La ricostruzione di un’epoca
Giornata del FAI al Lago di Giulianello. Parcheggio la macchina nel luogo predisposto dagli organizzatori, pago un euro per il parcheggio e mi accingo a camminare verso il Casale sul lago, quello acquistato con i proventi derivanti dalla liquidazione degli usi civici. Ad un certo punto arriva un tipo con un Suv, si affaccia dal finestrino, si rivolge ai ragazzi che lo invitavano a parcheggiare, e fa: “ Io proseguo in macchina, sono il Presidente del Lago”. Me cojoniii… avrebbe osservato Giallini, il Presidente del Lago. Il tipo lo conosco, ma non dico chi è. Lo conoscete anche voi, in Italia ce ne sono tanti. Uno di quei tipi che non appena vengono eletti o nominati ad una carica pubblica pensano di essere diventati i padroni delle cose che devono temporaneamente gestire.
Allora ho pensato fosse il caso di ricostruire la storia del lago di Giulianello e del suo Monumento Naturale, che è una storia di servizi alla res publica, pur senza cariche. Nel 1978 Raffaele Marchetti aveva 25 anni, si accingeva ad iniziare la professione di avvocato ed era il giovane segretario della sezione del PCI di Giulianello, sezione Carlo Marx. Il lago, uno dei luoghi più simbolici del piccolo centro, era di proprietà privata, della famiglia Prosperi, che mal tollerava la presenza dei pescatori. Uno di loro, stanco dei continui richiami, si rivolse a Raffaele, il quale attraverso quella straordinaria macchina organizzativa che era allora il Partito Comunista Italiano, si rivolse all’ avvocato Franco Luberti, il quale escogitò l’incidente. “Qualcuno dei pescatori si faccia denunciare per furto di pesce e andiamo a discutere la vicenda dinanzi al Pretore di Velletri”. Il quale Pretore di Velletri, un giovane Dott. Di Lallo, magistrato acuto e irreprensibile, assolse l’ imputato con la motivazione che il pesce che vive in uno stato di libertà naturale, anche in acque private o soggette a diritto esclusivo di pesca, è “res nullius”, proprietà di nessuno e appropriabile attraverso l’ esercizio della pesca. Il risultato galvanizzò il giovane militante e futuro avvocato, che volle approfondire la storia dei suoi luoghi e conoscere il motivo per cui quel lago fosse privato, e sempre mediante l’ avvocato Luberti, entrò in contatto con lo studio dell’ avvocato Guido Cervati, un grande giurista della scuola napoletana, intriso di conoscenze storiche e filosofiche, espertissimo nel diritto demaniale e degli usi civici. Apprese così che nel suo borgo c’era una lunghissima controversia in corso tra la popolazione e i padroni del feudo, cioè di tutte quelle terre che si dipartono dai colli di Artena, fino al borgo medievale di Torrecchia e all’ abitato di Cisterna e alle colline di Cori, per il riconoscimento dei diritti di uso civico.
