La narrazione distorta sui femminicidi nella carta stampata
Cosa succede nella narrazione di un femminicidio di certa carta stampata? Come vengono riportate le notizie, ad esempio, nella descrizione dell’autore e della vittima.

L’autore:
quasi sempre l’enfasi viene posta sul fatto che o non aveva lavoro, o lo aveva perso da poco. DISOCCUPATO. Molto spesso DEPRESSO, colto da RAPTUS, AMMALATO, la moglie era in procinto di chiedere la SEPARAZIONE, un PADRE AMMIREVOLE, una BRAVA PERSONA.
La Stampa di Torino
«Mio figlio era depresso e ammalato. Depresso per aver perso il suo lavoro dopo 30 anni di attività. Oggi molte persone perdono il proprio posto. C’è chi reagisce in un modo e chi reagisce in un altro. Lui ha voluto portarsi via l’affetto di tutti i suoi cari».
Lo dice Romano Augusto Garattini, pensionato di 80 anni, padre dell’uomo che ieri ha sterminato la famiglia a Collegno. «Daniele era un figlio premuroso – prosegue – che veniva a trovarci quasi tutte le mattine. La pistola? Non ho idea di come se la sia procurata».
Corriere.it
Pisa, la moglie vuole lasciarlo. Dopo un litigio lui la uccide. Il delitto mentre in casa c’era uno dei due figli.
L’uomo ha ammazzato la moglie di 53 anni colpendola con dei coltelli da cucina di Redazione online.
«Abbiamo iniziato a litigare : ho perso la testa e afferrato due coltelli da cucina l’ho colpita cinque, forse sei volte, uccidendola». È il racconto fatto ai carabinieri di Roberto Barbieri, 55 anni, l’uomo che oggi ha ammazzato sua moglie Sandra Fillini, 53 anni, medico del distretto sanitario del paese dove abitano, Castelnuovo Valdicecina (Pisa). Secondo le prime ricostruzioni, i due stavano pensando alla separazione e Barbieri avrebbe ucciso in preda a un raptus al culmine di un litigio.
Nella descrizione dell’autore delle violenze, o dell’uccisione della donna, sembra che alcuni media abbiano una particolare propensione a giustificare l’omicida che da carnefice diventa vittima.
La vittima: molto spesso viene descritta per gli attributi fisici, una bellissima donna, una donna passionale, una per cui si potrebbe perdere la testa, giovane, frequentemente dell’est.
Spari dopo la partita: notaio uccide la giovane amante e si toglie la vita.
Corriere.it
I corpi delle due vittime:
LA COMPAGNA – Il notaio, che viveva con la famiglia a Galliate (Novara), aveva avuto in regalo dai genitori lo spazioso monolocale al secondo piano del palazzo. Nell’appartamento, circa un anno fa, Ialenti aveva sistemato la giovane compagna, una ragazza molto bella, alta e bionda.
«Li vedevo passare spesso insieme – ha raccontato il titolare di un locale che si trova a poca distanza dal palazzo di piazza Lega Lombarda -. Era impossibile non notarli, lei bellissima, appariscente, lui piccolino, elegante ma sempre molto nervoso». La coppia cenava spesso all’enoteca sotto casa; erano anche clienti fissi della vicina pasticceria. La giovane lettone – vistosa nei suoi pantaloncini corti – andava spesso a correre con le amiche al vicino Parco Sempione. Alcuni inquilini del palazzo e residenti della zona sostengono di aver assistito a diverse liti avvenute tra il quarantacinquenne e la lettone, nonché una «scenata» che la moglie avrebbe fatto al marito.
Un altro elemento da sottolineare è la scelta delle foto (non reali) che si correda all’articolo rispetto alla vittima. Foto che non passano inosservate, quasi un insulto per quelle povere vite violate. Donne in pose provocanti, in abiti attillati con profonde scollature…ma del resto si sa, la donna è un demonio tentatore. Nel caso invece la vittima fosse bella di suo, ecco che l’articolo diventa completo con la possibilità di una gallery di foto che mira al nutrimento dell’occhio.
Abbiamo anche un risvolto della medaglia, nel caso in cui il giornalista rifugge dallo sguardo perverso di donnine in calore, ecco invece foto di donne passive, deboli, fragili, inermi. Donna wwf specie da proteggere!
Il RAPTUS il più delle volte non uccide, non accoltella, non strangola, non brucia, non spara, non corrode. I femminicidi quasi sempre sono accompagnati da un lungo tempo di violenza.
Un FEMMINICIDIO quasi mai è colpa di una depressione del carnefice, di una sua problematica lavorativa, di troppo amore, di passione. Il femminicidio è frutto della “cosificazione” della donna da parte dell’uomo che la rende oggetto, ed in quanto tale può appallottolarla e metterla via.
Vedete quindi come diventa importantissimo il vostro ruolo nel progetto di ri-educazione di questa cultura arcaica nei confronti della donna.
Virginia Ciaravolo
Psicoterapeuta-Criminologa
Pres. Associazione "Mai più violenza infinita"
Consulente/Docente Polizia di Stato
Opinionista Rai e Mediaset