mondiali, quando dovettero sostituire nei loro compiti gli uomini chiamati alle armi.

Andando avanti con il tempo, nel 1946 in Italia arrivarono i primi riconoscimenti: le donne votarono per la prima volta, a ricordarcelo è stato il film della Cortellesi. Nel 1948 la Costituzione stabilì l’uguaglianza tra i sessi e nel 1975 una legge decretò la parità di diritti tra marito e moglie. La donna di oggi è lavoratrice e cittadina, autonoma dal potere dell’uomo, soprattutto da un punto di vista economico e produttivo. La donna di oggi è in buona sostanza lo specchio del passato, ma anche la
proiezione del futuro. La donna manager, la donna presidente del consiglio, la donna presidente del parlamento europeo e la donna presidente della BCE non sono risultati occasionali, ma il risultato di tante battaglie vinte e altrettante perse che alla fine l’hanno portata nel mondo occidentale all’apice della piramide. Purtroppo, la stessa emancipazione non è avvenuta nel mondo Islamico, dove la strada verso la parità di genere è ancora lunga e tortuosa. La speranza è che i progressi fatti nel mondo occidentale possano arrivare un giorno alle donne di tutto il mondo e finalmente vedersi riconoscere gli stessi diritti dell’uomo e pari dignità sociale.

Carla Colla
Associazione "Chi dice donna"

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