L’Ibisco

Per il pianeta da salvare non si può non riferirsi al mondo animale e, particolarmente, al mondo vegetale che è un pilastro insostituibile, paradiso di biodiversità per il clima e per la vita

Tra le straordinarie piante erbacee, arbusti ed alberi meravigliosi, che spesso risultano autenticamente
stupefacenti ed importanti oltre che utili per non dire indispensabili per l’Uomo, abbiamo l’Ibisco. Un genere di piante della famiglia delle Malvacee e che comprende oltre 400 specie. Un appellativo che deriva dal greco e forse assegnato da celebre Dioscoride.

Tale genere comprende piccoli alberi o arbusti e piante erbacee annuali o perenni. Presenta una distribuzione cosmopolita, essendo diffuso nelle varie aree tropicali e temperate di America, Europa, Africa, Asia ed Oceania. Risulta una pianta molto apprezzata nei Paesi del Centro America e alle Hawaii, dove specie provenienti dalla Cina si sono incrociate con le quelle endemiche hawaiane dando origine a piante davvero spettacolari. Troviamo peraltro grandi coltivazioni di Ibisco anche in Australia e in Nuova Zelanda. Altre specie erbacee originarie del Nord America si riferiscono all’Hibiscus militaris dai larghi fiori campanulati e colorati di rosa-crema, come Hibiscus moscheutos che hanno dato origine a varietà di fiori dai colori rosso, rosa, bianco, giallo ed arancione e Hibiscus rosa-sinensis, Capo Verde. Quattro specie di arbusti, endemiche dell’Australia ed incluse nel genere Hibiscus, sono state inserite nel genere Alyogyne Alef già nel1863. In Italia l’Ibisco per antonomasia è l’Hibiscus syriacus, che è la specie ornamentale più diffusa, un arbusto a foglie caduche che fiorisce da luglio ad ottobre, è molto diffuso in coltivazione come pianta ornamentale, in diversi giardini e come arredo urbano.

Inoltre, in Italia sono presenti, allo stato spontaneo Hibiscus palustris, Hibiscus trionum. Nell’Italia centro-meridionale si trova come specie spontanea, nelle scarpate o prode di fiumi l’Hibiscus roseus, una pianta bella con steli alti ricoperti di grandi fiori di colore rosa vivo. Abbastanza diffuso è anche l’Ibisco palustre (H. palustris), una pianta erbacea perenne a foglie caduche, originaria dell’Asia e del continente americano, che sviluppa fusti legnosi eretti, alti da 80 a 150 cm, ricoperti da una sottile peluria, larghe foglie ovali, talvolta allungate e/o trilobate, verdi sulla pagina superiore, biancastre e tomentose sulla pagina inferiore, dentate. Questa per tutta l’estate produce numerosissimi fiori a forma di imbuto, larghi 15–20 cm, di colore bianco o rosa, ma esistono peraltro anche ibridi con fiori di colore rosso intenso.

Al fine di favorire una fioritura più abbondante si consiglia di asportare tutti i fiori appassiti; in autunno la pianta perde completamente le foglie e talvolta tutta la parte aerea, che si svilupperà in maniera vigorosa la primavera successiva. In natura, come accennato, gli arbusti costituiscono larghe colonie, nei pressi di paludi o di corsi d’acqua lenti e poco profondi. In genere queste piante si sviluppano sulle rive di corsi d’acqua o di paludi, anche in vicinanza di acque salmastre, ma risultano peraltro anche ibridi l freddo delle altre e difficilmente sopportano la siccità.

Le specie più utilizzate come piante ornamentali sono le numerose varietà di H. syriacus, rustiche e resistenti al freddo, a foglie decidue, fioritura estiva con fiori colorati di bianco, rosa, viola e lilla, coltivate anche ad alberello; le varietà di H. rosa-sinensis, che vengono coltivate in piena terra solo nelle zone a clima invernale mite, con foglie ovali persistenti, di colore verde scuro lucido, con fiori ad imbuto di colore rosso smagliante, che fioriscono uno alla volta dalla primavera all’estate. L’H. syriacus, come noto, viene utilizzato sia nei giardini che in vasi su balconi e sui terrazzi, come alberelli isolati o per la formazione di siepi fiorite; l’H. sinensis può essere coltivato facilmente nei giardini solo nelle zone a clima mite, mentre nelle zone con inverni piuttosto rigidi viene coltivato in vaso e ritirato in serra e ripari vari all’inizio dell’autunno.

Comunque, sembra opportuno ed importante evidenziare che, tra i tanti utilizzi delle numerose specie, risulta che con i fiori di Hibiscus sabdariffa si possono ottenere oltre a diverse confetture anche un buon “karcadè”. La Natura, ad ogni modo, merita responsabilmente e scienza e conoscenza responsabile oltre che amorevoli cure e rispetto che altro non è che Amore per il creato!

Giovanni Conca
Fitopatologo

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