Nonostante le leggi liberticide del governo i partiti democratici si chiudono nelle loro stanze: niente mobilitazione
A margine del convegno del Corace del 7 settembre scorso emergono degli spunti di riflessione. A parte la lodevole iniziativa da attribuirsi all’ attività del direttore del nuovo mensile, a parte anche la buona riuscita del dibattito e la buona partecipazione dei cittadini, dibattito forse poco concreto perché puntato su troppi temi assai vari ed ampi, quella che si è notata è la sostanziale assenza della politica locale, che non solo si sottrae dallo svolgere quello che sarebbe un suo compito peculiare, sollecitare il dibattito sulle questioni cittadine e portare a conoscenza i cittadini dei propri programmi amministrativi e politici, ma neppure si interessa se il dibattito viene sollevato da altri, quali appunto il Corace. Deve essere una caratteristica della politica attuale, quella dell’ asfissia dialogica, dell’assenza dalla vita pubblica, dell’ agorafobia, una sorta di paura di esporsi al dialogo con i cittadini, per tenere chiuse negli spazi del potere le proprie prerogative decisionali. E non si tratta solo della politica locale, ma anche della politica nazionale che non accenna ad esempio neppure uno straccio di reazione alle proposte liberticide del governo sul decreto sicurezza, il quale tende appunto a limitare l’ accesso alle piazze e alla partecipazione popolare facendo divenire la resistenza passiva alla Gandhi una sorta di attentato alla tranquillità della vita pubblica, che più asfittica di così non può essere. La politica si chiude nelle proprie stanze custodendo gelosamente le proprie prerogative e dimenticando che ella esercita la sovranità sulla città e sulla nazione in nome del popolo e non in nome proprio. Una sorta di gelosia del potere che fa diventare esercizio riservato quello che dovrebbe essere un carattere precipuo della politica, la pubblicità della propria azione. Dopo la Res Publica la gestione del governo diviene Res privata, rischiando di avvicinarsi a Res nostra. Una deriva tipica di questi tempi moderni che chiama alla necessità di un nuovo impegno civico.
Tommaso Conti