Briciole di genealogie

Tra paesaggi soltanto sfogliati
raccolgo briciole di genealogie,
disperse sui sentieri coltivati
delle antropologie.

Palazzi, viaggi, bisogni, persone
mostrano le molte diversità
della ricchezza e della povertà.

Ed intanto riaffiora,
lentamente risciacquato,
Il futuro del nostro passato.

Come Pollicino gettò briciole sulla terra per ritrovare la via di casa, così io seguirò il percorso narrativo seguendo briciole di fonti archivistiche. L’itinerario familiare è un cammino all’interno di persone, fatti sentimenti, c’è sempre qualcosa nuovo da mettere in luce.

Riprendo il discorso sul palazzo Annibaldi della Molara, ora palazzo Fochi, tramite le famiglie marchionali Annibaldi, Serlupi, Caucci che furono presenti nel palazzo. Padre Santhe Laurienti nell’: Historia Corana, Cap. III Antichità di Cora c. 5v, introduce l’argomento: «… le mura ciclopiche erette con mente ammirabile e grande forza, costruite forse prima del diluvio dai giganti così forti da innalzare pietre una sull’altra….». Subito nomina il palazzo edificato sulle mura ciclopiche da Tiberio Annibaldi Molara nel 1637 per informarci:«…lì sotto non si trovano spazi sotterranei…». La nobiltà, per tutelare il mantenimento di patrimonio e privilegi, “coniò” parole come: primogenitura, maggiorasco, casato, fedecommesso…ovvero: regole araldiche. Il problema degli Annibaldi Molara, ma anche di molte altre casate, fu quello di avere nelle generazioni un’avara primogenitura maschile e una florida discendenza femminile. Pertanto fu stabilito che il marito della primogenita rinunciava al nome della propria casata per assumere il cognome della moglie e tramandarlo. Da Giovanni e Caterina Nunez nacque la primogenita Isabella che non si sposò, Cleria e Maddalena nel 1725 sposarono i fratelli Lorenzo e Giovan Filippo Serlupi. (Roma: Archivio del Vicariato, Parrocchia SS. Apostoli Registro dei Matrimoni). Lorenzo sposò la secondogenita Cleria assumendone il cognome, nacque Laudomia Annibaldi Molara. Giovan Filippo Serlupi sposò la sorella Madda- lena, nacque Girolamo Serlupi. Cleria morì a 32 anni, Maddalena rimase vedova a 32 anni, così Lorenzo Serlupi (Molara), Cavallerizzo del Papa, fu l’unico familiare maschile a tutelare: figlia, nipote, cognate. Laudomia Annibaldi Molara sposò G. Battista Caucci, conservatore di Roma più volte e consanguineo del patriarca di Costantinopoli Filippo Giosia Caucci. Girolamo Serlupi sposò Marianna Mellini.

Infatti, sfogliando gli Stati delle Anime dell’ Archivio del Vicariato di Roma, Parrocchia dei SS XII Apostoli, trovo che in casa Annibaldi negli anni 1723-’26 le donne della signora erano: Anna Palombelli di 45 anni, zitella, Celestina Ceracchi di 30 anni zitella, ambedue di Cori. Dall’ Archivio Storico Capitolino-Archivio Serlupi: Delle spese dell’Il.lma Maddalena riporta che nel 1737 Maddalena era a Cori: «…Per aver fatto fare la novena di S. Luigi nella chiesa di S. Pietro, per la cera ed altro scudi 2:60, per le messe. s.1:20, alla balia Antilia, s. 2:20». In estate il palazzo accoglieva gli ospiti; uno stuolo di serventi curava la casa e il parco. Per arrivare a Cori il tragitto riservava sempre sorprese. Lasciata l’Appia spesso s’incontravano viottoli inondati dai ruscelli ingrossati dalla pioggia, era arduo il procedere. (Viterbo, A. Diocesano, Causa di Beatificazione di suor Lilia). Accadde nel 1760 che Isabella con gli ospiti: i nobili Andreozzi- Perti, il patriarca di Costantinopoli Filippo Giosia Caucci ed altri, procedevano su due carrozze; prima di giungere a Giulianello nell’attraversare un fossetto impetuoso per l’abbondante pioggia, i cavalli s’impennarono e una carrozza si rovesciò! L’equipaggio si ammucchiò l’uno sull’altro, scopriamo che Isabella era alta e robusta e il patriarca era pingue. Tutti rialzandosi fradici ed ammaccati salirono sull’altra vettura. Arrivati a Giulianello si rifugiarono nella chiesa attendendo la riparazione della ruota, poi si rimisero in viaggio. Giunti alla cappellina della Madonnina dei Monti cominciava la salita per Cori alto, sassosa e difficile, tanto che dovettero percorrere tratti a piedi. Finalmente, stremati, si riposarono nella chiesetta di S. Nicola e poi giunsero a Cori. La vita al palazzo era vivace e piena di ospiti. Il patriarca Filippo Giosia Caucci era presente a Cori, portava il Calice nelle colorate processioni del Corpus Domini.

Comprò una casa vicino al palazzo ma consumava i pasti in famiglia. Le sorelle Annibaldi Molara ben conoscevano Costanza Mattei che aveva sposato un Caffarelli loro cugino. Certamente furono invitati al palazzo Clara Mattei, parente di Costanza, con il marito conte Cataldi e i loro figli. Ipotizzo che anche i conti Fini fossero ricevuti, le mogli dei fratelli Fini erano le contesse Stampa e Scotti due casate importanti.

Dall’ Archivio Storico Capitolino: Entrata e uscita particolare dell’Ill.mo Gio Filippo Serlupi tenuta dal sig. Domenico Mancini M.ro di Casa e Della famiglia salariata del marchese Girolamo Serlupi Crescenzi presso la suddetta Ill.ma marchesa Maddalena Molara Serlupi emergono le spese fatte da Maddalena per pagare servitù, sarte, stoffe, biancheria, busto, mantelle, parrucchiere, cioccolata, caffè, gioco del lotto, biscotti di Savoia e anche la dote ad una povera ragazza romana entrata nel monastero di Viterbo. Inoltre le spese per l’educazione di Girolamo: lezioni di scherma, precettore, abiti, maestro di ballo. Quando Girolamo superò i 20 anni ebbe in mano le ricchezze di famiglia, ogni mese elargiva una somma alla madre per soddisfare le sue necessità. Con la moglie Marianna fece offerte ai monasteri francescani femminili di Cori e di Viterbo. Dopo il matrimonio del figlio, Maddalena si prese un momento di libertà recandosi a Napoli dove visse lunghi mesi e partecipò alla vita della corte borbonica. Il musicista spagnolo Domingo Terradellas le dedicò l’opera Merope.

Giancarla Sissa

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora