Una forma espressiva che evoca l’impressionismo
Si scrive street art, si legge rivoluzione, protesta, disapprovazione, urlo. È una pratica artistica che nasce a New York negli anni sessanta e trova il suo più ampio sviluppo una ventina di anni dopo con
l’avvento della bomboletta spray. Nasce evidentemente come forma di protesta e senza particolari ambizioni artistiche, ma in breve tempo diventa una delle forme espressive più care ad artisti di tutto il mondo. L’espressione artistica che esce ancora una volta fuori dagli atelier, dalle gallerie e musei, per invadere lo spazio pubblico e respirare all’aria aperta.

Rivoluzione, protesta, disapprovazione. Sembra di descrivere i più conosciuti artisti francesi del diciannovesimo secolo, gli impressionisti. Anche loro in effetti uscirono dagli atelier, disapprovavano il sistema ufficiale dell’arte e pretendevano di capovolgere le regole della pittura. Una sorta di street artist anche loro, ma da cavalletto.

Oggi quell’espressione che è nata come street art è diventata una forma evoluta, è salita sull’Olimpo dell’arte colta, forse non è più tanto una forma di rivolta quanto una forma artistica più intellettuale, critica, volta a stimolare il pensiero e il confronto con le genti che la vivono. Esempi di grande livello ne abbiamo anche a Roma, dove, a partire da una ventina di anni fa, si sono succeduti progetti di riqualificazione urbana con il coinvolgimento di artisti italiani ed esteri. Promuovere arte urbana in Italia è cosa ardua e promuoverla nei centri storici è cosa da folli. Sani folli. A Roma credo che le diverse operazioni siano riuscite alla grande, con interventi che interessano una quindicina di quartieri: da Tor Marancia al Pigneto, da Rebibbia a Testaccio fino a San Lorenzo. Roma non è certo il Bronx, quindi quando si pensa di intervenire con opere dipinte alte anche oltre venti metri ci si imbatte in campi che possono diventare minati. Si deve fare i conti con quartieri che hanno un’anima secolare, o che raccontano di storie più recenti di lotte partigiane e rastrellamenti nazisti.

Quando si interviene a Testaccio o Trastevere si parla di centri storici e l’impatto che le opere hanno sul tessuto urbano è ovviamente importante. In questi casi però le opere dipinte sui muri raccolgono il testimone delle persone, soprattutto anziani, che rappresentano la memoria storica di quei posti. Se ne fanno carico e ne assimilano il contenuto. In tutti i quartieri romani interessati gli abitanti hanno sposato i progetti e addirittura condiviso l’idea oltre che le pareti dei loro palazzi.
L’incontro tra street art e centri storici rappresenta anche un’opportunità di rivitalizzazione economica e turistica. I borghi che abbracciano questa forma d’arte attraggono un nuovo tipo di visitatori, curiosi di scoprire non solo le bellezze storiche, ma anche le espressioni artistiche più contemporanee. A Roma si organizzano persino dei tour guidati per conoscere le opere di urban art. Quando si parla di street art in Italia, si parla di intreccio con i centri storici anche dei piccoli borghi, creando una sinergia unica e affascinante. È un incontro di epoche, di stili, di vite. È la testimonianza che l’arte, in tutte le sue forme, ha il potere di unire, di raccontare, di emozionare.
In questi luoghi dove la storia antica incontra la creatività moderna, la street art non è solo una decorazione, ma un atto d’amore verso la cultura, la comunità e la bellezza.
Edoardo Bernardi