Una lucida analisi dello sfruttamento dei migranti nei campi. Dove nasce il caporalato e perché. “Si è liberi quando si ha un lavoro, un per messo di soggiorno, un giusto salario e non si è ricattabili e precari”. Abolire la legge Bossi-Fini. Il ruolo attivo del sindacato e della Cgil.
“Fuori dal ghetto 8000 lavoratori neri in provincia, solo 3000 sono regolari: clandestinità e miseria”
Questo è il titolo del Latina Oggi dell’8/10/1989 35 anni di storia nella nostra provincia che ha visto pochi passi in avanti e qualcuno perfino indietro, fino ad arrivare alla tragica morte di Satnam. Da quella tragedia tutti quelli che fino ad allora si rivolgevano di nascosto alla flai cgil di Latina hanno detto basta e hanno chiesto di scendere in piazza. E ci siamo scesi in piazza, siamo tornati a colorare di rosso proprio lo stesso posto in cui siamo scesi in 4000 nel 2016, piazza della libertà. Un’amara ironia anche il nome perché oggi quella libertà a tanti lavoratori viene negata.
Si è liberi quando si ha un lavoro, un permesso di soggiorno, un giusto salario e non si è ricattabili e precari. Ed oggi credo proprio che abbiamo un problema di libertà, migranti e non. In questi 35 anni lo sfruttamento è continuato, cambiando di anno in anno le modalità e le vittime, non risparmiando nessuno. Brevemente provo a spiegare perché temi come sfruttamento e caporalato non si possono affrontare senza risolvere il peccato originale della legge Bossi Fini. Una delle misure che prevede questa legge è il decreto flussi che viene emanato ogni anno dal Consiglio dei ministri ed indica il numero di lavoratori che possono entrare in Italia in settori come l’agricoltura o il settore domestico.
La procedura prevede che un datore di lavoro faccia una richiesta per un lavoratore allegando il suo passaporto: ma come fa un imprenditore italiano ad assumere uno specifico lavoratore che vive a 5000 km di distanza senza che nessuno dei due si conosca e riesca a comunicare in una lingua comune? L’incrocio tra i due avviene tramite un caporale/agente che in cambio di ingenti somme di denaro fa da intermediario. Una volta ottenuto il nulla osta il lavoratore viene in Italia ma non esiste nessun tipo di obbligo per l’azienda all’assunzione, non esiste nessun tipo di incrocio dei dati né alcun controllo. Succede quindi che il ragazzo è regolarmente in Italia richiesto da un’azienda agricola, con un nulla osta per lavoro stagionale, senza conoscere la lingua, in balia di questo intermediario che non ha alcun interesse a farlo regolarizzare. Anche a chi non sistema sembra quasi creato ad hoc per generare irregolarità. Qualcuno (mafia capitale) disse che con l’immigrazione ci si guadagna più che con la droga e i numeri dell’ultimo decreto flussi lo dimostrano ampiamente. Solo il 24% dei lavoratori sono stati regolarizzati, il restante si trova in condizioni di sfruttamento, precarietà e fragilità preda di chiunque decida di lucrare sulla loro vita senza alcun tipo di scrupolo. A chi conviene quindi avere manodopera disposta a lavorare sottocosto? Da consumatrice come posso dire che il cibo che mangio è sano se viene raccolto da chi è senza diritti? Purtroppo neanche dal lato dell’integrazione si sono fatti passi avanti, tranne piccole isole felici.

Non so se è un’idea romantica, ma credo di essere nata in una di queste isole, e sento, nei confronti di Cori, proprio quella viscerale appartenenza che potrebbe avere chi ha degli avi coresi, e non io che ho invece origini indiane.
Cori è stata per me la possibilità di riscatto che ogni bambino dovrebbe avere, con una scuola che ha saputo indirizzare, accogliere e capire chi era in cerca di un’identità perché troppo straniero in Italia e troppo italiano nel Paese d’origine dei genitori.
Quella scuola pare che oggi fatichi a trovare essa stessa la giusta direzione, creando classi differenziate per nazionalità, non capendo di bruciare l’unica vera possibilità di emancipazione che molti hanno.
Anche la politica in questo ha la sua buona parte di responsabilità però, ed un segnale chiaro è arrivato dal referendum per la cittadinanza, raggiungendo le 600mila firme in soli 7 giorni. Questo ci riporta prepotentemente alle scelte che ognuno di noi può fare nel quotidiano, imparando a conoscere fenomeni che ci vengono raccontati in termini propagandistici solo per continuare ad isolarci. La paura e la divisione è sempre stata la forza dei regimi o di chi non ha mai lottato né contribuito a costruire quell’Italia democratica fondata sul lavoro prevista dalla nostra costituzione. Ed allora questa è l’occasione per lanciare un appello alla mia piccola isola felice affinché batta un colpo e scelga di stare dalla parte giusta della storia, perché che ci piaccia o meno, non è quello che diciamo che ci definisce ma quello che realmente facciamo.
Laura Hardeep Kaur
Segretaria Generale FLAI CGIL Latina e Frosinone
Premio Pio La Torre 2024 a tutela del lavoro bracciantile