Casi in aumento di violenza e aggressività
Negli ultimi mesi, la cronaca nera ci ha restituito episodi di violenza estrema e aggressività da parte di giovani e giovanissimi. Nella strage di Paderno, un ragazzo di 17 anni ha ucciso con 68 coltellate il padre, la madre e il fratello minore. A Rozzano, un giovane ha ucciso con una coltellata al cuore un altro ragazzo per derubarlo di un paio di cuffiette di scarso valore. A Viadana (Mantova), un ragazzo di 17 anni ha attirato una donna nel suo garage e, dopo aver avuto un rapporto sessuale con lei, l’ha uccisa in maniera brutale, colpendola con una mossa di wrestling dopo averla pestata a sangue. A Parma, una ragazza di 21 anni è rimasta incinta due volte e, in entrambe le occasioni, ha ucciso i neonati subito dopo il parto, seppellendoli nel giardino di casa, il tutto nel silenzio assordante della sua famiglia.
Di recente, a Bari, un giovane è stato picchiato, violentato e gettato in mare da una banda di delinquenti; la polizia sta ancora indagando. Poi c’è la ferocia di Filippo Turetta contro Giulia Cecchettin, gli atroci racconti di Impagnatiello, che ha ucciso Giulia Tramontano e il piccolo Thiago, e infine il suicidio del giovane di Senigallia, probabilmente esasperato da atti di bullismo. Cosa sta accadendo a questi ragazzi? C’è un allarme violenza tra i giovani? Proviamo a comprendere i meccanismi psicologici che muovono tanta violenza tra i giovani. Diversi sono i fattori psicologici che possono predisporre questi giovani a comportamenti violenti.

I giovani che manifestano comportamenti violenti o che mostrano apatia nei confronti della vita possono sperimentare diversi stati psicologici ed emozioni, tra cui:
Rabbia e frustrazione: molti di loro possono sentirsi frustrati dalle proprie circostanze, sia a livello familiare che sociale, e la rabbia può emergere come un modo per esprimere il loro disagio.
Sentimenti di ingiustizia: spesso avvertono un senso di ingiustizia nei confronti delle ingratitudini percepite nella loro vita, alimentando sentimenti di rivalsa e ribellione.
Isolamento e solitudine: la mancanza di connessioni sociali significative può portare a uno stato di solitudine profonda, rendendo i giovani più inclini a cercare approvazione e appartenenza in gruppi violenti.
Bassa autostima: sentimenti di inadeguatezza possono contribuire a una bassa autostima, spingendo alcuni a identificarsi con comportamenti distruttivi per cercare un senso di potere.
Ansia e stress: pressioni scolastiche, aspettative familiari e incertezze sul futuro possono generare una forte ansia, che può manifestarsi in comportamenti impulsivi o aggressivi.
Apatia e indifferenza: alcuni giovani possono sviluppare un atteggiamento apatico nei confronti della vita, avvertendo un senso di vuoto e mancanza di motivazione che può portare a comportamenti autolesionisti.
Desensibilizzazione alla violenza: la ripetuta esposizione alla violenza nei media o nel loro ambiente può renderli insensibili agli effetti delle proprie azioni, portandoli a considerare la violenza come un mezzo normale per risolvere i conflitti.
Necessità di riconoscimento: alcuni giovani possono sentirsi invisibili nella società e cercare di attirare l’attenzione attraverso comportamenti estremi o violenti, sperando di essere finalmente notati.
Affrontare queste emozioni richiede un supporto psicologico adeguato, interventi educativi e un ambiente familiare e sociale accogliente e comprensivo. Aiutare i giovani a comprendere questi vissuti prima che si traducano in atti violenti potrebbe essere la chiave per evitare questi odiosi delitti. A noi adulti non resta che ascoltare il loro dolore, fare chiarezza dove c’è confusione, accendere una luce dove vi è buio: l’unico modo che abbiamo per guidarli verso una fase adulta che non è né desiderata né voluta.
Chiudo con una citazione tratta dal film che ha ispirato il titolo di questo articolo, che ben rappresenta il magma interiore di questi ragazzi allo sbando: “Vorrei che ci fosse un solo giorno in cui io non debba sentirmi così confuso e non debba provare la sensazione di vergognarmi di tutto”.
Virginia Ciaravolo
Psicoterapeuta-Criminologa
Pres. Associazione "Mai più violenza infinita"
Consulente/Docente Polizia di Stato
Opinionista Rai e Mediaset