Il dibattito sul “Borgo Protetto” ha rimosso il tema centrale dell’Ospedale di Comunità che langue più che mai
L’ analisi della struttura della popolazione del Comune di Cori dal 2002 al 2023 considera tre fasce di età: giovani da 0 a 14 anni, adulti da 15 a 64, anziani da 65 anni ad oltre. In base alla diversa proporzione tra tali fasce di età, la struttura di una popolazione può essere definita di tipo progressivo, stazionario o regressivo, a seconda dell’ andamento tendenziale del rapporto tra la popolazione giovane e quella anziana.
Lo studio di tali rapporti è importante per valutare alcuni impatti sul sistema sociale in generale e sul sistema sanitario in particolare. Dal 2002 al 2023 l’età media di Cori è passata dai 41,7 anni del 2002 ai 46,8 anni del 2023, mentre la popolazione ultrasessantacinquenne passa dal 19,6 per cento del 2004 al 24,3 del 2023, con diminuzione progressiva della popolazione giovane e adulta. Quindi l’andamento tendenziale della popolazione è regressivo. Ciò significa che i servizi sanitari o socio sanitari in favore della popolazione dovrebbero aumentare progressivamente visto che per il naturale declino la popolazione anziana ha un bisogno maggiore di cura e assistenza. Dal 2002, anno in cui più o meno è stato inaugurato l’Ospedale di Comunità dopo la chiusura dell’Ospedale vero, i servizi sanitari in favore della nostra popolazione si sono progressivamente depauperati. Tolti gli ambulatori, il laboratorio analisi sostituito dal punto prelievi, ospedale di comunità con numeri in diminuzione da 24 a 16, chiusura del Punto di Primo intervento che agiva nell’ ambito della prima emergenza urgenza, apertura del Punto di Assistenza Territoriale con limitazione del tipo e della gravità di interventi, chiusura notturna del servizio limitato all’ apertura dalle 8 alle 20.
Un qualche timido tentativo di rilancio del servizio si è visto nel periodo dal 2010 al 2014, quando è stato aperto un centro sollievo per anziani fragili che agiva e agisce sul territorio del distretto, furono assegnati due posti di Hospice per malati terminali presso l’Ospedale di Comunità, si tentò di presentare una domanda di finanziamento regionale per la palestra di fisioterapia presso l’ex laboratorio analisi, progetto non finanziato e poi abbandonato, fu aperta la RSA, comunque privata e che eroga servizi a pagamento con qualche aiuto pubblico per i meno abbienti per tempi limitati. Dopodiché chiusura progressiva di servizi e abbandono della discussione pubblica, da quando il Comitato Civico ha allentato l’attenzione. Che fine ha fatto la telemedicina? E il servizio del Pat deve restare sempre limitato all’ orario diurno ? E non sarebbe il caso di riattivare un servizio di stabilizzazione del paziente come si faceva una volta presso il Punto di Primo Intervento? E il finanziamento per la trasformazione da Ospedale di Comunità a Casa della Salute, due milioni di euro, a cosa servono? Quali servizi sono chiamati ad integrare? Non se ne parla più. Si discute solo di Borgo Protetto, ma non si tratta di assistenza socio sanitaria, ma di ospitalità a pagamento integrata con servizi alla persona.
E questo tipo di ospitalità che riguarda Cori e i coresi è adeguato alle tasche dei cittadini? C’è un assessore tecnico alla Sanità, su cui cullavamo qualche speranza, ma mi sembravano più attivi gli assessori politici di qualche anno fa. Aspettiamo qualche delucidazione e una qualche risposta, magari con i fatti. Una collaboratrice del Corace, la vispa Giancarla, dice che gli operatori del Pat sono molto gentili, cosicché di un ospedale che avevamo ci rimane il sollievo della gentilezza.
Tommaso Conti