Fitto deve superare l’esame: o europeista o sovranista. La Premier sbanda tra amichettismo, gossip e Salvini. Per la segretaria PD si complica il “campo largo”
Dopo la calda estate ravvivata nel governo dalle note vicende che hanno visto come primo attore il ministro Sangiuliano, costretto a poco onorevoli dimissioni a causa di una vicenda da gossip e non solo (perché obiettivamente grave), ci avviamo nella politica nostrana ad una fase non brillante, dai colori cangianti e con ombre e luci, in linea con la stagione autunnale e col clima tipico di questi mesi. Il governo ha incassato la nomina a commissario europeo di Raffaele Fitto, e la premier sbandiera il tutto come un successo della sua politica, che avrebbe fatto sentire con autorevolezza la propria voce in campo europeo.
La realtà mi pare un po’ diversa: indubbiamente si tratta di una nomina di peso (oddio non come quella che abbiamo avuto in questi anni con la delega all’Economia a Gentiloni, e nemmeno lontanamente paragonabile al Prodi Presidente di Commissione o al Monti commissario forte all’epoca voluto da Berlusconi), per cui la propaganda della destra (che enfatizza oltre ogni limite anche la carica di vice presidente esecutivo insieme ad altri cinque colleghi) è grancassa di parte, e va detto che comunque è l’Italia che non poteva essere certo trascurata o penalizzata, e non il governo di destra, la cui premier peraltro ha votato contro la Von Der Leyen a Presidente della Commissione.
Ciò non di meno si tratta di una nomina di peso, che ha scongiurato anche i desideri di alcuni a sinistra che, pur di azzoppare il governo Meloni, avrebbero ben visto un ridimensionamento del nostro paese negli equilibri europei. Ovviamente, dopo le nomine viene il tempo delle politiche concrete e qui vedremo se il commissario Fitto farà prevalere la propria vocazione europeista (in linea con la sua storia di politico di scuola democristiana) e trascinerà con sé il governo italiano, o se dovremo aspettarci scelte identitarie di destra che isolerebbero, quelle sì, il nostro paese rispetto alle altre nazioni trainanti dell’UE; dovremo anche stare attenti ai nostri conti e soprattutto al debito pubblico, dove in UE contano molto i falchi e rigoristi.
Il governo poi dovrà saper gestire la fase di fibrillazioni nella coalizione, dove soprattutto la Lega di Salvini ogni giorno prova a mettere benzina sul fuoco, ora con le leggi c.d. Sicurezza (che invece rappresentano un arretramento delle politiche democratiche e che sanzionano addirittura anche le stesse libertà di manifestare) ora con altro, e soprattutto in virtù della vicenda processuale che vede Salvini imputato per sequestro di persona nel caso Open Arms, con la pesante richiesta del PM di 6 anni di reclusione, e ciò pone la premier in una situazione delicata con l’alleato, auspicando da parte nostra che non perseveri nella solidarietà espressa al ministro con condanna dell’operato degli organi giudiziari, che sono costituzionalmente indipendenti. Sul fronte dell’opposizione si procede, ma si naviga sostanzialmente a vista.
Si parla di “campo largo” ed anche larghissimo (con tutti dentro), ma il lavoro che con pazienza e determinazione va portando avanti Elly Shlein col suo partito è spesso sottoposto ad un gioco di distinguo, veti e controveti (in primis dei Cinque Stelle di Conte, diretti verso Renzi e Calenda), con i Cinque Stelle poi ci sono elementi politici importanti (politica estera, guerra in Ucraina) di divisione (ma anche interni, come la vicenda Rai ha dimostrato in questi giorni), che mettono a rischio la stessa credibilità di una proposta di governo alternativa a quella che c’è attualmente. C’è da segnalare poi la rottura tra Grillo e Conte, che potrebbe comportare anche una scissione; e va registrato il fuggi fuggi che ha investito Azione di Calenda, con la sostanziale fine di un c.d. terzo polo troppo diviso oltre che poco seguito dall’elettorato, con Renzi che adesso è tornato a parlare di bipolarismo e di centrosinistra largo, con reazioni diverse e anche contrapposte nel fronte del centro-sinistra, dove l’ex Premier è visto come altamente divisivo.
Ma, al di là dei timidi passi di costruzione di un fronte alternativo – comunque da registrare positivamente – ed al netto delle polemiche e frizioni tra le varie forze che lo compongono (o dovrebbero comporlo), il dato che emerge è quello che ancora manchi un serio progetto di governo, alternativo alla coalizione al potere, e tale da seriamente competere con il fronte antagonista.
Antonio Belliazzi