Europa: il passo falso della Meloni

Votando contro la Von Der Layen la Premier rischia l’isolamento dell’Italia.
Ha scelto la “coerenza” di Partito e non gli interessi della Nazione.
Dall’opposizione segnali seri di “campo largo”. Renzi prova a rimettersi in gioco

La calda estate della nostra Premier Giorgia Meloni, iniziata con i migliori auspici (con il successo suo e del governo nelle elezioni europee, ancor più rimarcato dai tonfi subiti dagli altri leader delle più importanti nazioni europee), si sta poi rivelando come peggio non si poteva: alla fine il blocco che tiene insieme forze moderate come il PPE e forze riformiste come i socialisti e democratici, e i liberali, con l’aggiunta dei Verdi, è riuscito ad imporsi, e bene, alla prova della rielezione di Ursula Von der Leyen alla guida della Commissione Europea, e il lavorio della nostra premier in Europa non è riuscito ad andare oltre uno scialbo e pressoché irrilevante voto contrario (dopo una iniziale timida astensione), col risultato di far risaltare ancor di più l’apertura green della Commissione, che assolutamente la nostra voleva scongiurare.

Peraltro è evidente che la novità politica dell’Europa 2024, dopo il voto, è venuta dalla crescita dei gruppi di destra più estremisti (Le Pen, Orban, e poi la Lega di Salvini – i cosiddetti Patrioti), rispetto ai quali il distinguo dei Conservatori Europei di Meloni è minimale: alla fine un gruppo di destra-destra ma un po’ meno destra dei Patrioti, però meno moderato dei Popolari Europei, un po’ un gruppo politico cuscinetto. E’ la prima volta che il governo italiano è all’opposizione del motore politico dell’Unione Europea, e certamente non è un bene per il nostro Paese: la patriota Meloni non ha dato una gran prova di sé nel momento in cui era chiamata a pesarsi politicamente sulla scena internazionale.

E si che la Ursula Von der Leyen aveva cercato in tutti i modi un dialogo con Giorgia Meloni, dandole copertura internazionale nelle sue uscite in Africa (un po’ meno in Albania), ed avrebbe gradito il voto italiano (come governo di una grande nazione fondatrice dell’Europa e non come forza politica dei Conservatori europei), anche per controbilanciare – da centrista di classe quale è (erede non a caso di Angela Merkel) – l’apertura ai Verdi.

Ora assistiamo ad un crescendo di critiche del nostro governo alla politica e al programma della neo-commissione (ed è già di per sé inaudito ed anche inquietante, a vederla da patrioti) e un metter le mani avanti nell’escludere che l’Italia venga trattata non certo al meglio dalla nuova commissione, soprattutto nella scelta del Commissario tricolore: insomma politicamente non si poteva fare peggio, e ciò probabilmente è il portato di un fardello identitario difficile da scrollarsi di dosso per la nostra premier, che così ha mancato la prima grande occasione per dimostrarsi una leader.

Speriamo bene (patriotticamente) per il nostro Paese, e sappiamo come sul piano dei conti pubblici e del debito i problemi non manchino e di come per avere il miglior trattamento possibile, dovremo tornare a dialogare e seriamente e senza spocchia, proprio con la Commissione Ue e con gli altri paesi forti, Germania e Francia in primis.

La deludente prova internazionale della nostra Premier (aggravata dalla scelta della Nato di nominare a rappresentante per il fianco sud uno spagnolo, malgrado il pressing del nostro governo), non deve però essere interpretata come uno scricchiolio di una maggioranza di governo, che al di là di piccoli distinguo, rimane sufficientemente forte e destinata a rimanerlo ancora. Va però segnalato, nelle fila dell’opposizione, che la più che buona prova di Elly Schlein e del Partito Democratico alle Europee di giugno, ha galvanizzato il fronte di centro- sinistra, facendo chiarezza sul ruolo centrale di guida di questo partito, chiamato a riunire intorno a sé le altre componenti nell’intento di dar vita ad un campo largo.

Il gruppo di Sinistra-Verdi ci sta; i 5 Stelle di Conte – con qualche riottosità – non può negarsi, e poi – e questa è una novità – persino Matteo Renzi e con lui altri del c.d. Terzo Polo hanno inviato segnali confortanti sulla costruzione di una futura forza di centro-sinistra senza veti di sorta: qualcosa allo stato meno che embrionale ma che almeno fa sperare che si ricrei nel nostro paese un bipolarismo vero e forte, e che il governo nazionale torni ad essere effettivamente
contendibile.

Antonio Belliazzi

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