Intervista a Ottavio Rosati, regista e psicoanalista
Il mio primo incontro con lo psicodramma coincide con l’ingresso nella scuola IPOD (scuola di specializzazione in psicodramma e psicoterapia orientamento dinamico), e l’inizio della mia frequentazione del corso breve in tecniche attive. Perché la messa in scena della vita? Perché a differenza della teatro terapia, dove il copione è dato, nello psicodramma si recita la psiche, l’inconscio, e i propri vissuti! Da studente, ho il piacere di conoscere il dr. Ottavio Rosati, regista e psicoanalista, direttore della scuola di specializzazione IPOD che dal 1975 lavora per introdurre le tecniche attive in Italia e il pensiero di Jacob Levi Moreno considerato l’inventore dello psicodramma, del sociodramma e delle tecniche attive in psicoterapia. È a Ottavio Rosati, che oggi rivolgo alcune domande per meglio comprendere cos’è lo psicodramma e quali sono le sue applicazioni.

Ottavio, cos’è esattamente lo psicodramma?
Lo psicodramma (che ho proposto di chiamare psicoplay) è la terapia di gruppo che lo psichiatra e sociologo Jacob Levi Moreno inventò a Vienna negli anni Venti del Novecento e sviluppò in America da dove si affermò con crescente successo nel resto del mondo. Moreno ebbe il coraggio di contrapporre all’isolamento del divano di Freud la rivoluzione di un teatro terapeutico e catartico dove la parola si sposa con l’azione, l’incontro di gruppo e il movimento del corpo nello spazio.
Perché Anne Ancelin Schuzenberger definisce lo psicodramma come un’esperienza di gruppo, vissuta in gruppo, dal gruppo e per il gruppo?
lo psicodramma non è una terapia di gruppo in senso stretto, ma piuttosto una terapia in gruppo dove i partecipanti, uno dopo l’altro, assumono il ruolo di protagonista, e lavorano su vissuti e conflitti personali con l’aiuto del gruppo (io ausiliari).
Perché nel tuo libro “Da storia nasce storia” ricavato dal programma televisivo di Rai3 e pubblicato nel 1993 da Nuova Eri, affermi che Lo psicodramma non esiste?
Perché lo psicodramma è un insieme di tecniche, un modello teorico, la sua efficacia consiste nella sua potenza di incontro, nella sua capacità di generare, di dare, di stimolare amore, aiuto e relazione. Sono in sostanza gli obiettivi, non solo terapeutici ma quasi religiosi, spirituali, civili e culturali di J. Levi Moreno, l’esito dipende non solo dalle tecniche ma dalla natura del gruppo e soprattutto dalla formazione clinica e dalla personalità del conduttore, quindi non è possibile fare generalizzazioni.
Cosa sono gli assemblages viventi e la scacchiera da te inventati?
Arrivo agli Assemblages Viventi applicando a me stesso la tecnica terapeutica della SCACCHIERA. Si tratta di un gioco terapeutico (tra lo psicodramma di Moreno e la Sand Box di Dora Kalf) in cui il paziente nello studio dell’analista traduce il suo discorso in immagini creando su una scacchiera una composizione di personaggi tirati fuori da una library di migliaia di statuine a sua disposizione. Gli Assemblages Viventi invece costituiscono una creazione artistica in progress che l’Autore in cerca di personaggi realizza da solo e per sé stesso, basata sulla combinatoria di oggetti, fotografie, piccole opere d’arte o copie, che può anzi deve trasformare all’infinito. Non alla presenza dell’analista ma in casa propria montando e smontando la struttura a suo piacere e fotografandone le varie fasi dell’evoluzione. Il culmine dovrebbe essere un’immagine che da tragica e problematica è divenuta piacevole, risolta, persino comica o umoristica.
Ottavio, puoi condividere con noi un momento significativo che ti ha fatto innamorare dello psicodramma?
Ricordo un sociodramma che feci con la partecipazione della vedova di Moreno, Zerka T. Moreno presso il Teatro Carignano di Torino, l’evento era dedicato a una commedia della trilogia di Pirandello, dal titolo “Ciascuno a suo modo”. Realizzammo una versione sociodrammatica di questa commedia di Pirandello, dove notammo che gli avvenimenti narrati nella commedia stessa si rieditavano nella realtà durante la produzione dell’evento. Le dinamiche avvenute in città si riattualizzavano contestualmente in modo concreto, sovrapponendosi alla trama dell’opera pirandelliana. La reazione dei torinesi fu entusiasmante, riempirono tutto il Garignano in ogni ordine di posti, l’atmosfera che si respirava, secondo certi critici teatrali, ricordava anche un po’ quella delle sedute, delle serate futuriste. Zerka Moreno fece un sociodramma con una persona del pubblico che salì sul palcoscenico, è un ricordo veramente straordinario di cui sono riconoscente al destino! La protagonista Moreno è Zerka Moreno, ma paradossalmente è proprio lo stesso nome che Pirandello ha dato alla protagonista della commedia: Delia Moreno! Sul canale YouTube ipodplays esiste una directory con diversi video dell’evento.
Federica Trombetta
Tecnico della riabilitazione psichiatrica