Spigolature di ricerche

Famiglie Ciuffa-Ciuffi, Chiari

Sfoglio pagine di Storia
come petali vibranti,
lievi, danzano nell’aria
per posarsi sopra i fogli,
che tu, lettore, poi raccogli.

L’argomento “famiglie” necessita metodo di indagine per filtrare il “nuovo” che emerge. Determinante è soffermarsi su un corollario degli aspetti interessanti socio-antropologici da riportare con passione. (L. Stone: Viaggio nella storia, Laterza,1995).I frammenti del sistema familiare tra nomi, fatti, poteri e spostamenti, narrano la microstoria, tuttavia le reti dei rapporti economici e sociali di questo territorio furono mossi dalla macrostoria che ci viene in aiuto per collocarli nel tempo. Il Laurienti parla di molte famiglie che non sono originarie di Cori, è laborioso pertanto districare le storie senza documenti. Egli riporta che Ioannes Ciuffius paduano fuit Doctor Capitano generale della Marittima et Campania nel 1300. Condusse qui la moglie e visse 104 anni. Ebbe molti figli e figlie: Pietro filosofo morì a 98 anni, generò Giovanni che dal nipote Simeone ebbe Antonio sposato prima con Catharina de Marchettis, poi con Catharina de Iordanis e nacque Ulixem che da Laudomia Iannutjis generò 10 figli.

Questi s’imparentarono con i Cocchia, i Matarazzi,i Laurienti, i de Victorji, i Milita, famiglie riguardevoli. Esercitarono multa officia: presbiteri, giudici, governatori. Ioannes Ciuffius, dottore e militare era un nobile ma non avendo trovato a Padova traccia dei Ciuffa, li ho trovati nobili nel Meridione. Difatti i Cioffi-Ciuffi discendevano da Lupo della dinastia normanna di Guaiferio ed ebbero beni feudali nel Sud Italia, Terra di Lavoro e Ciociaria, dietro i Lepini. (Rivista Araldica 1986, p.16). Ipotizzo che Ioannes Ciuffius paduano doctor avesse studiato a Padova, richiamato al sud dal governo angioino fu inviato qui nei primi momenti della vita politica di Cori. (FERRARI Matteo, RAO Riccardo, TERENZI Pierluigi, Rappresentazioni del potere angioino nell’Italia comunale: sovrani, ufficiali, città. In: Les officiers et la chose publique dans les territoires angevins (XIII -XVe siècle): vers une culture politique? Publications de l’École française de Rome, 2020). A complicare la situazione Laurienti riporta la presenza di un’altra famiglia de Ciuffijs chiamati de Grandes: un Ioannes de Grandibus o de Ciuffjis viveva qui nel 1520. S’imparentarono con i Vitelli, Palumbelli, Nigri, de Blanchis, Cerracchi, Ricchi, Pistilli, Tomasi, de Turchis, famiglie riguardevoli. Laurienti prudentemente elenca solo i nomi, io imprudentemente mi chiedo: se invece i due ceppi discendessero dallo stesso Joannes Ciuffius, capostipite? Può essere possibile.

Appare chiaro quanto sia complesso ricostruire dinamiche socio-familiari quando non hai documenti per rispondere.

La famiglia Chiari già trattata in parte nel Corace del Gennaio 2023 in occasione della restaurazione della via delle Sipportica, presenta sul portale di pietra del loro palazzo un giglio, simbolo della casa reale francese. Ipotizzai che i Chiari fossero i discendenti dei de Clary, giunti in Italia al seguito di Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia con i quali erano imparentati. La lettura del significato di quel giglio fu ardita tuttavia, dopo più di un anno, la ri-confermo.

Dai Registri angioini dell’Accademia Pontaniana ho ricavato tracce di genealogia familiare. Il cavaliere Jean de Clary con la moglie Agnès, il figlio Jean, altri de Clary, compreso Baldovino capo Cappellano di re Carlo d’Angiò, con 2000 persone nel 1265 si mossero in viaggio via terra e mare per l’Italia, al seguito del re chiamato a Roma dal papa tramite Riccardo Annibaldi Molara. Il de Clary ebbe incarichi di comando, re Carlo lo pagava in once d’oro e gli donò un feudo in Puglia che comprendeva un vasto territorio tra Gioia del Colle, Bitetto ed altre terre. Essendo marescalco fu governatore a Cefalonia. Morì ancora giovane lasciando il figlio Jean junior che sposerà la figlia del nuovo governatore di Cefalonia. La vedova Agnès intanto ereditò una parte di Gioia del Colle, si risposò con il marescalco Guglielmo de Milly, rettore della Calabria; il figlio Jean morì qualche anno dopo nel suo feudo pugliese. Tra i documenti si affaccia Marghérite figlia di Jean junior. La ragazza, orfana, venne accolta nella reggia a Napoli come damigella coetanea della figlia Eleonora. Marghérite baronessa di Gioia, Palo, Bitetto –fine 1200- sposò Raynaldo figlio del Panettiere Gayllard de Pies ma morì presto lasciando l’eredità dei Clary nelle mani dei Gayllard de Pies. Re Carlo II concesse a Paolo dei Conti di Segni, Rettore di Campagna e Marittima, di sposare Philippa, cognata di Marguérite. Le famiglie sono i nodi dei sistemi comunicativi esercitati dal potere tramite pratiche sociali, così bastò un matrimonio per avvicinare Napoli, Segni, Cori e i monti Lepini dove c’era turbolenza.

I Caetani erano in lotta contro Paolo Conti che non conteneva le prepotenze di Bonifacio VIII. Facile pensare che la costruzione delle Sipportica o per lo meno il progetto, forse cominciò nella prima parte del Trecento quando Philippa, per dote, portò l’intera eredità de Clary oppure la divise con i cavalieri de Clary rimasti? La posizione strategica del palazzo Chiari su porta Ninfina, a guardia dell’ingresso a Cori vicino alla via pedemontana, ci racconta che il collegamento verso Ninfa-Sermoneta passava sotto palazzo Chiari verso Piazza Signina e Segni. Quel percorso doveva essere difeso dai cavalieri militari de Clary rimasti divenuti Chiari, che potrebbero aver partecipato alla costruzione del palazzo sulle Sipportica per controllare il percorso e quel giglio sta ancora lì a dimostrarlo. Dall’ Istituto araldico si evince che i Chiari sono nobili di Bitetto, ovvero discendono dai de Clary. Philippa fu presente nel territorio. 100anni dopo i Gayllard de Pieserano gentiluomini di camera di re Ladislao di Durazzo che provvide alla roccatura delle mura di Cori, essi si fermarono a Velletri divenendo Gagliardi. Forse tramite questi legami parentali si spiega la presenza di Ladislao qui.

Giancarla Sissa

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