La causa era iniziata nel 1914 a seguito di occupazioni delle terre feudali da parte di contadini giulianesi innanzi la Giunta di Arbitri di Velletri, conclusa con esiti negativi per i naturali di Giulianello, e poi ripresa dal Comune di Cori nel 1957 con l’ avvocato Cervati. Iniziò da allora a lavorare a fianco degli avvocati Cervati e Lorizio per il riconoscimento dei diritti civici, definitivamente accertati con sentenza della Corte di Cassazione del 1993, attraverso cinque gradi di giudizio. A dirla così si fa presto, ma nella pratica forense una gran fatica. Nel 1994, dopo la Corte di Cassazione, Raffaele si rese conto della necessità di investire e rendere partecipe la popolazione di Giulianello nella conoscenza della vicenda e delle controversie e diede vita ad un Comitato Cittadino, il Comitato Guido Cervati, dal nome dell’ avvocato che aveva iniziato le cause, a cui parteciparono con solerte attività alcuni giovani di Giulianello, ricordo molto attivi Iseno, Gaspare e Ivo, ma il comitato non ebbe grande fortuna per l’intromissione di gelosie politiche. Qualcuno cominciò a spargere voci sulla volontà di Raffaele di puntare alle elezioni amministrative ed egli cominciò a tirarsi indietro dall’ attività del Comitato. A margine della causa per il riconoscimento dei diritti civici sulle terre, se ne apri un’ altra, quella per il riconoscimento dei diritti civici sulle acque del lago. Prima dell’ accertamento dei diritti civici sulle acque del lago era necessario stabilire se il lago fosse di proprietà pubblica o privata, sulla base dell’allora vigente Testo unico sulle acque pubbliche (R.d. 1775 del 1933), che stabiliva principi e requisiti per il riconoscimento delle acque pubbliche. Requisito sufficiente perché il lago potesse essere dichiarato pubblico era che l’ acqua fosse emergente dal sottosuolo. Fu così che per dare la dimostrazione scientifica della derivazione dell’ acqua dal sottosuolo Raffaele si rivolse ad un grande geologo, professore universitario il cui nome resta indissolubilmente associato allo studio sistematico della geologia della città di Roma e del suo territorio provinciale, il professor Ugo Ventriglia. Ricordo ancora le peregrinazioni mattutine romane presso lo studio del professore, il quale in una perizia di parte affermò che il lago di Giulianello era di origine vulcanica, formatosi dalla grande esplosione preistorica del Vulcano Laziale, come gli altri laghi dei Castelli (Albano e Nemi), e che le acque provenivano dal sottosuolo da una sorta di risorgenza carsica, che dava vita ad immissari ed emissari.
Anche qui la causa fu lunghissima e diede vita a quattro gradi di giudizio, di cui uno innanzi alla Corte Costituzionale. La questione si risolse, anche se furono necessari altri tre gradi di giudizio, con l’entrata in vigore della legge Galli del 1994, la quale stabilì che tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi. C’ è da dire che in tutti questi giudizi furono impegnati eminenti figure di giuristi e avvocati, i già nominati avvocati Cervati e Lorizio e il Prof Cerulli Irelli, ma che il motore instancabile delle controversie, di coordinamento, di rapporti, di propulsione e anche di studio era costituito dall’ Avv. Raffaele Marchetti. L’ ultima questione di impegno civile di cui si occupò, sia dal punto di vista politico tramite i contatti con la Regione, che dal punto di vista professionale, fu quella dell’istituzione del Monumento Naturale del Lago di Giulianello, costituito dalla Regione Lazio nel luglio del 2007. Avverso la costituzione del Monumento Naturale si opposero al Tar alcuni cittadini di Artena, che persa la causa in primo grado pensarono bene di non proporre ulteriori appelli. Nel frattempo Raffaele aveva iniziato un’attività di proselitismo in favore di alcuni giovani locali, pensando che qualcuno in futuro avrebbe dovuto investire passione e tempo nella gestione del patrimonio che sarebbe spettato alla Comunità di Giulianello. Tra quei giovani ci sono gli odierni amministratori del Dominio Collettivo dei beni di uso civico di Giulianello, la cui gestione dura dal 2012 e di cui si cominciano a vedere frutti.
Qualche mese prima di morire, ma nessuno allora avrebbe pensato al triste evento, aveva solo 58 anni, Raffaele mi chiamò e mi disse: “ Bisogna fare un’ ulteriore sforzo. Tu sei il Sindaco e solo tu puoi convincere il consiglio comunale che i soldi degli usi civici sono dei Giulianesi e che ai Giulianesi devono essere restituiti e da loro devono essere amministrati. Bisogna costituire un’amministrazione separata dei beni di uso civico, gestita dai Giulianesi che va a gestire tutto il patrimonio. Lo devi fare”. Mi sembrò un imperativo categorico, un obbligo morale che però deriva va da un giusto principio. Lo feci, lo facemmo. E non sono pentito. Da lì a qualche mese Raffaele sarebbe morto. Non l’ ho mai sentito dire di voler fare il presidente di nulla, ma se in quel lago aleggia lo spirito di una grande anima, quella è di Raffaele.
Tommaso Conti