“Sfregi” alle donne

Il governo emana leggi liberticide: dall’inserimento nel lavoro alla presenza degli integralisti “pro- vita” nei consultori. Siamo a un passo da Orban

Sole le donne “sfregiate dall’acido” hanno il pieno diritto di essere reinserite nel mondo del lavoro. Che fine fanno tutte le altre donne vittime di violenza?

L’ European Istitute for Gender Gap Equality, definisce la violenza economica come “ogni atto di controllo e monitoraggio del comportamento di un soggetto in termini di utilizzo e distribuzione di denaro, nonché la minaccia costante di negare le risorse economiche”. La violenza economica ha perlopiù luogo all’interno delle mura domestiche, e si concretizza nella maggior parte dei casi nell’impedire alla donna di lavorare, da parte del partener, così da ridurre la sua autonomia.
In questo modo i fondi economici di una famiglia sono esclusivamente di pertinenza maschile, relegando la donna in una posizione di subordinazione e dipendenza rispetto al coniuge, che avrà, in un rapporto di causa-effetto, una maggiore difficoltà nel denunciare la violenza, dato che in molti casi le donne sono consapevoli di non avere i mezzi economici per potersi mantenere da sole e quindi costrette a sopportare i soprusi e le violenze. Inoltre a fare da cornice ad una situazione di violenza economica, vi è il gap salariale tra uomo e donna, che costringe la vittima ad essere dipendente dal partner: infatti l’emancipazione reddituale è raggiunta in meno del 40% dei casi di violenza. Nel 2020, su 15.559 donne che hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza aiutate dai CAV italiani, solo il 35,5% di loro, era occupata stabilmente; il 48,7% risultava non autonoma. Dati alla mano, significa che
quasi la metà delle donne vittime di violenza non è economicamente autonoma.

Uscire dalla violenza economica, vuol dire quindi, uscire dalla violenza. Brillante è la proposta di
legge della deputata di Fratelli D’Italia Maddalena Morgante che ha proposto che l’inserimento
lavorativo sia valido solo per le vittime di violenza “con deformazione o sfregio permanente al
viso”. In seguito ai numerosi casi di aggressione con l’acido sul volto, o l’aggressione a Carla Caiazzo, la donna incinta a cui il partner ha dato fuoco, la senatrice del PD Laura Puppato presentò un disegno di legge che prevedeva il reato di “omicidio di identità”, aumentando la severità della punizione, oltre i 12 anni per “chiunque, volontariamente, cagioni al volto di una persona danni parziali o totali, tali da modificare le caratteristiche dello stesso”. Il Codice Rosso ha introdotto due nuovi reati: il primo unisce chi sfregia una persona al volto fino a deformarne l’aspetto (aggressioni con l’acido). Se la vittima sopravvive, il reato sarà punito con una pena dagli 8 ai 12 anni; se la vittima muore, la pena prevede l’ergastolo. L’aggressione con l’acido, o di altro tipo, come per ogni femminicidio, sono preceduti e concomitanti ad un “pattern di azioni che l’abusante utilizza per controllare e dominare la partner, instillando in essa paura, minandone l’autostima alla base, compromettendone la percezione stessa della propria identità”, (fonte Save the Children): propriamente la violenza psicologica è il comun denominatore di tutte le vittime di violenza di genere.

Lo sfregio permanente al volto, come i casi di violenza trasversale (l’uccisione del proprio figlio da parte del padre per punire la madre); femminicidio (che si commette per punire la donna colpevole di aver preso le distanze dall’uomo con il quale non era felice); sfregio permanente (quel viso e quel corpo che sono stati in possesso dell’uomo “offeso”, non potranno più essere di nessun altro): punire la donna per sempre. Anche qui è individuabile un rapporto di causa-effetto basato sul ristabilimento dell’ordine e dei ruoli assegnati dalla società, in cui l’uomo nella posizione di preminenza e dominio, decide per sé, per la donna e per la prole. Ciò che lascia il segno profondo in tutte le donne vittime di violenza, scampate all’omicidio, sono le deturpazioni interiori non visibili esternamente, del proprio sé. Secondo la psichiatra Herman, “i maltrattamenti familiari sono paragonabili, negli effetti psicologici che provocano sulle vittime, ad altre situazioni traumatizzanti come disastri naturali, guerre, sequestri di persona”. Possono sviluppare risposte di ansia, stress, depressione. Le conseguenze della violenza sono sia fisiche che mentali, essendo esse strettamente collegate.

La proposta di legge di Fratelli d’Italia è priva di qualsiasi fondamento oggettivo basato su studi scientifici e sull’ approccio multidisciplinare, fondamentale per comprendere il fenomeno della violenza di genere. Privare la larga fetta delle donne vittime di violenza domestica dell’aiuto al reinserimento lavorativo, equivale a rinchiuderle in una nuova prigione psicologica ed emotiva, oltre che renderle pericolosamente vulnerabili perché sole e fragili. L’accanimento della destra contro l’autonomia delle donne è evidente, non ultimo infatti, l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia, che prevede che “soggetti del terzo settore con esperienza nella maternità” quindi le associazioni pro-life, entrino nei consultori dove le donne vorrebbero abortire. I consultori sono pubblici e le associazioni sarebbero private. Inoltre la legge 194 è una legge sulla tutela della maternità, più comunemente definita sull’aborto, ricordando che la nostra 194 è la più restrittiva d’Europa in termini di IVG.
Inoltre sono già pronti ad improntare la campagna elettorale per le prossime europee, contro i diritti civili per le coppie omosessuali e per la loro genitorialità. In Tv non è esplicitamente detto che il governo ha aumentato i finanziamenti per la Difesa, inviando ad Israele armi, tagliando però i fondi per la Sanità Pubblica. Presto accadrà l’irreparabile presso gli ospedali ed i pronto soccorso sopraffollati. Come viene omesso che l’Italia non è affatto uscita dalla zona di pericolo per l’occupazione e l’inflazione. Però, al fine di spostare l’attenzione delle masse popolari sulla realtà dei fatti, si cerca di deviare l’attenzione sui capri espiatori, ovvero sulle figure rese fragili da una società conservatrice e patriarcale come la Nostra: quindi le donne, gli omosessuali, gli stranieri. Quelle figure rese indifese dall’assenza di un welfare-state, che più di qualcuno di loro definisce in modo dispregiativo stato assistenziale, invece che per ciò che dovrebbe essere, cioè uno stato di benessere basato sulle opportunità, sui diritti di ciascun cittadino e sulla sicurezza sociale. Le dittature recludono, censurano, attaccano e reprimono le minoranze, privando la cittadinanza dei propri diritti, corrodendo attraverso escamotage legislativi quelle leggi che quei diritti le garantiscono.

Giuliana Cenci
Dott. Ssa in Scienze Storiche
Operatrice antiviolenza Associazione “Mariposa”

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