Famiglie Porcari e Porcelletta

Disfo matasse di nuove parole, fili impicciati ingarbugliano nomi pieni di nodi di vari colori. Gli intrecci ricamano le memorie si formano arazzi di nuove storie.

Nei secoli passati la società era composta dal popolo umile privo di strumenti culturali, e dai ricchi, soprattutto mercanti, che avevano ambizioni e moneta per salire i gradini della società intraprendendo carriere ecclesiastiche, militari, magistrature e divenire anche nobili. Il territorio era attraversato da genti attirate a Roma dal sud lungo le vie Appia e Latina, da dove pervennero famiglie che si stanziarono qui.

I PORCARI

Si tramandava che I Porcari discendessero dalla gens romana Porcia, presenti a Roma fin dal XIII sec. come allevatori di bestiame e poi imprenditori-mercanti-condottieri-bancari-notai. Appartennero all’aristocrazia municipale romana. (A.MODIGLIANI in Treccani, Dizionario biografico). Si ritrovano anche Napoli. Cfr: (REGISTRI DELLA CANCELLERIA ANGIOINA RICOSTRUITI DA RICCARDO FILANGIERl CON LA COLLABORAZIONE DEGLI ARCHIVISTI NAPOLETANI 1,p.160, 1265- 1269 II EDIZIONE) «Item eodem modo proIacobo et Petro, fìliis iudicis Porcarii, dvibus et mercatoribus Romanis, sub data die Ioco et indictione·predictis». Il personaggio più conosciuto fu Stefano, il nonno era notaio della Curia capitolina e banchiere, il padre fu Conservatore di Roma nel 1416. Stefano nel 1423 fu Rettore di Campagna e Marittima, primo contatto con Cori? Si racconta che fosse bello, elegante, eloquente, repubblicano con grandi qualità letterarie e retoriche. Come Cola di Rienzo sognava l’autonomia della Roma municipale troppo controllata dalla Chiesa; congiurò contro il papa Niccolò V, incitò i romani alla rivolta armata contro il governo papale… e fu impiccato nel 1453! Da: IOLE MAZZOLENI, 1483, Regesto della Cancelleria Aragonese di Napoli, a cura di, Na. 1951 p. 62, riporto che re Ferdinando di Aragona: «… concede al nobile romano Gentile Porcario, condottiero di soldati, la terra Petina in Principato Citra, devoluta alla R. Corte per la ribellione di…». Nella prima parte del Settecento un Porcari fu inviato a Cori come giudice. (Latina, Notarile di Cori, notaio B. Bossi,b. 110, c. 303) potrebbe essere rimasto qui?
Ricordo con affetto e stima l‘artista Francesco Porcari, recentemente scomparso, per l’arte, l’umanità, l’apertura di cuore e di mente.

I PORCELLETTA

des Porcellets (stemma araldico in foto) come i Porcari erano mercanti, si arricchirono con il commercio del sale, del bestiame e della pesca, poi divennero nobili intorno all’anno Mille. Erano i signori di Arles in Provenza. Nel 1106 un des Porcellets partecipò alla prima crociata, nel 1130 furono presenti all’incoronazione imperiale di Federico Barbarossa dall’ arcivescovo di Arles. Nel 1265 con altre famiglie, giunsero a Napoli al seguito di Carlo I d’Angiò per ottenere incarichi di prestigio nel Regno. Difatti si radicarono divenendo Siniscalchi, Rettori, Giustizieri, militari, uomini di fiducia. Nei Registri angioini, si trovano differenti trascrizioni del nome familiare dei Porcellets, sono chiamati anche: Porcarii, Porcellii, Puncellus, Porcellot, Porciletto, de Poncellis (Porcellis) Porcelletta.

Dai REGISTRI DELLA CANCELLERIA ANGIOINA RICOSTRUITI DA RICCARDO FILANGIERI CON LA COLLABORAZIONE DEGLl ARCHIVISTI NAPOLETANI. IV, anni 1266-1270, p. 54, riporto:… in parochia Sancti Adoeni de Aversa, iuxta domino Raynaldi Porcarii, domum Iacobi et Gualterii Porcarii et domum pred. Riccardi…. (Reg. 7, f. 8) e poi Raynaldo Porcilletto de Aria, provisio pro solntione). Ed ancora a p.65 Raynaldo de Poncellis, (Porcellis) mil. Iustitiario Terre Laboris et Comitatus Molisii «cui concessimus castrum Petrepagane»(provisiopro bonis proditorum). Reg. 1269. Capitanate, Raynaldus Puncellus, Iust. Terre Laboris et Comitatus Moli~ii, sub dat. primi octubris XIII ind.). (Reg. 6, f. 07). A p. 158 (Raynaldo Por celeto, domino Caprerii, provisio contra… ».
(Reg. 1269, f. 222).

L’ elenco dei nomi traccia il processo degli accaduti, mentre la nomenclatura ci racconta le difficoltà amanuensi nel differenziare e trascrivere suoni e lettere e dello studioso a decifrare. Comunque appare chiaro che i Porcelletta si radicarono nel regno tramite cariche e matrimoni. Nel 1282 Guillaume Porcellet, ciambellano e viceré in Sicilia, vide la violenza dei francesi contro i siciliani e le siciliane, non la condivise, difese le donne in ogni modo. Scoppiò la guerra dei Vespri, nessun francese si salvò, solo lui fu risparmiato «per la sua giustizia e la sua virtù». I siciliani provvidero ad imbarcarlo per la Provenza.

I Caetani avevano un grande Feudo in Terra di Lavoro che fungeva da spugna migratoria, troviamo i Porcelli a Sermoneta nel 1404. P. PANTANELLI, Le Notizie Storiche della Terra di Sermoneta, LIB.IV, p.416) informa: «La famiglia Porcelli, sormonetana, era una delle primarie e riguardevoli, come si ha da moltissimi antichi documenti, ne’ quali si legge dato sempre il titolo di “nobilis”a’ nati di questa famiglia». Forse i Porcelletta provennero da Sermoneta. «Nel 1411 dominus Leonardo Porcelli è abbate [sic] della chiesa di S. Angelo a Sormoneta». In quel periodo giunse Ladislao di Durazzo, ultimo re angioino, le famiglie francesi Gayllard de Pies- Gagliardi, de Clary-Chiari, già trattate sul Corace, emigrarono e arrivarono qui. Caduta la stirpe francese a Napoli arrivò Alfonso V re di Aragona, la corte divenne spagnola. A Cori da Barcellona giunsero i Barzelloni e i Machucca. Da B. THEULI: Delle numerose famiglie forestiere accolte al suo interno, a p. 61, nota 19, scopriamo che nel 1550 a Velletri «Pietro, abitava nella decarcia di S. Maria, dava in soccida alcuni animali a Giovanni Porcelletto di Cori».Questa è la data più antica che documenta la loro presenza qui. Nel Registro dei Battesimi di S. Pietro il parroco don Valerio Porcelletta battezzò nel 1577 Santa di Flaminio Porcelletta, rilevò che i Porcelletta erano in grado di pagare gli studi religiosi, nella prima parte del Cinquecento. Ho chiesto notizie familiari ad Antonio Porcelletta, mi ha risposto che il padre tramandava il possesso familiare di diversi poderi dislocati in pianura, ricordava con orgoglio l’importanza del tesoro materiale e spirituale del lavoro familiare perché, ripeteva spesso, che i Porcelletta avevano sempre e solo lavorato le proprie terre pagando i braccianti al bisogno.

Giancarla Sissa

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