Agorafobia

Cittadini e governanti in fuga

Termine derivato antico. Significa, come sanno le persone colte e coloro che amano istruirsi sulla settimana enigmistica, paura della piazza o degli spazi aperti. Per associazione di idee si potrebbe tradurre come paura di uscire allo scoperto. Gente che conosce le leggi della prospettiva : sanno che, nani qual sono, visti da lontano sembrano giganti.

Nell’ultimo numero del CORACE Tommaso Conti, con questo termine, ha voluto dire di quella paura di molti Politici a parlare con la gente, informarla delle idee che hanno in mente per rendere la vita dei cittadini meno precaria e l’aspetto della loro città più godibile e attraente. Da questa omissione la piazza allora, da luogo della civica partecipazione, diventa suo malgrado, il confessionale laico di un borbottío che non troverà mai pace né un Prete che lo assolva. Tutto il contrario di quel che accadeva nel V dal greco e nel IV secolo a.C. ad Atene o nella Roma dei Comizi curiati dove la gente esercitava vera partecipazione verso la cosa pubblica.

Caro Tommaso, ti garantisco che questa renitenza e la reticenza che ne deriva non sono fenomeni solo coresi! È tutta l’Italia che risulta imbolsíta nella stolta indolenza degli “dei sbrigativi”, ebbri di onnipotenza. Anche qui, dove l’aria è più rarefatta, accade quel che duole nella antichissima Cora che nel tempo antico si fregiava persino di un Senato: SPQC. Pure da noi il silenzio degli Ottimati fa il pari con quello di chi, avendo poco da dire, è sempre indaffarato nel farsi i fatti propri. È segno di mala tempora (direbbero gli amanti del latino ) vedere rivoltarsi il mondo e non avere nulla da obiettare: fatalista suicidio del la delega in bianco e delle tifoserie acèfale. E questa palude fa comodo al politicante perché agli Statisti le idee della gente, le loro proposte, persino le critiche interessano: nella casa comune, ogni mattone e ogni manovale sono necessari.

Invece assistiamo alla epifania (anche questo è termine greco) dei ranocchi che, sfidando il bue, annunciano al popolo di fideista “Noi qui facciamo la Storia!” Eppure noi, non avendo alle spalle la nobiltà un Senato, un giorno tentammo di costruircene uno…casereccio. Nel 2019 costituimmo un Comitato Civico per consentire il dialogo tra la gente e gli Amministratori. La dea supponenza e l’infingardaggine lo uccisero sul nascere. Garantisco che nessuno se ne dolse né alcuno rise! Come si è soliti dire, “ogni mondo è paese”: se Cori piange, da noi non si ride o meglio si ride, ma è un sorriso amaro e beffardo.

Augusto Cianfoni

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