Venti anni senza Gabriella

Ferri, la voce che ci manca

Il 3 aprile del 2004 ci lasciava Gabriella Ferri, una vera icona nel campo artistico italiano ma io vorrei soffermarmi sulla “romanità” della grande ed indimenticata interprete. Gabriella Ferri nasce in uno dei quartieri che più romani di così non si può, Testaccio, e Roma è stata un leitmotiv nella sua vita.

La personalità, il carisma, l’inconfondibile timbro della voce di Gabriella Ferri nell’interpretare le canzoni della sua Roma si riconoscono per l’originalità e per l’unicità. La Ferri era eclettica, era una ottima cantante ed interprete ma anche una sontuosa attrice. Gabriella amava Roma e Roma ha sempre contraccambiato questo amore infinito. Roma ha dato i natali a molte artiste ma credo di poter asserire che Gabriella Ferri e Anna Magnani rappresentino la romanità più di qualsiasi altra artista romana.

Quando la Ferri intona Sempre i brividi partono dalla testa e attraversano tutto il nostro corpo, quando intona il Barcarolo romano, Roma forestiera, Vecchia Roma, Le mantellate e tutte le altre canzoni del repertorio romanesco compresi gli stornelli ci si rende conto che la potenza interpretativa raggiunge livelli inarrivabili per chiunque. Gabriella fu parte integrante ovviamente dei luoghi cult dello spettacolo romano e mi riferisco, per citarne alcuni, al Bagaglino, al Folkstudio e al Piper. Roma non dimentica la sua Gabriella che con la sua arte ha fatto in modo di rendere internazionale la canzone popolare romana e la ricorda sempre con mostre e concerti, le ha dedicato una piazza non lontano da casa mia e ogni volta che ci passo con posso non rivolgere il mio sguardo a quel nome e cognome che tanto hanno dato a questa città.

Mentre scrivo queste righe mi rendo perfettamente conto che devo limitarmi perché, un romano come me, parlando di Gabriella Ferri, potrebbe non finire mai ma fatemi citare le frasi che sono scritte sulla sua tomba nel cimitero del Verano: di notte i tuoi occhi brillavano più forte delle stelle, di giorno il tuo amore riscaldava più del sole.

Roberto Bernardi

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