L’EDITORIALE: Gli indifferenti

Leggi liberticide e guerre dovrebbero indurci ad un allarme delle nostre coscienza. Stiamo andando verso uno Stato di Polizia. Manca un sussulto democratico. I principi di civiltà si stanno sfaldando.

“Più la caduta di un impero si avvicina, più le sue leggi sono folli”
Marco Tullio Cicerone

Siamo perfettamente consapevoli che in Italia non c’è nessun impero, ma solo una sconcertante armata BrancaMeloni con una Premier che arranca tra la necessità di non mollare l’Unione Europea dalla quale, anche per calcolo della Von Der Leyen, è riuscita ad ottenere una vicepresidenza affidata a Raffaele Fitto; ex democristiano (ora con casacca FDI) e quindi tutt’ora democristiano, come tutti i democristiani per i quali – ragionava il Principe di Salina ne Il Gattopardo – “è necessario che tutto cambi affinché nulla cambi”, e il legame di cuore con Orbàn e tutta la fascisteria dell’est e dell’ovest. Una profonda ambiguità, forse tattica, ma che la Premier si porta appresso e che prima o poi dovrà sciogliere.

Ma è ben altro quello che ci preoccupa; che tra un diversivo e l’altro, una distrazione di massa e qualche gossip, tra un Sangiuliano che va e un Alessandro Giuli che arriva (alla Cultura), tra un Lollobrigida che ferma i treni e un’Arianna Meloni che si dichiara vittima di un’indagine che non c’è, stanno passando leggi liberticide che non sono un semplice schiaffo alla nostra Costituzione, ma un vero e proprio stupro. Dagli incrementi esponenziali di arresti (poi si dicono garantisti, ma solo per i loro amici) alla quasi abrogazione del diritto di manifestare, alle limitazioni degli scioperi. Per non parlare della violenta, in qualche caso volgare, aggressione all’autonomia della Magistratura, ai limiti dell’eversione.

Siamo al trionfo della pancia sulla ragione e sul cuore, soprattutto se si pensa alle politiche verso i migranti.

Dinanzi a questo stravolgimento di quei princìpi di civiltà liberale che hanno caratterizzato l’Italia dal dopoguerra sino agli inizi della cosiddetta Seconda Repubblica e che ne hanno segnato la credibilità e l’affidabilità nel suo ruolo nell’Europa Occidentale (l’Italia – non lo dimentichiamo – è tra le Nazioni fondatrici dell’Unione), avvilisce la totale indifferenza della gran parte della popolazione. Senza scomodare Antonio Gramsci “Odio gli indifferenti”, noi che – per ragioni tristemente anagrafiche – abbiamo memoria della Prima Repubblica, ricordiamo che alla fine del secolo scorso, ed anche prima si mobilitavano milioni di cittadini per molto meno: ricordiamo ad esempio – la cosiddetta “Legge truffa” del ’53 che prevedeva un premio di maggioranza del 65% dei seggi al gruppo di liste che superavano il 50%. Il Premierato è molto peggio.

Le piazze si riempivano, la democrazia veniva difesa dai vari tentativi di minarla, con le unghie e con i denti perché essa veniva considerata valore non negoziabile, come i diritti sociali e – a partire dagli anni ’70 – anche quelli civili. In copertina c’è un’immagine: i cittadini che voltano le spalle a ciò che sta accadendo proprio dietro di loro e fissano nel contempo, immobili, il mondo con le sue catastrofi. Anche dinanzi a queste guerre essi restano ignavi, ma soprattutto ignari che si sta precipitando in un terzo conflitto mondiale.

Certo; grande è la responsabilità dei partiti, soprattutto di sinistra! Grande è la responsabilità della politica in senso più esteso che non si interroga sulla natura dell’astensionismo alle elezioni! Anzi ne trae un giovamento. Ma grande è anche la sciatteria della pubblica opinione, di quel “cittadino” che – privandosi della dignità che come tale dovrebbe appartenergli – si rinchiude nel proprio, spesso misero, “particolare”. E non si rende conto che queste restrizioni delle libertà cosi come le tragedie belliche potrebbero manifestarsi dinanzi a noi come un vortice pronto a trascinarci nel fango melmoso di una Storia che assolutamente non si deve più ripetere.

Emilio Magliano

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