Stretta sui diritti civili, soprattutto delle donne, vittimismo su contestazioni innocue, apologia del nazismo, censure in Rai. Prove generali di una “democratura”. Serve vigilanza democratica
“Hitler aveva ragione: voi comunisti riscrivete la storia”
Così un nostalgico nazista si è rivolto allo scrittore Stefano Massini, aggredendolo presso il Salone del libro di Torino. “Chef Rubio” è stato aggredito sotto casa sua a Frascati per aver manifestato a Roma nei cortei pro-Palestina. Una famiglia senegalese sabato 11 maggio è stata aggredita per le strade di Bologna, mentre gli aggressori urlavano frasi come: “Tornatevene a casa vostra, negri di merda.” La tomba di Enrico Berlinguer vandalizzata a Flaminio. Basta leggere le notizie, evitando di attingere informazioni dai Tg di RAI 1 e RAI 2, o Mediaset, dai giornali propagandistici, andando invece a spulciare nel Web, per attingere informazioni più vicine alla realtà, che ci si rende conto di quanto questo governo sia la matrice di ispirazione di codesta violenza.
L’intransigenza alle contestazioni, il respingimento violento dell’espressione democratica delle manifestazioni, il vittimismo come legittimazione delle azioni di censura, sono tutti elementi da regime autoritario. Riguardo l’abbandono della Ministra Roccella durante gli Stati Generali della Natalità organizzati a Roma, non è una novità. Anche l’anno scorso, la Ministra per la Famiglia, per le contestazioni degli studenti, abbandonò proprio il palco del salone del Libro di Torino. Vittimismo, alimentato dalla stampa governativa che titolava e titola, “Roccella contestata e costretta a lasciare gli Stati Generali della Natalità”. Restare ad argomentare un contraddittorio con la controparte, sarebbe stato il suo compito, in nome del ruolo istituzionale che ricopre. Rispondere alle contestazioni con delle argomentazioni a supporto delle proprie convinzioni politiche, sarebbe stato doveroso.
Passare per vittima, rientra in quella logica del potere che legittima il contrattacco aggressivo, espresso attraverso i manganelli dei celerini schierati contro gli studenti e le studentesse delle università ed i giovani, presso il Salone del libro di Torino.
Luigi Bersani nella trasmissione di Lilli Gruber “Otto e Mezzo” ha commentato l’accaduto: “La censura la fa il potere, i cittadini fanno le contestazioni. Ha mai sentito di un ministro che non è stato contestato?” Come dovrebbero esprimere la propria opinione i cittadini secondo questa classe dirigente? E per quanto riguarda i giovani che manifesta vano contro il massacro palestinese, Bersani nello stesso intervento: “Cosa dovremmo dire ai giovani? State zitti e buoni e fregatevene? No, dobbiamo dirgli di prendersi le loro responsabilità davanti al mondo e di agire se c’è qualcosa che non gli piace, rinunciando alla violenza che distrugge anche le buone ragioni, perché ribellarsi è giusto.” Di suo Giorgia Meloni, intervenendo sull’episodio ha detto: “Ancora una volta è stato impedito ad un ministro di intervenire e di esprimere le proprie idee”. Chi ha contestato la Roccella, sono principalmente quelle “delinquenti” delle associazioni come il collettivo transfemminista, l’assemblea Aracne, il collettivo Artemis. “ecco le potenti lobbies capaci di censurare questo indifeso governo senza voce. Dall’altra parte, ecco la vittima: gli Stati generali della Natalità” (cit. Tomaso Montanari). Il Governo ha un’unica voce sulle reti in chiaro della Tv (RAI e Mediaset), continua a ridurre l’autonomia nelle Università, querelando gli intellettuali. La censura si basa sul silenziamento della controparte, il dissenso è una forma di critica e dialogo democratico.
Il dissenso in una democrazia è un diritto fondamentale, poiché ha la funzione di far evolvere le politiche pubbliche ed interpretare le esigenze della società.
Il potere esecutivo, attualmente basato su 1/3 degli aventi diritto, ha la possibilità di cambiare la storia della vita di molte persone, che non sono d’accordo con i provvedimenti presi ed in prossimità di essere votati e convertiti in legge. Tematiche come il concetto di famiglia, aborto, e maternità, riguardano una moltitudine di aspetti sociali e personali. Il governo si pone come custode e sorvegliante autorizzato all’autodeterminazione di ciascun individuo, senza che quest’ultimo possa invece scegliere liberamente per sé, secondo le proprie inclinazioni, prospettive, i suoi sogni. Le reazioni scomposte e schizofreniche in seno a questo governo, sono tipiche dei governi dispotici che Colin Crouch ha riassunto nel termine di postdemocrazia, descrivendo nel 2003 una società in cui l’esistenza delle normali istituzioni democratiche (elezioni periodiche, suffragio universale, divisione dei poteri), non rifletterebbe più l’effettivo coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politiche. Bensì tali decisioni passerebbero “per centri di potere non controllabili, autoreferenziali”. Così la democrazia sarebbe svuotata inevitabilmente, delegittimati i diritti che in base ad essa possono esercitarsi, tra cui il dissenso che risulterebbe invece un affronto ed una provocazione.

Da questo aspetto emergerebbe naturalmente un’intolleranza per la cultura e per gli intellettuali, che diventano il “nemico pubblico” da censurare, poiché “contribuiscono, con il proprio pensiero libero e le proprie opere, alla crescita della coscienza”. In questo periodo di smarrimento psicologico di massa, la forza diventa la garanzia dell’ordine, come lo fu anni fa, quando i fascisti marciarono su Roma ed il PNF divenne l’unico partito. Il dissenso non piace a chi non vuole essere contraddetto e vuole a tutti i costi imporre il proprio pensiero sugli altri, senza compromessi, né mezze misure, senza dialogo e senza l’inclusione. Quest’ ultima è un’opzione non praticabile: figuriamoci, se un Vannacci che vorrebbe le classi separate per i diversamente abili, concepisse la parità per le minoranze.
Einstein sosteneva che “solo gli uomini liberi realizzano cose che rendono la vita degna di essere vissuta”, e visse in un paese straniero perché perseguitato in Germania per la teoria sulla relatività. Credo che solo per gli uomini liberi possa esistere il concetto di “cultura”, per il resto si può soltanto parlare di indottrinamento.
Giuliana Cenci
Dott. Ssa in Scienze Storiche
Operatrice antiviolenza
Associazione “Mariposa”