La rogna dell’olivo

Una dannosa malattia batterica che, affligge l’Olivo coltivato in tutta la nostra bella penisola, con oltre cinquecento cultivar per olive da mensa ed olio

La rogna dell’olivo è una malattia batterica abbastanza diffusa e in Italia procura importanti danni alle piante. È causata da, un batterio (Pseudomonas savastanoi) diffuso in tutta l’area del bacino Mediterraneo, tuttavia difenderci è possibile. Le piante contraggono tale malattia attraverso le ferite causate dalla potatura, grandine, gelate, vento e dalla pratica della abbacchiatura.

I batteri che penetrano nelle suddette lesioni, dopo un periodo di incubazione dai trenta ai novanta giorni, prolificano causando deformità tumorali a carico degli organi colpiti e poi si spostano nella pianta attraverso i tessuti vascolari. Questa malattia dell’olivo provoca un indebolimento della pianta che si ripercuote sulla produttività in termini di produzione.

Se l’infezione è contratta da piante giovani oppure già malate, può provocare anche la morte dell’intera pianta. I climi miti ed umidi favoriscono l’infezione in quanto il batterio, che vive sulla superficie delle piante, si diffonde mediante il film liquido raggiungendo le ferite causate dal vento o da altri fattori inclusa pioggia, la potatura o tramite diversi insetti vettori. La mosca dell’olivo è il nemico numero uno degli olivicoltori, poiché è in grado di trasmettere il batterio da una pianta all’altra.

La rogna dell’olivo si conosce fin dal lontano passato, ma contro essa ci sono poche armi a disposizione, spiega così Stefania Loreti, (ex collega dell’autore del presente articolo) ricercatrice del Centro CREA di Difesa e Certificazione. La difesa è basata su misure preventive ed agronomiche. Per questo motivo è necessario mettere in campo una serie di precauzioni per evitare che le piante contraggano l’infezione.

Come per tutte le altre malattie di origine batterica, anche per la rogna dell’olivo non esistono interventi curativi specifici: i prodotti a base di rame (ad esempio l’ossicloruro) non sono in grado di debellare il microrganismo patogeno una volta entrato nella pianta. Gli interventi a base di rame, per essere efficaci, devono essere tempestivi ed è quindi importante monitorare gli eventi che favoriscono la diffusione del patogeno (temperature miti, pioggia, grandine, attacchi di insetti, interventi di potatura). Una volta effettuato il trattamento, questo deve essere ripetuto dopo una settimana. Non esistendo una cura per tale patologia è essenziale evitare il contagio. Ecco dunque le buone pratiche da adottare per evitare che le piante si ammalino: la potatura degli alberi è essenziale per mantenere produttivo un oliveto, ma deve essere effettuata in modo da evitare ristagni di umidità e favorire la penetrazione dei raggi solari nella chioma; nel caso in cui si sia potata una pianta infetta è necessario sterilizzare gli strumenti adoperati con una fiamma o attraverso l’uso di prodotti a base di rame, ammonio quaternario o soluzione di ipoclorito di sodio in modo da evitare che il batterio passi da un olivo all’altro sfruttando le ferite; i residui della potatura devono essere opportunamente allontanati dall’oliveto ed inceneritori.

Solo in questo modo si può contenere il batterio che altrimenti potrebbe diffondersi nell’ambiente. Inoltre, è buona pratica, dato che il batterio penetra all’interno della pianta attraverso le ferite nel legno, proteggere i tagli effettuati durante la potatura con appositi mastici. L’utilizzo di lunghi pali per battere i rami dell’olivo per causare la caduta dei frutti (olive) è sconsigliata, poiché crea delle lesioni alla pianta che sono la porta d’ingresso per (P. savastanoi). Meglio dunque usare scuotitori meccanici e/o piante certificate. Riconoscere una pianta affetta dalla rogna dell’olivo è piuttosto semplice per via delle deformazioni tumorali causate dal batterio. Però esiste un lasso di tempo variabile tra il momento dell’infezione e la formazione delle particolari escrescenze con cui la pianta mostra i sintomi della malattia. È importante quindi che l’agricoltore, per nuovi impianti, si rivolga a vivai affidabili che certificano la sanità delle piante. Esistono, per operatori saggi e responsabili, anche test diagnostici rapidi in grado di rilevare la presenza del batterio all’interno della pianta per ottenere quantità e qualità di olive.

Giovanni Conca
Fitopatologo

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