rESTATE con Bourgeois

L’unica artista donna alla quale il “MoMa” di New York ha dedicato una retrospettiva

Passerà il caldo afoso di questi giorni e con esso anche la pigrizia nel pensare di mettersi in auto o in treno e muoversi verso quelle che in genere sono tra le città più calde della stagione. Passerà il caldo afoso e porterà di sicuro la voglia di uscire dal chiuso di questa città. Dopo il mare, le piscine, le piste ciclabili in Trentino c’è spazio anche per una passeggiata fuori porta in tre tappe: Firenze – Roma – Napoli. Louise Bourgeois è la donna-artista che ci aspetta, ci spiazza, ci travolge in luoghi storici e meno, delle tre città. Morta quasi centenaria è stata l’unica artista donna alla quale il MoMa di New York ha dedicato una retrospettiva (1992). È un’artista di quelle viscerali, crude, che non usano mezze parole per entrarti dentro. Insomma un artista di quelli che piacciono a me. Nelle tre sedi espositive si riconosceranno le opere e i cicli che l’hanno resa famosa al grande pubblico – cosa avvenuta in età avanzata – i temi cari a tutta la sua ricerca durata oltre sette decenni.

Il problema di questo genere di artisti, quando decidono di diventare grandi, è che ad un certo punto capiscono che il loro dramma è il dramma di tutti. Intuiscono che le loro storie, perlopiù drammatiche, sono le storie della collettività. I loro temi, quindi, non sono i temi di private elucubrazioni mentali comprensibili solo a loro, ma sono temi universali. Il loro lavoro diventa megafono plurale e collettivo, poliglotta e plurietnico.

A Firenze ci parla del suo rapporto viscerale con la madre, restauratrice di arazzi, vittima di un marito che torna profondamente cambiato dalla Grande Guerra e che troverà pace solamente nel tradimento continuo. Il ragno (tema ricorrente negli anni), è sua madre. Intelligente come lei, protettrice come lei, tessitrice come lei. Ma è anche una madre che oltre a proteggere, chiude, ingabbia involontariamente quella bimba già segnata dal dolore. La serie delle gouache (inchiostro diluito su carta bagnata), sono opere bellissime. I corpi femminili, i seni ritratti diventano paesaggi, mutano forma e sembrano materia astratta che si muove nella cornice dei fogli. Il rosso è il colore del sangue, della passione, dei fluidi della donna. Non c’è mica da aver paura. È il processo di catarsi che la Bourgeois mette in atto per superare i traumi subiti da giovanissima. È il risultato di anni di analisi, di ricerca introspettiva che non poteva portare che a questa cifra stilistica e formale.

A Roma, al Museo di Villa Borghese, le sue opere, perlopiù sculture creano un cortocircuito con le opere barocche del museo. Ogni particolare è buono per creare quello spiazzamento nello spettatore. Una scala che non porta da nessuna parte è preceduta da due sfere di legno. Evidentemente sono due testicoli e il rimando è inevitabilmente al rapporto con il padre. La scala è quella dove lei si nascondeva per spiarlo, anche durante i suoi ripetuti tradimenti. Da Roma a Napoli, prima della sfogliatella, ne- gli spazi di Studio Trisorio, galleria contemporanea, per una selezione di gouache e piccole sculture.

Edoardo Bernardi

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora