Tra le straordinarie piante che madre natura, nel meraviglioso mondo vegetale, ci regala è opportuno conoscerne alcune a noi prossime ma spesso poco menzionate
Così, tra le numerose ricordiamo Pittosporo (Pittosporum tobira), una pianta sempreverde, che ha portamento di piccolo arbustivo. Esso coltivato comunemente in Italia da tempo come essenza ornamentale ed è naturalizzato nelle Regioni a clima mediterraneo. È una pianta comunque rustica che ben si presta per ottenere siepi e bordure; preferisce terreni fertili e ben esposti, teme i ristagni di acqua, e le sta bene la potatura ad inizio primavera.

Circa le sue principali avversità si può dire che teme le gelate tardive che possono risultare letali. P. tobira, conosciuto anche solo come Pittosporo, è una pianta perenne appartenente alla famiglia botanica delle Pittosporaceae. Può assumere anche un portamento ad alberello in grado di raggiungere 2 metri di altezza. Presenta un tronco slanciato di colore grigio chiaro ed una chioma formata da foglie coriacee, dalla forma lanceolata allungata e di tonalità verde scuro, con bordi ondulati. La sua fioritura, a seconda della latitudine e dell’esposizione dei territori, si manifesta dalla primavera all’inizio dell’estate, allorquando sbocciano dei bellissimi fiori, di un delicato profumo di arancio, di colore bianco-crema, riuniti in infiorescenze ad ombrella, che, attirano molti insetti impollinatori, come api, farfalle e bombi.
Possiamo dire che è una pianta facile da coltivare, tollera bene le basse temperature e, tra l’altro, è ideale per le sue proprietà ornamentali capace di decorare viali, giardini pubblici e privati, prestandosi anche alla coltivazione in piena terra, come singolo esemplare o in gruppo, oltre che in vasi di adeguate dimensioni ed in luoghi con esposizione sia a diretto contatto con i raggi solari, sia in quelle laddove può risultare prevalente la mezza ombra. Il Pittosporo, come accennato, è autenticamente pianta ornamentale presente in ogni dove e in Italia (basti osservare i vari giardini dei più importanti nosocomi della nostra Provincia. Per le sue qualità ubiquitarie è ritenuta pianta resistente al vento, al caldo ed alla siccità, tuttavia non resiste ai freddi molto intensi. Per questa ragione è molto facile trovarla nei luoghi di mare.
Il nome Pittosporum deriva dal greco pitta = «pece» e sporos = «seme» che significa quindi «semi resinosi» alludendo al fatto che i semi di questo genere sono ricoperti da una sostanza appiccicosa molto simile alla resina. Il nome specifico tobira è la trascrizione del termine giapponese tobira, abbreviazione dell’espressione tobira no ki (in Kanji), che significa “albero della porta”, in quanto era usanza attaccare rametti di questa pianta sugli stipiti delle porte, come talismano apotropaico. Tra le diverse specie più coltivate come piante ornamentali possiamo ricordare: a) Pittosporum colensoi, originario della Nuova Zelanda, con foglie verde-scuro variegato e fiori profumati, solitari, di colore rosso, fioritura estiva; b) P. undulatum, albero di grande sviluppo e originario dell’Australia; c) P. tenuifolium, un albero originario della Nuova Zelanda; d) P. eugenioides, albero giunto a noi proprio dalla Nuova Zelanda.
Tale arbusto, sempreverde e rustico, viene peraltro maggiormente apprezzato per il fogliame lucido e soprattutto per la sua prolungata e profumata fioritura, che va dalla primavera all’estate. In Italia è coltivato generalmente ad alberello, per realizzare diverse siepi in località marine dell’Italia centrale, del Mezzogiorno, della Sardegna, della Sicilia e della Liguria. Sopporta senza problemi il caldo estivo ed anche il freddo invernale, ma non inferiore ai -10 °C. Teme i ristagni idrici. Richiede poche e sporadiche cure colturali ed è abbastanza resistente ad attacchi parassitari, per cui è sensibile ad afidi ed in particolare alla dannosa cocciniglia tartaruga bianca.
Giovanni Conca
Fitopatologo