Serve un “sistema culturale” nuovo per tutelare nelle nostre comunità, centri storici, beni artistici, bellezze paesaggistiche e naturalistiche
Il suolo può essere considerato il grande malato d’Italia? Basta osservare cosa sta succedendo: boschi, prati e campagne che arretrano ogni giorno; coste e verdi colline divorate da continue colate di cemento, quello che fu il “Bel Paese” è ora sommerso da inesorabili alluvioni; villaggi che per secoli hanno conservato l’impronta di una cultura dell’abitare sono sempre più spesso assediati da nuovi anonimi quartieri che oltre a cancellare campanili, torri, mura, alberi secolari, sempre più spesso sono consegnati in mano a speculatori senza scrupoli che cinicamente traggono da un bene comune il proprio profitto.
C’è bisogno di un vero cambio di rotta, di una buona politica, in grado di saper raccogliere la migliore visione ed efficienza; il futuro deve premerci, ma è sul presente che dobbiamo far forza se vogliamo fermare la brutale devastazione dei nostri luoghi, come cittadini abbiamo il diritto di non avere tutte le competenze necessarie per comprendere leggi, conflitti e ragioni politiche, per questo motivo abbiamo delegato e deleghiamo la gestione del paesaggio, del territorio, dell’ambiente a chi ci governa, ma di fronte alla confusione e al disastro degli ultimi anni è lecito sentirsi in dovere di chiederne ragione.

Il nostro territorio, il territorio Lepino per intenderci, è costituito da ambiti, anche se apparentemente simili, caratterizzati da una precisa identità storico – culturale, dalla presenza di istituzioni attive nel settore culturale: l’arte, il patrimonio ambientale, la cultura del cibo, del buon bere, la storia le proposte attrattive. È necessario però avviare una politica d’intervento comune: restauri, recupero e valorizzazione di alcune eccellenze allo scopo di avviare un significativo intervento culturale ed economico atto a fondare una politica di sviluppo territoriale mettendo in rete tutte le risorse possibili di questi luoghi. L’ipotesi dovrebbe tendere alla creazione di un “Prodotto Culturale” mirando alla gestione di un sistema di sviluppo del territorio, sia attraverso la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, sia attraverso l’applicazione di nuovi mezzi tecnologici e multimediali. Dal Lago di Giulianello, oggi monumento naturale, al Giardino di Torrecchia Vecchia, nascosto in mezzo alle rovine di un castello medievale, ristrutturato alla fine degli anni 90 dal principe Carlo Caracciolo, per non parlare del grande monumento naturale Giardino di Ninfa, considerato tra i più belli del mondo, alle nostre montagne, ai nostri centri storici; i Lepini appunto, posseggono un patrimonio d’eccellenza che va mantenuto valorizzato e fatto conoscere.
Questo territorio ha occupato un ruolo importante per la nostra storia, racchiude una forte identità ed è opportuno non solo pensare, ma attivare un grande progetto di “riqualificazione integrale”. I siti culturali e archeologici, i castelli e i palazzi storici, i musei e gli archivi, vanno concepiti come centri ordinatori di un assetto del territorio da salvaguardare e valorizzare in tutte le sue componenti. Occorre una puntuale riflessione strategica e operativa sull’analisi e sullo studio di potenziali siti del sistema culturale, con l’obiettivo di produrre una serie di progetti coordinati e responsabilmente condivisi. La valorizzazione del tessuto storico – architettonico, l’istituzione di un sistema d’accoglienza comune, la razionalizzazione di alcuni servizi e infrastrutture possono trarre benefici dall’attività di avvio di un sistema culturale che può inoltre contribuire all’accentuazione delle specificità che questi luoghi hanno. È importante sottolineare la possibilità di coinvolgimento di alcune imprese importanti contribuendo esse stesse alla fase progettuale e di promozione; così come diventa necessario il coinvolgimento di tutte le attività culturali, le quali potranno contribuire in maniera significativa alla crescita del tessuto socio – economico con l’obiettivo di creare una rete delle eccellenze.
Il “Prodotto Culturale Lepino” per la sua strategia, per la storia che può raccontare, per le attività che può sviluppare ha forse davvero la possibilità di agire da volano di crescita e di sviluppo di questo territorio attraverso un progetto condiviso e in tempi ragionevoli.
Giorgio Chiominto
Architetto