La sua ironia, la sua voce profonda, il suo sorriso beffardo, l’immancabile sigaretta tenuta tra le dita e la giacca con le maniche arrotolate. Sono queste le immagini e i ricordi che più di altri mi vengono in mente quando penso a quel “geniaccio” di Pino D’ Angiò, ennesimo figlio di quella regione campana, in questo caso Pompei, che tanto ha dato alla musica italiana e che ci ha lasciato recentemente.

D’Angiò è stato un artista libero, folle e geniale ma con un notevole fondo di consistenza umana. Oltre ad essere autore, compositore e cantante, è stato attore, doppiatore e produttore musicale. “Ma che idea” è stato certamente il successo che lo ha portato alla ribalta ma anche molti altri brani notevoli fanno parte della sua produzione artistica, una produzione sempre proiettata nel futuro e che ha anticipato mode e costumi. Voglio citare e sintetizzare ciò che le persone a lui care hanno espresso subito dopo la sua scomparsa, parole che mi hanno particolarmente colpito. “Sei stato il più bel regalo che la vita potesse fare alle persone che hanno avuto il privilegio di conoscerti. La tua anima ha danzato sulle gioie e sulle sofferenze sempre allo stesso modo, con la forza delicata di un leone sorridente. Tutto. Oltre l’immaginabile. Questo eri, sei e rimarrai”.
Roberto Bernardi