Rigenerazione non più rinviabile
Parlare di identità e integrità di un territorio è cosa abbastanza complessa, molti sono i fattori che vanno a influenzare questi due concetti. Con il termine identità ci si riferisce sia alle caratteristiche materiali e fisiche di un territorio, sia a come queste sono percepite dalle persone che lo abitano e lo vivono quotidianamente, la strada, il palazzo, il quartiere, lo spazio comune, la piazza, sono elementi costituiti da un insieme di riferimenti emotivi, culturali e sociali legati a uno spazio particolare che può essere sia fisico, sia immateriale, come fatto culturale e condiviso. Quando pensiamo alle città e al loro patrimonio storico, dobbiamo prendere in considerazione anche i valori, le relazioni, le pratiche e le memorie i cui significati sono percepiti ed emanati dalla comunità stessa attraverso processi sociali e di coscienza.
In questo senso, vi è un legame profondo tra rigenerazione urbana, spazi, relazioni sociali, identità territoriale e appunto, senso del luogo: rigenerare significa non solo riorganizzazione degli spazi rendendoli più fruibili e attraenti, ma riattivazione e rielaborazione proprio del senso del luogo.
L’Amministrazione comunale di Cori sta portando avanti un programma di recupero che riguarda i Centri Storici di Cori e Giulianello con la redazione di importanti strumenti quale il Piano del Colore già adottato e il Piano Particolareggiato in corso di redazione. Redigere un piano di recupero del Centro Storico presuppone un atteggiamento d’amore per la “città storica” e il riconoscimento di alcuni abitati come beni culturali. Pensare alla conservazione di un Centro Storico significa (e per una amministrazione diventa fondamentale), trasmettere alle generazioni future concetti e valori di un proprio patrimonio culturale.

La condizione indispensabile affinché i centri storici vengano conservati e vivano è quella di favorirne l’uso e la fruizione più ampia degli spazi; senza la presenza costante di persone che in quei luoghi risiedono, in assenza di attività, questi patrimoni non potranno essere trasferiti nel tempo. Non va inoltre dimenticato che il patrimonio architettonico costituisce un capitale, oltre che spirituale e culturale, anche economico e sociale di valore insostituibile. Questo nostro territorio e quello che abbiamo intorno, il territorio Lepino per intenderci, è ancora un territorio sotto certi aspetti integro caratterizzato da una precisa identità storico – culturale, dalla presenza di istituzioni attive nel settore culturale: l’arte, l’ambiente, la cultura del cibo, la storia; diventano proposte attrattive.
Sarebbe opportuno però
indirizzare una politica
d’intervento comune: restauri,
recupero e valorizzazione di
alcune eccellenze allo scopo
di avviare un significativo
intervento culturale ed
economico atto a fondare una
politica di sviluppo territoriale
mettendo in rete tutte le
risorse che abbiamo, mirando
possibilmente ad un “Prodotto
Culturale Lepino”.
Dal Lago di Giulianello, oggi monumento naturale, al Giardino di Torrecchia Vecchia, per non parlare del grande monumento naturale Giardino di Ninfa, considerato tra i più belli d’Europa, alle nostre montagne, ai nostri centri storici; i Lepini, posseggono un patrimonio d’eccellenza che va mantenuto integro il più possibile, valorizzato e fatto conoscere. È importante sottolineare la possibilità di coinvolgimento di imprese importanti; così come diventa necessario il coinvolgimento di tutte le attività culturali, le quali potranno con- tribuire in maniera significativa alla crescita del tessuto socio – economico con l’obiettivo di creare una rete delle eccellenze territoriali.
Il “Prodotto Culturale Lepino” per la sua strategia, per la storia che può raccontare, per le attività che può sviluppare ha forse davvero la possibilità di agire da volano di crescita e di sviluppo di questo territorio attraverso un progetto condiviso e in tempi ragionevoli. Vorrei concludere riflettendo sul concetto di bene comune; ormai molto spesso si parla di salvaguardia del nostro pianeta, di ecologia, di pace e di bene comune, ma come mettere in pratica tutto questo, che sulla carta rappresenta la logica risposta ai disastri naturali e sociali che si verificano sempre più frequentemente nel nostro pianeta, ma che nella pratica finiscono normalmente e puntualmente per essere subordinati alle logiche del profitto e delle disuguaglianze? Tra i beni comuni dobbiamo menzionare il paesaggio, il patrimonio culturale e storico artistico, questi sono valori dell’umanità, ingredienti essenziali della democrazia.
Pertanto ritengo che l’architetto, figura sicuramente coinvolta in molte di queste scelte, non deve ritenersi solo al servizio dei suoi committenti, ma deve tenere presente un quadro più vasto includendo l’intera comunità dei cittadini. Il bene comune impegna tutti i membri di una società: nessuno è escluso dal collaborare, a seconda delle proprie capacità e competenze. Purtroppo lo spirito civico è poco percepito, scomparso dall’educazione civica scolastica e troppo spesso da quella familiare, è necessario riconoscere con obiettività che spesso la mancanza di percezione del paesaggio come bene collettivo da parte di molti dei cittadini, ma anche da parte di esperti del settore, è forse il motivo determinante della drammatica situazione; conseguenza di ciò i grossi danni ambientali. A poco serve scrivere di ambiente, di territorio, di paesaggio, parlare di rigenerazione, di tutela dei Centri Storici e dei beni culturali, di civiltà se non si formano le coscienze e le culture alla preservazione e alla conservazione di tutto questo.
Giorgio Chiominto
Architetto