Alberto Savinio fratello di Giorgio De Chirico: una quasi clandestinità
Alberto Savinio è lo pseudonimo di Andrea de Chirico, è già grande e musicista riconosciuto quando a metà degli anni venti inizia a dipingere, mentre suo fratello Giorgio è da tempo noto e individuato pittore della cosiddetta “Metafisica”. I primi dipinti di Savinio hanno molti punti in comune con la poetica e con i temi usati dal fratello, fino al punto che in passato e in special modo fuori dall’Italia la pittura di Savinio sia stata sempre confrontata con quella di de Chirico e spesso messa in ombra per un falso giudizio di prevalente carattere “letterario” nelle tele di Savinio e di maggiore qualità pittorica in quelle di Giorgio. Si può dire che nel corso della sua vita e per vari anni dopo la sua morte, la pittura di Alberto Savinio rimase quasi nella clandestinità come del resto gran parte della sua produzione letteraria.

La mostra di Dusseldorf e Monaco, nei primi anni del 2000, per la prima volta presenta le opere dei due fratelli, rompe in maniera definitiva questo concetto di subalternità di Savinio nei confronti di de Chirico, mettendo in risalto il personale sviluppo di linguaggio dei due artisti. Tuttavia anche se le opere di più alto livello inventivo siano quelle del periodo del soggiorno parigino tra il 1926 e il 1933, avrà come amici Cocteau e Vitrac, molte occasioni d’incontro con Picasso, Derain, Ernest, Picabia e con lo stesso André Breton che citerà il suo nome tra gli iniziatori del surrealismo, anche se Savinio stesso ha sempre rifiutato che la sua produzione possa definirsi surrealista.
Nei primi anni Trenta, le manipolazioni fantastiche o grottesche delle immagini acquistano note di particolare violenza, che derivano sia da particolari stravolgimenti fisionomici dei personaggi sia da un uso sempre più frequente di colori forti e contrapposti, sia ancora all’inserimento di particolari iconografici come lampi nel cielo (Oreste et Pylade). Sono questi gli anni, dopo il rientro in Italia in cui la pittura di Savinio viene accolta dalla critica italiana con attenzione solo da alcuni intellettuali in qualche modo controcorrente come lo scrittore Elio Vittorini. La cultura italiana del tempo non è disponibile ad accettare una produzione, quale quella saviniana, orientata in chiave mitica, ma non classicista.
In questa situazione di isolamento dell’artista, seguirà una produzione di carattere innovativo più attutito; sicuramente dalla seconda metà degli anni Trenta e fino a tutto il decennio successivo, la produzione pittorica di Savinio subisce un rallentamento, mentre da risalto più all’attività letteraria e giornalistica. A partire dagli anni Quaranta, l’artista elabora una nuova fase della sua poetica e fa scelte “anomale” che non guardano all’arte e alla scienza come campi separati del sapere, ma vanno al di là del puro “letterato” e si interessa di teorie scientifiche moderne. È questo inedito incrocio di cultura manieristica e di pensiero scientifico, di mito e di teoria della relatività che portano Savinio a svuotare le “forme pittoriche” di ogni residua e illusoria pienezza di realtà con esiti nuovi anche per il panorama europeo.

Nel campo figurativo sperimenta tecniche di pittura decorativa e in collaborazione dell’architetto e pittore Enrico Galassi realizza mosaici, dipinge piastrelle di ceramica e disegna gioielli per la ditta Masenza di Roma. Nel 1941 progetta un pavimento in ceramica per la famosa Casa Curzio Malaparte a Capri e decora intorno alla fine degli anni quaranta con venti sue opere le cabine di prima classe della nave Conte di Biancamano. I dipinti e le grafiche saviniane di questi anni subiscono un importante momento di riflessione tecnica e di passaggio da una fase figurativa caratterizzata da deformazioni sgradevoli, visioni dell’orrido, chiusure soffocate dallo spazio. Nelle ultime tele tra il 1951 – 1952 subisce una metamorfosi in cui il colore diventa livido e terroso, la forma si sfalda e la materia pittorica, sempre assai spessa si coagula in grumi. Alberto Savinio muore a Roma il 5 maggio del 1952, il fratello Giorgio de Chirico sarà ancora attivo fino al 1978.
Giorgio Chiominto
Architetto