Un albero di bell’aspetto, maestoso e spettacolare utile per le peculiarità fisiche, fisiologiche oltre che per le qualità nutra-ceutiche dei suoi frutti o semi

Il Noce da frutto (Juglans regia) o noce bianco è un albero della famiglia Juglandaceae, è più importante del suo genere, anche conosciuto come noce comune o reale. Il frutto (seme), detto anche noce, era utilizzato come alimento già 9000 anni fa e le prime testimonianze risalgono a Plinio il Vecchio e Columella (il VII e il V secolo a.C.). Il suo areale nell’era quaternaria si estendeva dalla Penisola Balcanica fino all’Asia centrale e tuttora sono presenti boschi di noce in Kirghizistan, sulla catena montuosa Tien Shan. È un albero vigoroso caratterizzato da un tronco solido, alto, dritto, con portamento maestoso e robuste radici fittonanti espanse, superficiali a maturità. Può raggiungere una altezza di 30 metri, è molto longevo e plurisecolare. Le foglie sono grandi, verde chiaro, composte ed alterne. È una pianta monoica per cui i fiori maschili sono riuniti in amenti penduli, lunghi 10-15 cm, con numerosi stami, che si evidenziano sui rami dell’anno precedente. I fiori unisessuali femminili si schiudono da gemme miste dopo quelli maschili (proterandrìa), sono solitari o riuniti in gruppi di 2-3, raramente 4, appaiono sui nuovi germogli dell’anno, in contemporanea alle foglie.
Il frutto è una drupa, composta dall’esocarpo (mallo) carnoso, fibroso, che annerisce a maturità liberando l’endocarpo legnoso, il seme (o noce vera) composto da due valve che racchiudono il gheriglio. Fiorisce in aprile e la maturazione si ha verso settembre-ottobre. Il noce fu introdotto in Europa tra il VII e il V secolo a.C., in e in America nel XVII secolo da coloni inglesi. Le nazioni che vantano una buona presenza di Juglans regia in coltura sono Francia, Grecia, Bulgaria, Serbia e Romania oltre che Cina, Asia, California, USA e il Cile.

In Italia si coltiva soprattutto in Campania che conta circa l’80% della produzione nazionale di frutto. Esistono impianti specializzati da frutto e da legno, nella Pianura Padana e nel centro Italia. Il noce comune tollera bene suoli debolmente basici e calcarei, mentre il noce nero (Juglans nigra) esige terreni freschi e leggermente acidi. L’acqua in tarda primavera è fondamentale per la fioritura. Comincia a produrre al quinto anno, entra in piena produzione dal 25º anno fino ai 70 anni. Il noce nero può essere usato come porta-innesto. Come noto, dopo la raccolta, le noci vanno fatte asciugare e ripulite dal mallo che ricopre il guscio legnoso; infine si fa seccare per consentire la conservazione. Le radici del noce producono lo juglone che, per allelopatia, risulta tossico per altre specie la cui crescita nelle vicinanze viene pertanto inibita.
Tra le malattie importanti che possono danneggiare il noce possiamo ricordare: mal nero (Phytophthora cactorum) e antracnosi (Gnomonia juglandis). Riguardo i parassiti animali vi sono insetti lepidotteri (Cydia pomonella e Cydia splendana) e un coleottero, oltre al maggiolino (Melolontha melolontha), i vari afidi, come Panaphis juglandis e Cromaphis juglandicola, specie-specifiche per Juglans regia. Il noce è molto coltivato per i suoi molteplici usi del legno per mobili, intarsi, impiallacciatura. Il suo legno duro è piacevolmente venato e di un colore caratteristico. È commercialmente noto in Italia come “Noce nazionale”. Le noci sono prevalentemente consumate come frutta secca. Per pressione delle noci verdi si può ottenere un olio alimentare e per le pitture ad olio. Da evidenziare che sono spesso usate anche per ottenere vino (nocino) diffuso in Europa.
In passato è stato utilizzato nel trattamento di eczemi cronici e artrite urica. Le sue foglie, assunte per via orale (infuso, decotto, tisana), sono ancora ritenute utili nelle malattie del ricambio: diabete, gotta, obesità; per favorire la diuresi, stimola la funzione epatica ed è utile nelle affezioni reumatiche e nel rachitismo. L’olio di mallo di noce esercita una funzione protettiva contro i raggi solari, grazie alla presenza dello juglone. La Produzione mondiale è di 7.000.000 q. così suddivisa: USA 50%; Cina: 20%, India, 4%; Francia, 3%, Italia 3%; Spagna:,3%; Turchia, 3% ; altri paesi14%. All’importanza delle noci, il Manzoni, dedica un paio di pagine del Capitolo III de “I promessi sposi”, in cui parla della “questua delle noci” di Fra Galdino, il frate cappuccino al quale Agnese e Lucia si rivolgono per mandare un messaggio urgente a Fra Cristoforo, riempiendone la bisaccia di noci, affinché non prosegua la sua questua e rientri subito in convento per portare il loro messaggio. Tra le varietà coltivate, oltre alla noce di Sorrento ricordiamo: Franquette (Francia) e Mayette (California).
Giovanni Conca
Fitopatologo